LA SELEZIONE CATTOLICA – Classi miste maschi-femmine: solo per motivi ideologici!

FONTE: bastabugie.it

TITOLO: Solo svantaggi con le classi miste maschi-femmine

Il termine educazione omogenea […] indica un modello educativo basato sull’attenzione alle specificità maschili e femminili, perseguita attraverso l’organizzazione di momenti educativi nei quali alunni e alunne vengono separati per sesso. In questo senso si parla anche di “educazione specifica”. Nei Paesi anglofoni si usa l’espressione “single sex education”.
Al di là della terminologia che si preferisce adottare, il concetto che sta alla base di questo modello educativo è che le differenze di genere tra maschi e femmine dovrebbero essere sempre tenute in adeguata considerazione, soprattutto a scuola, per favorire una crescita più armonica e completa dei giovani. […]

DIFFERENZE DI GENERE IN EDUCAZIONE
La recente diffusione del modello di educazione omogenea in alcuni Paesi e l’estensione del dibattito sul confronto tra tale modello e quello della coeducazione (riferimento teorico della cosiddetta “scuola mista”) è dovuto al fatto che molte ricerche sembrano ormai dimostrare che il bene dell’educando può essere perseguito meglio se si tiene conto delle specificità del suo sesso. È stato accertato infatti che esistono forti condizionamenti neurobiologici che permettono di parlare di un modo maschile o femminile di apprendere e di conoscere. Tali condizionamenti non possono essere eliminati e non possono essere ignorati dagli insegnanti senza produrre danno. La cognizione della donna è in genere più emotiva e sintetica, più completa, ed è meno analitica. I ragazzi, di solito, hanno più facilità nella percezione spaziale, nel ragionamento astratto, nel fare programmi a lunga scadenza e nello svolgere attività fisico-motorie, mentre le ragazze sono meglio predisposte alla padronanza del linguaggio, all’arte e alle scienze sociali.
Storicamente, nella maggior parte dei casi, l’educazione a scuola avveniva in ambiente omogeneo fino a metà degli anni sessanta. Da allora in poi si è progressivamente diffusa la scuola mista, ma si è trattato di una scelta organizzativa che non è stata preceduta da studi e da sperimentazioni. In effetti, non è facile trovare pubblicazioni scientifiche anteriori a quel cambiamento, che lo giustifichino pedagogicamente.
Il primo congresso internazionale sull’educazione impartita in ambiente omogeneo/misto si è svolto a Barcellona (Spagna) nell’aprile del 2007, organizzato dalla European association single-sex education, i cui atti sono disponibili in rete.
Il secondo congresso internazionale si è svolto a Roma nel 2009. Ne è emerso tra l’altro che attualmente nel mondo sono circa 40 milioni gli studenti che frequentano scuole omogenee. Gli atti del congresso sono stati pubblicati dall’editore italiano Armando e una sintesi è disponibile in rete.

LA SITUAZIONE IN ITALIA
Attualmente in Italia il modello omogeneo (single-sex) è statisticamente quasi irrilevante. Le uniche istituzioni scolastiche nelle quali è presente un progetto di educazione omogenea, quale conseguenza della più ampia opzione per l’educazione personalizzata, sono quelle che adottano il sistema educativo FAES. Infatti è molto diffusa l’opinione che l’unico modello scolastico esistente sia quello misto. A conferma di ciò, si aggiunge il fatto che periodicamente appaiono sui principali organi di stampa alcuni articoli che, sebbene diano notizia del dibattito sul confronto tra scuole miste e scuole che adottano un’educazione specifica per ragazzi e ragazze, si riferiscono però soprattutto a ricerche internazionali.
Sul piano scientifico, alcuni studiosi hanno sottolineato l’anomalia di un sistema d’istruzione che, in quanto pubblico, dovrebbe contemplare entrambe le possibilità, sia per soddisfare la richiesta delle famiglie, sia per alimentare un confronto basato su ricerche sperimentali e non su contrapposizioni ideologiche.
Per questo motivo, da alcuni anni si valuta la consistenza degli elementi a favore di entrambi i modelli educativi nell’ambito di convegni o di corsi universitari. In particolare si vede la necessità di trovare nuove strade per una educazione più attenta alle esigenze degli alunni, anche sotto l’aspetto della loro identità di genere.
Dal 2007, presso alcune università si è cominciato ad affrontare il tema nel contesto delle attività di formazione per futuri docenti di scuola secondaria superiore. È emerso infatti che nella scuola mista italiana ci si è a volte limitati a mettere insieme maschi e femmine, pensando che la semplice vicinanza dei due sessi fosse sufficiente a produrre effetti positivi. […]
La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che nella scuola italiana non sempre c’è una adeguata attenzione alle specificità dei due sessi. Infatti ai ragazzi e alle ragazze vengono di solito offerti i medesimi stimoli educativi, con gli stessi metodi, gli stessi ritmi, i medesimi stili, senza tenere conto delle loro differenze neurobiologiche e del loro diverso modo di vedere la realtà. Tali differenze, a giudizio dei più, andrebbero valorizzate in una prospettiva di collaborazione e non ignorate o esasperate. […]
In Gran Bretagna c’è una tradizione molto radicata di educazione omogenea, sia tra le scuole statali che tra quelle non statali. La National Foundation for Educational Research ha pubblicato nel 2002 i risultati di uno studio su quasi tremila high schools, per un totale di trecentosettantamila alunni, giungendo alla conclusione che il rendimento degli studenti delle scuole omogenee (single-sex) è nettamente più alto rispetto alla media. […]

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