La Borraccia n.17

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi ogni tanto. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione, che si sorseggia ogni tanto. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

L’ACQUA

“(…) riconobbi che non potevo nulla se non appoggiarmi totalmente a Chi può tutto. Compreso e accettato questo, la nostra vita fu un fiorire di meraviglie.”
(Silvia, una giovane madre di due bambini piccoli, che ha accudito il marito malato di SLA)

I SORSI

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Cari pellegrini, nel nostro cammino arriviamo dinanzi ad un’enorme quercia. L’ammiriamo nella sua fierezza e nella sua robustezza. Se le sue fronde sono così grandi, altrettanto devono essere le sue radici.

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Cari pellegrini, l’ “acqua” di questa “borraccia” è tratta da un articolo che fu pubblicato sul sito lanuovabq.it a firma di Benedetta Frigerio, dal titolo: “Così la malattia diventa fonte di vita e di amore”.

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Si parla di una giovane sposa e mamma, Silvia, la quale riceve contemporaneamente due notizie, una bellissima, l’attesa di un secondo figlio, l’altra tristissima, la malattia del marito: la gravissima SLA.

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Nelle parole di Silvia ci sono due elementi su cui è bene meditare. Il primo: la necessità di “appoggiarsi” quando scoppia improvvisamente una tempesta che sembra non lasciare scampo. Il secondo: la scoperta che in questa tempesta si possa addirittura affacciare qualcosa di “meraviglioso”.

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Il mondo di oggi segue pseudo-maestri del vivere che pretendono dispensare “ricette” stolte e sulle quali, se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. Quante volte, infatti, si sente dire: “L’uomo deve trovare in sé la soluzione del suo esistere… deve trovare in sé la forza per superare gli ostacoli della vita… perché se non fa così, dimostra di essere immaturo, di non esser cresciuto abbastanza, di non essersi adeguatamente emancipato…”. Che sciocchezze!

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Cari pellegrini, chiediamoci: Perché la quercia è un albero solidissimo? E perché è impossibile che venga abbattuto anche quando il vento infuria? La risposta è semplice: Perché ha delle radici solidissime la cui ampiezza è molto più grande dell’estensione delle sue fronde. Senza queste radici, sarebbe di una debolezza estrema; anzi, la grandezza delle sue fronde sarebbero una causa maggiore di debolezza perché farebbero da leva facile per l’infuriare del vento. Sono le radici robuste a salvare l’albero e ad inchiodarlo nella profondità del suolo.

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E così siamo noi, cari pellegrini. Siamo come degli alberi che possono avere anche delle belle fronde, ma se poi non hanno radici robuste, queste stesse fronde non solo non possono resistere all’impetuosità del vento, ma ne facilitano l’abbattimento a causa del vento impetuoso.

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Fuor di metafora: la robustezza delle radici è l’appoggiarsi a Dio, anzi il legarsi quanto più strettamente a Lui. Le fronde sono il nostro esistere e il nostro agire, che per quanto possano sembrare “belli” agli altri, se non sono umilmente fondati su Dio, possono divenire controproducenti per noi e abbatterci.

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Ma perché Dio e non qualcun altro? Perché solo Lui, come dice la giovane Silvia, “Può tutto.” L’uomo no, l’uomo può molto poco.

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Solo Dio può tutto. Può tutto, non nel senso che debba necessariamente risolvere la sofferenza così come noi istintivamente desideriamo (il giovane marito di Silvia è stato chiamato dal Signore), bensì nel senso che solo in Dio si può trovare il senso di tutto: della gioia e del dolore, della vita e della morte.

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Ed ecco, cari pellegrini, l’altro punto di cui ci parla la giovane Silvia: nella tempesta si può affacciare qualcosa di meraviglioso. Ella dice esplicitamente: “La nostra vita fu un fiorire di meraviglie.”

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Può sembrare un assurdo. I bambini piccoli da accudire, il marito che anch’egli doveva essere accudito mentre si spegneva lentamente; e i bambini stessi che presto sarebbero rimasti senza il padre. Eppure “fiorivano le meraviglie”. Pazzia? No.

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In questo caso la parola “meraviglie” non va intesa come sinonimo di gioia, spensieratezza, consolazione; bensì come stupore per ciò che stava accadendo: una situazione incontrollabile che nessuna condizione umana sarebbe stata capace di gestire, diventa il campo di un eroismo, di uno spirito organizzativo, di un consolidamento di amore familiare, di una crescita spirituale che nessuno -men che meno Silvia- avrebbe potuto immaginare.

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Tutto questo perché si era deciso di non appoggiarsi sulle proprie forze, ma su quelle di “Chi può tutto”.

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Come la quercia, che poggia tutta la sua bellezza non su ciò che appare, ma sulla robustezza delle sue radici.

AL SIGNORE GESU’

Signore, non voglio essere una “canna sbattuta dal vento”, ma una quercia che è forte per le sue radici.
Signore, radicami in Te… perché Tu sei l’unica mia forza.

ALLA MADRE CELESTE E DELLO SPLENDORE

Madre, quando la tempesta si fa più forte,
quando il vento corre talmente che sembra sollevarci e portarci chissà dove,
fa che possa stringermi a Te come un bambino che corre dalla mamma quando il fragore dei tuoni lo intimorisce.
Madre, accompagni nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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