La crisi della Chiesa? Non bisogna scoprirla con questo pontificato. Un’intervista ci aiuta a capire.

Recentemente (19 gennaio scorso) il Superiore Generale della Fraternità San Pio X, don Davide Pagliarani, ha concesso un’intervista che riprendiamo dal sito di unavox.it. 
La vogliamo offrire a chi segue il C3S perché si tratta di una posizione condivisibile che mette bene in evidenza come l’attuale crisi della Chiesa non sia ascrivibile a questo pontificato, che in certo qual modo la sta portando a compimento, ma ha invece radici remote. 
In grassetto è riportata una conclusione che deve animare tutti coloro che lottano affinché si risolva questa la crisi. 

Papa Francesco è in continuità con i Papi conciliari?

Questa domanda è quella che viene posta oggi nei circoli tradizionali e anche fuori di essi. Credo che, sicuramente, questo Papa ha una personalità molto specifica, un modo di comunicare e di esprimersi che è nuovo, anche rispetto ai Pontefici postconciliari. Questo dobbiamo ammetterlo.
Ma, al tempo stesso, il Papa è in continuità con ciò che è successo prima di lui. Il Concilio ha dato inizio ad un processo che continua ad evolvere: un modo di pensare, di ripensare la Fede e la Chiesa in ogni aspetto della sua vita, che continua ad andare avanti: e in questo processo ci sono stati papi conservatori, che parlavano con un linguaggio più tradizionale, e papi come Francesco, che parla più liberamente. Questo dipende dalla sua personalità, ma in ogni caso, indipendentemente dal linguaggio e dal modo di comunicare, lo stesso processo continua ad andare avanti.
Io penso che dobbiamo ammettere che Papa Francesco e la sua personalità presentano elementi nuovi, ma il tutto è in perfetta continuità con i suoi predecessori. In questo senso, secondo la mia umile opinione, l’inopportuno richiamo al magistero di Giovanni Paolo II, per esempio, per controbilanciare le dichiarazioni di Papa Francesco, non è una cosa realmente logica.

In che consiste questa continuità?

Al cuore del magistero conciliare e postconciliare c’è l’attenzione per l’uomo. Si tratta di una percezione della Fede, della vita cristiana e di tutta la vita della Chiesa, che è profondamente personalista. Questo fondamentale personalismo produce risultati differenti, ma tutti si completano a vicenda e vanno di pari passo.
Con Giovanni Paolo II, per esempio, il suo personalismo portò al compromesso personale e, quindi, anche al compromesso con i valori morali. Giovanni Paolo II ha evocato diversi principii morali da una prospettiva personale.
Con Papa Francesco, la stessa percezione della moralità, per così dire, conduce a risultati differenti, ma che sono in continuità con gli stessi principii di base.

Che relazione crede che esista tra l’insegnamento di Papa Francesco e il mondo moderno?

Credo che anche in questo caso si ha un principio già contenuto nel Concilio e nel postconcilio, diventato sempre più evidente col pontificato di Papa Francesco.
In primo luogo, che significa la modernità? La modernità significa il conflitto fra l’ordine soprannaturale, l’ordine spirituale, e l’ordine temporale. Il secolarismo, lo spirito secolare, che caratterizzò la Rivoluzione, caratterizza anche la modernità.
Questo spirito, questa contraddizione, questa specifica dicotomia della modernità, in un certo senso, era già stata superata dal Concilio, che voleva andare oltre questa difficoltà. Ma con papa Francesco siamo arrivati a un punto in cui la Chiesa stessa sacralizza, per così dire, i grandi temi, le grandi preoccupazioni, i grandi problemi che sono propri del mondo laico e del mondo politico. Da qui deriva il fatto di prestare un’attenzione particolare (e direi quasi religiosa) alle questioni politiche o sociali, come la questione dei migranti o dell’inquinamento, e diversi esempi che si potrebbero fare sulla stessa linea.
In questo modo, paradossalmente, con questi pontificati siamo giunti ad una epifania del cristianesimo di Maritain.

In altre parole: un cristianesimo umanista? 

Un cristianesimo umanista in cui si mescolano i grandi valori della Chiesa e i valori del mondo, dando luogo ad una dimensione che è ad un tempo profondamente secolare e profondamente religiosa, ma con una religiosità che resta soggetta all’ordine temporale.
Siamo di fronte ad una Chiesa che non insegna più al mondo una verità che viene dall’alto, una verità trascendente, ma ad una Chiesa che ascolta il mondo.

Qual è il ruolo della Fraternità San Pio X in questo contesto?

Il ruolo della Fraternità San Pio X è continuare ad amare la Chiesa. Amarla ancor più nel vederla sfigurata e nel vederla soffrire a causa della situazione. Il ruolo della Fraternità è continuare ad amare la Chiesa, pregare per la Chiesa e pregare per il trionfo della verità cattolica, che è la verità della Chiesa. Il ruolo della Fraternità è continuare a servire la Chiesa denunciando con carità, ma anche con chiarezza, questi errori che causano tanta sofferenza alla Chiesa.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri


Vuoi aiutarci a far conoscere quanto è bella la Verità Cattolica?

Share on:

Be the first to comment on "La crisi della Chiesa? Non bisogna scoprirla con questo pontificato. Un’intervista ci aiuta a capire."

Leave a comment

Your email address will not be published.


*