La Messa Cattolica… gioia dell’uomo!

La liturgia è la glorificazione di Dio. E’ anche il ringraziamento che l’uomo deve a Dio. Certo, è tutto questo. Ma se qualcuno ci chiedesse: cosa la liturgia produce nell’uomo? Risponderemmo: una grande gioia. Sì, avete capito: una grande gioia.

Ovviamente dobbiamo intenderci su cosa è la gioia. Essa non è la semplice ilarità o spensieratezza, anzi -molte volte- può accompagnarsi a stati di profonda sofferenza. La gioia, quella autentica, è la pace del cuore quando si è consapevoli che tutto il proprio esistere è ben orientato al gusto fine, che è Dio; e quindi è tutto conformato alla volontà di Dio stesso. La gioia è l’esito di un “combaciamento” totale tra sé e il proprio destino. Il poeta Pavese (1908-1950) dice ne Il mestiere di vivere: “La vita non è ricerca di esperienze, ma di se stessi. Scoperto il proprio stato fondamentale, ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace.”

Se la gioia è questa, la Messa Cattolica non può che produrre gioia. Essa è infatti il riordino di tutto. E’ il ristabilimento di tutto. E’ la perfetta concordanza del reale con la volontà di Dio. E’ il far sì che la realtà possa perfettamente “combaciare” con il suo destino, mutuando le parole di Pavese.

Il liturgista dom Gérard Calvet (1927-2008) scrisse: “Non sorprende che quando l’azione liturgica, soprannaturale o sacramentale, colpisce la vista e l’udito, vi percepiamo il segreto del nostro destino e che un ‘sacro trasalire’ s’impadronisca di tutto il nostro essere, come fu per Giovanni il Battista alla voce di Maria.” Calvet unisce due concetti, il destino e ciò che lui indica come il “sacro trasalire” che vuol dire appunto la gioia. Destino e gioia, dunque, si accompagnano. E il destino, ovviamente, non è da intendersi come puro fatalismo, bensì come ineludibile orientamento, come l’approdo che deve essere necessariamente perseguito pena il non realizzare se stessi.

La gioia non scaturisce solo quando viene donato qualcosa di nuovo, ma anche quando ciò che si ha e si rischiava di perdere viene ri-donato. Nietzsche (1844-1900) dice: “Il fanciullo è innocenza e dimenticanza, un ricominciare, un gioco…”  Prescindendo della filosofia dissolutoria di Nietzsche su cui non concordiamo, in queste parole c’è una grande verità, ovvero che un tratto tipico della fanciullezza è quella di non annoiarsi a ripetere sempre le stesse cose; anzi, proprio in questa ripetizione, c’è una gioia nel ricominciare. Si tratta di quel “ricominciare” che si fonda sulla convinzione che è giusto e bello così; che oltre questo, nulla vale la pena.

Il rito della Messa Cattolica, in quanto rinnovazione del Calvario, è da un certo punto di vista proprio questo “ricominciare”, è un rinnovare continuamente, ovunque e in ogni tempo, quel preciso Luogo (il Calvario) e quel preciso Momento (la Redenzione) in cui si è giocato e si gioca il destino di ognuno…

…e se ci si orienta verso questo Destino, c’è davvero la gioia!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 


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