La morte delle botteghe artigianali è la morte dell’economia come Dio comanda!

Quando le botteghe chiudono e l’artigianato è in crisi, l’economia non va. Non va a livello di dati in sé, ma non va nemmeno a livello qualitativo. In questo caso non ci riferiamo alla qualità dei prodotti, che pur l’artigianato in un certo qual modo garantisce, ma alla conformità dell’economia secondo quelli che sono i princìpi naturali. La salute dell’artigianato garantiva quella naturale articolazione della società che è venuta meno nel momento in cui si è iniziato a pianificare tutto. La grande distribuzione, i grandi trust commerciali hanno reso l’economia conforme al processo di pianificazione della società che è tipico dei tempi moderni.

Leggiamo cosa scrive Chiara Sarra su ilgiornale.it:

Artigiani e piccoli commercianti in ginocchio. È una vera è propria ecatombe quella raccontata dalla Cgia di Mestre, secondo cui negli ultimi 8 anni sono stati perse quasi 158mila imprese attive tra botteghe e piccoli negozi di vicinato, per un giro d’affari che coinvolgeva quasi 400mila addetti.

Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio.

La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega“, denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo. “Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre più mirate ed aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c’è stata via di scampo. L’unica soluzione è stata quella di gettare definitivamente la spugna“.

(…)

A pagarne le spese sono soprattutto gli autotrasportatori (-30 per cento), i falegnami (-27,7 per cento), gli edili (-27,6 per cento) e i produttori di mobili (-23,8 per cento). In controtendenza, invece, il numero di parrucchieri ed estetisti (+2,4 per cento), gli alimentaristi (+2,8 per cento), i taxisti/autonoleggiatori (+6,6 per cento), le gelaterie/pasticcerie/take away (+16,6 per cento), i designer (+44,8 per cento) e i riparatori/manutentori/installatori di macchine (+58 per cento).

(…)

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

1 Comment on "La morte delle botteghe artigianali è la morte dell’economia come Dio comanda!"

  1. Antonio Tonziello | 29 agosto 2017 at 17:29 | Rispondi

    Pace e bene, è chiaro, che il maggior responsabile del collasso economico italiano, della grande industria, delle piccole aziende, artigiani, commercianti e altro, è lo stato italiano con le sue politiche distruttive e autolesioniste. Non so se la sequenza delle cause del disastro economico italiano esposte nell’articolo è casuale; io lo esporrei in tale sequenza: tasse, mancanza di credito e burocrazia, tutto il resto vien da se.
    Dio vi benedica.
    Antonio Tonziello

Leave a comment

Your email address will not be published.


*