La crisi della fede in Germania secondo Benedetto XVI

Selezionato da: fsspx.news.it


Joseph Ratzinger ha rilasciato un’intervista al mensile Herder Korrespondenz, in uscita nel prossimo numero di agosto, in occasione dei suoi settant’anni di sacerdozio. Fu infatti ordinato sacerdote il 29 giugno 1951.

In questa intervista racconta i suoi primi passi nel sacerdozio, come cappellano.

In un passaggio di questa intervista fa un’affermazione severa sulla fede in Germania, in particolare tra coloro che detengono una responsabilità.

Un’idea colpì a quell’epoca il futuro cardinale Ratzinger, la necessità di “de-mondanizzare” la Chiesa. Infatti, quell’anno di cappellania gli permise di vedere che molte funzioni concernenti la struttura e la vita della Chiesa erano esercitate da persone che non condividono affatto la fede della Chiesa.

Allora realizzò che “la fede e l’incredulità erano mescolate in uno strano modo, e che ciò ad un certo punto sarebbe inevitabilmente venuto fuori e avrebbe causato una rottura che alla fine avrebbe seppellito la fede”.

Da allora, il problema è diventato ancora più evidente. Nelle istituzioni ecclesiastiche – ospedali, scuole, Caritas – molte sono le persone impegnate in posizioni di rilievo che non condividono la missione interiore della Chiesa. Ciò si traduce innanzitutto in annunci e dichiarazioni pubbliche.

L’espressione “Chiesa ufficiale” è stata coniata per esprimere il contrasto tra ciò che è ufficialmente richiesto e ciò che si crede personalmente. Il termine Chiesa ufficiale insinua una contraddizione interna tra ciò che la fede realmente vuole e significa e la sua spersonalizzazione.

È purtroppo fin troppo vero che i testi ufficiali della Chiesa in Germania sono in gran parte elaborati da persone per le quali la fede è solo ufficiale. In questo senso, gran parte dei testi ufficiali della Chiesa in Germania sono legati a questa Chiesa ufficiale.

Sessant’anni dopo, durante il suo viaggio in Germania da Papa, Benedetto XVI ha visto “il crescente allontanamento di segmenti considerevoli di battezzati dalla vita della Chiesa”. “Per realizzare la sua missione”, ha detto nel famoso discorso di Friburgo, “essa dovrà sempre allontanarsi dal suo ambiente, de-mondanizzarsi, per così dire.”

Finché nei testi ufficiali della Chiesa si esprimerà solo la funzione, e non il cuore e la mente, l’esodo dal mondo della fede continuerà. La parola secolarizzazione indica la parte negativa di questo movimento.

L’accusa lanciata dal vecchio papa è particolarmente grave: suggerisce un allontanamento della fede da parte dei funzionari della Chiesa, già in atto da decenni. Questo allontanamento spiega la sufficienza della teologia tedesca, che si considera la soluzione a tutti i mali della Chiesa, andando oltre le posizioni tradizionali.

Essa riflette, secondo Joseph Ratzinger, solo un pensiero più o meno pagano, per il quale la fede è solo una veste che funge da pretesto e da camuffamento.

Questa drammatica situazione dovrebbe senza dubbio attirare di più l’attenzione di Roma e soprattutto del successore di Pietro, piuttosto che lo stato della Messa tradizionale, considerata come un vero e proprio veleno di cui bisogna liberarsi al più presto.


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