La Borraccia n.85

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

L’ACQUA

Quando lancia i mondi attraverso gli spazi, Dio trae dal nulla migliaia di astri. (…). Quando Dio nutre gli uccelli, l’invita all’opulento banchetto della Natura. (…). Quando Dio crea i vegetali, con che lieve grazia riveste i fiori! (…). E quanto all’uomo, il suo capolavoro, il fratello adottivo del suo verbo Incarnato, Dio non si mostrerà di una generosità ancora più prodiga?
(Padre Raymond Thomas de Saint-Laurent)

I SORSI

1

Cari pellegrini, anni fa una giornalista pubblicò in un suo articolo alcune riflessioni fatte da lei in una recente villeggiatura sulle Dolomiti: “Luglio. Val Pusteria. Verrei fino a quassù soltanto per vedere gli orti. Gli orti dei piccoli paesi dell’Alto Adige, come questo, attaccato alle mura candide di una vecchia canonica di paese. Un bell’orto largo, con le fila di verdura diritte e ordinate; già, nel loro disciplinato schierarsi, germaniche. Ma splendidamente mediterraneo il rosso delle rose che si arrampicano sulla staccionata di legno; e che profumo hanno. Si sporgono tra le sbarre del recinto come collegiali dalle finestre di un convento, ansiose di sole. Verrei fino a quassù soltanto per fermarmi una volta ancora davanti a un orto come questo; e appoggiare i gomiti alla ringhiera di legno ruvido, e affondare lo sguardo in questo grembo fecondo di terra nera. Con il cuore in bilico fra l’invidia per il parroco che al mattino, dalla finestra, si affaccia su una tale meraviglia, e una femminile ammirazione per la sua perpetua, che è capace di far germogliare la terra così. (…) la signora della canonica sa, certo, che la concretezza più grande è la bellezza; è la meraviglia di un blu sgargiante che cattura chi, distratto, passa di qui, e lo costringe a fermarsi. Sfiorato da una domanda sottovoce: ma davvero questa meraviglia può venire da un primordiale casuale incrociarsi di geni? L’architettura dei gladioli, a ben guardare in un orto di montagna, intimorisce. Così come mi rende assorta questa infinita gamma di verdi, da quello chiaro della lattuga neonata al cupo smeraldo del cespuglio di cui, naturalmente, non so il nome. (Che strana cosa però sarebbe stata la sinfonia di verdi, se non fossero nati degli uomini, a guardarli). Le rose, poi; le rose sono le più misteriose, con quel loro velluto che sembra chiuso a nascondere, in fondo, un tesoro. Queste, di un rosso arancio, ebbre di sole, somigliano a labbra carnose di giovani donne. Quelle chiare, quasi bianche, invece sono ancora chiuse, in un pudore monacale. Come rapiti ronzano attorno i calabroni, poi se ne vanno, arresi: quelle bianche, sono rose da altare. E l’alacre andirivieni di api, veloci, frenetiche, come sapessero quanto breve è, quassù, l’estate. La silenziosa fatica, sulla terra nera, di colonne di piccolissime formiche, che solo al tramonto si fermeranno – per quale antico ordine? Quante domande pone sommessamente, a bassa voce, un orto di montagna. Verrei fino a quassù solo per appoggiarmi alla staccionata; zitta, attenta a guardare.”

2

Dunque, una descrizione molto bella di un orto di alta montagna. Le parole più importanti sono quelle racchiuse in parentesi: “Che strana cosa però sarebbe stata la sinfonia di verdi, se non fossero nati degli uomini, a guardarli.”

3

Cari pellegrini, c’è dunque una “bellezza” di cui dovremo render conto qualora ci decidessimo di non conformare la nostra vita ad essa. E’ la “bellezza” di quanto Dio ci abbia donato la sua bellezza nella natura. Non è un gioco di parole.

4

La bellezza della natura, infatti, cosa è se non il riflesso della bellezza di Dio?

5

Perché Egli l’ha voluta e inserita? Per glorificare se stesso, certamente. Ma anche per donarcela.

6

La bellezza è il segno dell’amore. Non a caso un innamorato regala un fiore all’innamorata, perché il fiore è bello; e, proprio perché bello, rappresenta perfettamente ciò che lui prova per lei. Le cose belle si fanno come atto d’amore. Una mamma, quando cucina per i propri figli, cerca di fare il massimo.

7

Torniamo alla bellissima descrizione da cui siamo partiti. Un orto di montagna come piccolo ma vero particolare di una bellezza che universalmente abbraccia l’intero creato.

8

Nel caso dell’orto descritto, l’artefice è la “perpetua” del parroco; nel caso del creato è Dio. Insomma, c’è sempre qualcuno che dona la bellezza. Ecco perché padre Raymond Thomas de Saint-Laurent, nelle parole che fanno da acqua di questa borraccia, dice: “Quando Dio crea i vegetali, con che lieve grazia riveste i fiori!”

9

E allora: se Dio pensa a tutto e cura amorevolmente tutto, come potrà non pensare e curare anche me?

10

Tutto questo, purtroppo, il “mondo” non lo può capire perché privato di quella sapienza che può scaturire solo dalla semplicità del cuore e dall’amore per la Verità.

Al Signore Gesù

Signore, ti chiedo di conservarmi semplice perché possa condurre la mia esistenza sempre secondo questa evidenza: la tua continua, amorevole, presenza nella mia vita.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, fammi rimanere tra le tue braccia.
Quando la mia fede dovesse vacillare, stringimi a Te e parlami dell’amore che il tuo Divin Figlio nutre per me.
Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

 

Share on:

1 Comment on "La Borraccia n.85"

  1. Brividi su per la schiena! Grazie!

Leave a comment

Your email address will not be published.


*