La Chiesa: da maestra di penitenza …a maestra di profilassi

Ribadendo il nostro non sapere cosa ci riserverà questa epidemia da coronavirus, c’è una cosa che ancora ci colpisce. Una cosa che riguarda questa volta le recenti disposizioni che alcune curie hanno ritenuto opportuno emanare.

Non spetta alla Chiesa dare valutazioni in merito alla gravità o meno di questi fenomeni (la competenza è degli organi preposti). Alla Chiesa spetta piuttosto tenere in considerazione lo stato d’animo dei fedeli, quello che il popolo percepisce. E a riguardo la percezione è significativa e anche le disposizioni che in certi territori sono state imposte (chiusura di scuole, locali pubblici, negozi…) la dicono -o la direbbero- lunga sulla gravità del fenomeno. Poi -lo ripetiamo- è possibile anche che questa paura e queste preoccupazioni risulteranno eccessive, resta però il fatto che simili valutazioni (come abbiamo già detto) non spettano alla Chiesa.

Ebbene, dinanzi a tale situazione, le curie sono intervenute dando -per esempio- disposizioni su come distribuire l’Eucaristia e quant’altro. Non ci risulta ci siano stati vescovi (l’unico sembra sia stato il vescovo di Reggio Emilia, monsignor Camisasca) che abbiano invitato i fedeli a pregare di più, a fare sacrifici, penitenza, atti di riparazione. No, solo disposizioni di carattere profilattico.

Forse non ce se ne accorge facilmente, ma questo andazzo è un’ennesima conferma di come ormai la Chiesa attuale sia in perenne crisi “clericale”. Sì, avete capito bene: deriva clericale e di conseguenza sempre meno cattolica.

Già abbiamo avuto modo di parlarne (clicca qui), ma è bene ripeterlo in questa circostanza: quand’è che si rischia di cadere nel clericalismo? Quando si snatura la ragion d’essere del proprio esistere, quando si snatura l’essenza stessa del messaggio cristiano, quando si scimmiotta il mondo, il suo modo di agire, le sue preoccupazioni e le sue ambasce.

La Chiesa -per non essere clericale– deve indicare il Cielo; deve denunciare il peccato come problema più grave e come causa -se non sempre prossima- certamente remota di tutti i problemi; deve saper ricordare ai fedeli che se è vero che tutto ciò che avviene non sempre è voluto da Dio, è pur vero che tutto ciò che avviene è sempre permesso da Dio.

Se la Chiesa smette di fare questo, allora sì che diventa clericale. In alcuni casi anche ridicolmente clericale, prendendo anche cantonate, perché, dinanzi a certi problemi, cioè per le soluzioni tecniche, non c’è nessun uomo di Chiesa che possa vantarsi di aver ricevuto da Dio grazie di stato, che Dio stesso invece concede a chi è chiamato a specifici ruoli di governo della società… sempre che ovviamente si corrisponda.

In passato, in casi simili, s’invitavano i fedeli ad organizzare pubbliche processioni. Ora no.

Insomma, si è passati dalla pubblica penitenza ….alla pubblica profilassi.

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1 Comment on "La Chiesa: da maestra di penitenza …a maestra di profilassi"

  1. Qualche voce fortunatamente si è levata, come nel caso di questo parroco

    https://m.youtube.com/watch?feature=emb_title&v=sJMEQmym66w

    Sarebbe utile in queste settimane se molte diocesi organizzassero Messe Tradizionali “in tempo di epidemia”, come si è fatto per secoli. Certo, da Spadaro e simili ci si può aspettare al massimo consigli su dove acquistare amuchina a buon prezzo…

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