La pena di morte…ecco un’utile sintesi per conoscere cosa afferma la Dottrina cattolica di sempre

Cos’è la pena e cos’è la pena di morte

La pena in sé è una sofferenza o privazione inflitta dalla pubblica autorità per punire un delitto, affinché si possa impedire ai membri della società di turbare l’ordine del corpo sociale.

La pena di morte è una sanzione penale che non può essere considerata un “omicidio”, a differenza di quanto oggi solitamente si affermi.

Gli scopi

La pena di morte ha due scopi.

Il primo: ristabilire l’ordine della giustizia.

Il secondo: produrre un effetto deterrente.

A proposito della necessità che attraverso la pena si debba ristabilire l’ordine, va detto che ancora oggi quando avviene qualsiasi reato, non solo si punisce il reo, ma si chiede al reo stesso di restituire nei limiti del possibile. Per esempio: il maltolto in caso di furto.

Le ragioni

La società ha il diritto di imporre una pena proporzionata ai delitti commessi.

San Tommaso ammette che la giustizia umana può arrivare a sopprimere la vita del reo (Summa (II-II, questione 64). Egli utilizza questo argomento:

Ciascun uomo sta alla comunità come una parte sta al tutto. Se un organo è ammalato, bisogna -nei casi limite- eliminarlo per salvare l’intero organismo.

Pertanto, se un uomo per i suoi peccati è pericoloso e disgregativo per la collettività, può essere necessario sopprimerlo per la salvaguardia del bene comune. In tal modo non c’è nessuna offesa alla dignità umana, perché il reo non conserva più la pienezza di tale dignità.

Bisogna infatti distinguere tra dignità essenziale (ontologica) e dignità seconda (legata alle operazioni, cioè agli atti).

Il criminale conserva la dignità essenziale, ma non la dignità seconda.

La vera bontà dell’uomo non è data solo dalla dignità essenziale, ma anche dalla dignità seconda, ovvero le sue azioni devono perseguire il giusto fine: il bene.

San Tommaso afferma anche che uccidere un uomo che si comporta da “bestia” può essere un bene come –appunto- l’uccidere una bestia pericolosa.

Le condizioni

Prima condizione: la pena di morte deve essere decretata dalla pubblica autorità. Non può essere una vendetta personale.

Seconda condizione: la pena di morte deve essere decretata solo per crimini gravissimi.

Terza condizione: la pena di morte deve fondarsi sulla certezza morale del crimine, ottenuta cioè con accurate indagini, con sicure prove e testimonianze.

Non è di per sé obbligatorio, ma è più opportuno che la pena di morte non sia eccessivamente cruenta.

Le obiezioni che solitamente si fanno alla liceità della pena di morte

Prima obiezione: la pena di morte può essere irreparabile quando poi si dovesse dimostrare che il reo è stato ingiustamente incolpato.

Risposta: la possibilità di errare non inficia la necessità del principio. Esempio: l’eventualità che il chirurgo potrebbe sbagliare operando, non nega il principio secondo cui le operazioni chirurgiche, quando sono necessarie, vadano fatte.

Seconda obiezione: la pena di morte lede la dignità della persona umana.

Risposta: Come abbiamo detto, san Tommaso dice che con il peccato l’uomo “abbandona l’ordine della ragione”. Egli pertanto decade dalla piena dignità umana. In tal contesto la pena di morte non figura come un omicidio, bensì come soppressione di un individuo che ha perso la pienezza della sua dignità. Ovviamente, proprio questo discorso fa capire che la pena di morte possa essere giustificata solo dalla estrema gravità del delitto.

Terza obiezione: uccidere un criminale vuol dire togliergli la possibilità di eventualmente pentirsi.

Risposta: è più facile pentirsi con la pena di morte (l’imminenza della morte) che non rimanendo in galera …men che meno –come accade oggi- senza certezza della pena. Inoltre, l’accettazione della pena di morte può redimere.

La sua negazione

La critica nei confronti della pena di morte è partita dall’Illuminismo.

Né poteva essere diversamente, visto che fu in quel periodo che si affacciò un falso concetto di dignità dell’uomo, che prescinde dal suo essere creatura e quindi dal dovere, attraverso le azioni, perseguire il bene.

Sarà poi il liberalismo e anche il relativismo postmoderno ad acuire la negazione.

In campo cattolico, un ruolo importante lo svolge l’influenza della filosofia personalista, che riduce l’uomo alla sua dignità essenziale dimenticando la dignità seconda.

Le conseguenze della negazione

Prima conseguenza: se la pena di morte fosse inammissibile in quanto contraria alla dignità della persona umana, allora anche l’ergastolo sarebbe inammissibile; ma non solo: perfino una pena temporale, perché ogni privazione della libertà non sarebbe mai conforme alla dignità umana.

Seconda conseguenza: con l’inammissibilità della pena di morte si svuoterebbe anche il principio della legittima difesa. Infatti, tale pena si fonda su questo principio.

Conclusione

La pena di morte deve essere una “extrema ratio”.

E’ evidente che i motivi che la possono rendere ancora più “extrema” possono nel tempo modificare (il sistema carcerario di oggi non è quello di ieri, per cui -forse- basterebbe farlo funzionare bene).

Ma non si può affermare che il principio della pena di morte sia in sé errato. Questo sarebbe una palese rottura nel secolare insegnamento magisteriale.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

Be the first to comment on "La pena di morte…ecco un’utile sintesi per conoscere cosa afferma la Dottrina cattolica di sempre"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*