La Borraccia n.344

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

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L’ACQUA

La vita è spesso amara e pesante, è certo una cosa penosa incominciare una giornata travagliata e difficile, specialmente quando Gesù si cela al nostro amore. Ma che cosa fa questo nostro dolce amico? Non vede dunque Egli le nostre angosce e il peso che ci opprime? Dov’è Egli mai? Perché non viene a consolarci? Egli è vicinissimo a noi; Egli ci guarda, ed è Lui che viene a mendicare da noi questa pena, queste lacrime: ne ha bisogno per le anime.

(Santa Teresina del Bambin Gesù)

I SORSI

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Cari pellegrini, chi s’intende di calcio sa che in questo sport ci sono degli equilibri delicatissimi. D’altronde è l’unico sport in cui la vittoria può essere decisa da un “caso”, cioè da una piccola occasione. Ma il calcio è anche un gioco molto semplice; nel senso che, quando si attacca, basta trovarsi uno in più. Un calciatore “salta l’uomo” (come si dice in gergo) e i suoi compagni si trovano in vantaggio numerico sugli avversari. Diventa pertanto decisivo che ogni calciatore rispetti bene le indicazioni che riceve dal “mister”. Altrimenti sono guai… e pensate che guai ci sarebbero quando una squadra dovesse rimanere in inferiorità numerica per l’espulsione di un giocatore.

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Nelle parole che fanno da acqua di questa borraccia, santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) dice chiaramente che Dio “mendica” la nostra sofferenza.

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Perché? Della nostra sofferenza, Lui che è l’Onnipotente, cosa può farne? A cosa gli serve? La risposta è altrettanto chiara: gli serve per salvare le anime!

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La Verità Cattolica si fonda su un grande mistero, che è quello della Croce. Un mistero che da un certo punto di vista è costituito da un mistero nel mistero.

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Il mistero primo è che Dio abbia deciso (nella Seconda Persona della Trinità) di morire per l’uomo, di farsi flagellare e inchiodare sul patibolo della Croce.

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Il mistero secondo, ma non secondario, è che Dio vuole che anche noi lo seguiamo nella salita al Calvario, perché, con l’offerta della nostra sofferenza, possa salvare quante più anime possibili.

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E’ evidente che di per sé Dio non avrebbe bisogno di tutto questo; per un semplice motivo: perché Dio è Dio, e quindi da Dio non deve render conto a nessuno.

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Ma -e qui è il punto- Dio in un certo qual modo deve rendere conto alla sua natura che non può contraddire, perché Egli è Logos e non può entrare in contraddizione con se stesso.

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Dio è massimamente amore, ma è anche massimamente giusto. Ed è proprio nella sua giustizia che tutto deve essere compensato. Chi pecca può essere salvato da chi esercita la virtù.

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E qui c’è un concetto che è costitutivo della Verità Cattolica e che (anche questo tra tanti) rende tale Verità bellissima. E’ il concetto di compensazione.

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Compensare ha il suo significato letterario nell’espressione pesare insieme, cioè bilanciare, che a sua volta richiama il verbo equilibrare.

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Ebbene, Dio esige che tutto nel creato sia in equilibrio, sia cioè nel giusto rapporto di ordine.

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Siamo abituati ad utilizzare l’immagine dell’orchestra, dove ogni strumento deve suonare il suo spartito, per rappresentare l’ordine fisico dell’universo e quindi della natura.

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Ma forse ci sfugge che tale immagine vale anche e soprattutto per rappresentare l’ordine spirituale.

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Un ordine spirituale che esige che ognuno glorifichi adeguatamente Dio

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Ma non solo l’immagine dell’orchestra. Lo stesso possiamo dire avviene nello sport di squadra. Se un giocatore non fa bene ciò che gli viene assegnato, sono problemi.

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Se nel calcio c’è chi non copre bene il suo ruolo, nella marcatura o nel coprire la zona di competenza, il mister è costretto a sostituirlo, oppure chiede uno sforzo ulteriore a chi sta in forma, per compensare la deficienza del primo… E pensate cosa accadrebbe se una squadra dovesse giocare in inferiorità numerica: a maggior ragione chi viene espulso deve essere compensato da sforzi più generosi di chi è rimasto in campo!

Al Signore Gesù

Signore, io di me non posso offrirti se non le mie pene.

E so che Tu queste le sai trasformare in una grande meraviglia.

Il servo di Dio don Dolindo Ruotolo (1882-1970), facendo riferimento a come una volta erano i vaccini, utilizza questa incisiva immagine: come dal pus delle ferite il medico riesce a trarre una sostanza che immunizza dalle malattie, così Dio dal “pus” delle nostre sofferenze, trae il “farmaco” per salvare le anime.

Alla Madre Celeste e Regina dello Splendore

Madre, le tue sofferenze sono state quelle più utili a Dio.

Tanto hai sofferto e tanto il tuo dolore è stato decisivo per l’universo intero, che ben sei appellata come correndetrice.

L’offerta del mio dolore deve passare attraverso di Te. Tu le devi consegnare al tuo Divin Figlio.

Per questo voglio essere sempre accanto a te.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


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