La Borraccia n.60

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

L’ACQUA

Vanità delle vanità, vanità delle vanità, tutto è vanità

(Ecclesiaste o “Qoelhet” 1)

I SORSI

1

Cari pellegrini, ad alcuni di voi sarà capitato di andare sott’acqua senza bombole di ossigeno, oppure di aver semplicemente posto la testa sott’acqua giocando al mare quando si era bambini. Domanda stupida: che sensazione si avverte? Manca l’aria e non si riesce a respirare. Eppure ciò che manca non si vede. Anzi, c’è molto, c’è troppo: si è nell’acqua e l’acqua si sente, tant’è che, usciti dall’acqua, non si è come prima, ma completamente bagnati.

2

Queste esempio serve per capire che ci può essere un’oppressione non per troppe cose che si hanno, ma per ciò che manca. Un’oppressione non per una presenza ingombrante, ma per un’assenza importante.

3

Solitamente siamo portati a pensare -anche perché la parola stessa lo sottende- che l’oppressione avvenga quando c’è qualcosa di pesante che opprime. E invece è possibile anche il contrario: ci può essere un’oppressione non per presenza di qualcosa, ma per assenza di qualcosa!

4

Le parole dell’Ecclesiaste che fanno da acqua di questa borraccia sono chiare: la vita senza Dio è impietosamente vana, è di una vanità opprimente.

5

Cari pellegrini, la vanità è assenza; e il suo effetto è il vuoto.

6

Il vuoto è la constatazione che tutto sia incapace ad offrire un significato; che solo il nulla possa offrirsi come destino inesorabile. Il vuoto è il riconoscimento del caso e del caos. Del caso, perché l’insignificato può palesarsi solo quando ci si convince che non c’è un logos, una ragione alla base di tutto. Del caos, perché l’insignificato è la fluidità, è la non chiarezza, l’impossibilità di distinguere, di di capire cosa è una realtà e cosa è un’altra realtà.

7

La vanità è il vuoto, ma essa non preclude il pieno (il contenuto), lo anela. Anzi, se si è onesti, il vuoto costringe inevitabilmente ad un grido invocante. Come il grido del cieco Bartimeo (Marco 10) che sentendo vicino Gesù non smetteva di gridare perché stava capendo che solo il Signore avrebbe potuto colmare il vuoto della vista.

8

Nell’Enrico V, Shakespeare ad un suo personaggio fa dire un vecchio proverbio: “Il vaso vuoto è quello che rende il suono più ampio”. Più c’è il vuoto, e più il suono è chiaro, limpido, percettibile. Ovvero, più manca Dio più s’invoca Dio e il grido e l’invocazione diventano veramente sonori, cioè percettibilmente chiari.

9

Ma se il vuoto rimane vuoto, opprime.

10

Dire “opprimente” sembra un paradosso. Può opprimere la mancanza? Può togliere il respiro qualcosa che non c’è? Certamente. Basterebbe fare l’esempio della mancanza di ossigeno. Più manca e più il fiato cerca affannosamente di respirare.

11

Così anche noi. Se siamo pieni di noi stessi e non di Dio, siamo pieni di tanto -di troppo!- ma ci manca il tutto. Come quando si è sott’acqua, questa (l’acqua) ci riempie, ci circonda, ci affoga… proprio perché ci manca l’essenziale: l’ossigeno. E il nostro ossigeno è Dio!

Al Signore Gesù

Signore, Tu sei l’unica pienezza di cui ho bisogno.

Senza di te, c’è solo il vuoto e la sua terrificante oppressione.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, non c’è stato mai un attimo del tuo esistere che sia stato contrassegnato dall’assenza di Dio.

Dio ti ha riempito totalmente di Lui: Gratia plena!

Ti ha ripempito totalmente di Lui da farsi generare da Te.

Stretto a Te, Madre, anch’io mi riempirò di Dio.

Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

 

 

Share on:

Be the first to comment on "La Borraccia n.60"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*