La nobiltà della monogamia… e la pochezza della poligamia

da Il segno della carne di Ermanno Landi, Firenze 1959, pp.41-42


L’uomo può considerare la donna che ama o alla stregua di una qualsiasi proprietà, o come l’altra parte di se stesso.

Dal primo modo di concepire l’amore ne deriva la poligamia, dal secondo la monogamia.

Nel primo caso, non essendo l’uomo tenuto a rimaner fedele alle cose che possiede, la donna è tenuta solo per forza e per costrizione ad esser fedele al marito, poiché non può darsi fedeltà che non sia reciproca.

Anche nel feudalesimo medioevale, quando la gerarchia si fondava sul concetto della fedeltà e dell’onore, non era solo il vassallo a dover essere fedele e leale verso il sovrano, ma anche il sovrano verso il vassallo.

Dunque, la dove l’uomo non è tenuto ad esser fedele alla donna, nemmeno si può parlare di vera fedeltà della donna all’uomo, ma solo di costrizione, sia pure costrizione sancita dalle leggi, come è appunto negli stati ove vige la poligamia.

Nel secondo caso, invece, quando la donna è considerata dall’uomo quale sua metà, o meglio quale suo completamento per realizzare la vera libertà nella completezza dell’amore, la fedeltà non può non essere totale e reciproca.


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