La Quaresima… per penetrare il mistero dell’amore di Dio

di Maria Bigazzi

Il tempo di Quaresima è un tempo per soffermarsi sulla meditazione della Passione e Morte di Gesù, per penetrare questo mistero d’amore e riformare la nostra vita per progredire nel cammino della santità.

Nella prima domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta il dialogo di Gesù con il demonio, al quale Nostro Signore risponde con parole che ci invitano a riflettere e che devono spingerci ad attuare un profondo cambiamento, per giungere a conformarci completamente a Dio.

Il primo insegnamento che Gesù ci dà è quello in cui afferma che “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Il Signore ci ricorda che l’uomo da solo non può nulla. Come insegna sant’Agostino, Dio ha creato l’uomo libero di scegliere perché possa decidere di compiere sempre il bene, guardando a Cristo, Sommo Bene, Amore e Verità.

Una vita lontana da Dio è una vita privata della dignità che Egli ha conferito a ciascun uomo, in quanto l’uomo trova solo in Dio il suo compimento.

Ma scegliendo di non seguire il Signore, si reagisce come i tanti discepoli che nella Sinagoga di Cafarnao abbandonarono Gesù, ritenendo la sua parola “dura” e difficile da ascoltare (Gv 6,60). Se non si apre il cuore alla Grazia di Dio, non si può accogliere la sua parola e il dono totale che Egli fa di sé. Questo perché – insegna Benedetto XVI – “accogliere veramente questo dono vuol dire perdere sé stessi, lasciarsi coinvolgere e trasformare, fino a vivere di Lui, come ci ha ricordato l’apostolo Paolo […]: “Se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore” (Rm 14,8).

L’invito di Gesù si perpetua nel tempo, in quanto Egli, dopo averci amato fino a morire per la nostra salvezza, ci “amò sino alla fine”, donandosi completamente a noi per mezzo della santa Eucaristia, definita dal Magistero “il dono per eccellenza”.

“Non di solo pane vivrà l’uomo”, ma di quell’unico e vero Pane, che è il grande “rimedio che ci libera dai peccati veniali e ci preserva dai mortali” (Concilio di Trento). Il Sacramento dell’Eucaristia accende soprattutto l’amore di Dio in noi, nei nostri cuori, che a Lui anelano. Gesù ci richiama a ritornare a Lui, a riconoscere la nostra impotenza e a non cadere nell’illusione di poter “trasformare le pietre in pane”. Solo in Dio, infatti, possiamo trovare la vera forza e Vita.

La seconda risposta che Gesù dà al demonio che lo tenta nel deserto, è un monito di grande importanza per la nostra vita di cristiani: “Non tentare il Signore Dio tuo”. Con queste parole, il Signore ci ricorda che il peccato è un atto gravissimo, che ci allontana da Lui e che si erge contro il suo Amore per noi. “Come il primo peccato, è una disobbedienza, una ribellione contro Dio, a causa della volontà di diventare “come Dio” (Gn 3,5), conoscendo e determinando il bene e il male”. Il peccato infatti, è “amore di sé fino al disprezzo di Dio” (Catechismo della Chiesa Cattolica).

Tentare Dio, significa cadere nella superbia di disobbedirgli per amor proprio, recando offesa a Colui che ci ha creati perché seguendo i suoi precetti, possiamo intraprendere la via per compiere il bene e raggiungere il nostro fine, che è Dio stesso.

La perfetta felicità dell’uomo consiste nel conoscere e amare Dio, nel servirlo e nell’offrirgli tutta la creazione, mediante la quale Egli ci comunica il proprio essere, la propria intelligenza e il proprio Amore.

Gesù, afferma san Giovanni d’Avila, è il porto sicuro di coloro che nelle tempeste ricorrono a Dio. Alla sua bontà dobbiamo implorare misericordia, a Lui che ci ha amati fino alla morte. Egli è “Colui che non aveva conosciuto il peccato” e che Dio trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” (2 Cor 5, 20-21).

Papa Giovanni Paolo II ricorda che Gesù “pur essendo assolutamente senza peccato, accetta di prendere su di sé i nostri peccati. Accetta per redimerci; accetta di farsi carico dei nostri peccati, per compiere la missione ricevuta dal Padre” che tanto ci ha amati da dare il suo Figlio Unigenito (Omelia per la santa Messa per la giornata del perdono, anno santo 2000).

Accogliamo le parole con cui ci esorta ancora il sommo pontefice: “Dinanzi a Cristo che, per amore, si è addossato le nostre iniquità, siamo tutti invitati ad un profondo esame di coscienza”.

Il terzo insegnamento di Gesù rappresenta la vittoria definitiva su satana. Egli che lo ha già vinto, gli ordina con autorità, scacciandolo via e ribadendo ciò che ci è comandato da Dio Padre: “Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto”. Egli è l’unico e vero Dio, Colui che l’uomo cerca e in cui trova la sua pienezza. Il Signore ci richiama a non avere altro Dio all’infuori di Lui, perché tutte le altre false divinità create dall’uomo, sono per noi rovina e causa di morte eterna.

Con l’espressione iniziale che recitiamo nel Credo di Costantinopoli, affermiamo che in Dio solo noi crediamo e speriamo, Lui solo dobbiamo adorare e venerare, e a Lui solo dobbiamo donarci completamente, offrendogli il nostro cuore perché diventi tutto Suo.

Con l’Eucaristia, l’Amore di Dio nei nostri riguardi ha fatto sì che noi potessimo adorarLo in modo visibile nelle specie del pane e del vino, per trarre da Lui forza e consolazione, per accrescere il nostro amore verso di Lui e per pregustare la gioia promessa da Cristo.

Accogliamo l’insegnamento di Gesù, meditando sulle sue parole e il suo Sacrificio per la nostra salvezza. Che questa Quaresima sia davvero un tempo di rinnovamento per ritornare con tutto il cuore a Dio.

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