LA SOSTA – E la chiamavano “integrazione”… nel Regno Unito ormai ci sono le “enclave” islamiche

Il Cammino dei Tre Sentieri: Non ci vuole molto a capire che un conto è la “multietnicità”, processo che difficilmente può essere arginato, altro è la “multiculturalità”, processo questo assai discutibile. Quando si persegue il secondo come effetto inevitabile del primo, non solo si nega l’identità della propria nazione, ma si finisce col favorire una sorta di “balcanizzazione” della società, ovvero il contrario dell’integrazione. Il caso della Gran Bretagna lo dimostra.

da: ilgiornale.it

Bradford, Dewsbury, Blackburn. Sono nomi che in Gran Bretagna è facile associare a enclave nell’area settentrionale del Paese in cui la comunità islamica è formata da migliaia di persone e che rappresentano un caso di fallita integrazione.

A sottolinearlo è un rapporto che sarà pubblicata tra pochi giorni, anticipato dal Times di Londra, secondo molti membri della comunità islamica conducono vite separate, al punto di essere convinti che la Gran Bretagna sia già un Paese a maggioranza islamica, in cui se non tutti molti condividono la loro scelta religiosa.

A costituire l’ossatura di questo rapporto sono prove raccolte da Louise Casey, zar del governo per la Coesione sociale, che dimostrerebbero come alcuni tra i musulmani britannici (il 4.8% della popolazione totale) conducano vite completamente separate, tra scuole religiose, televisioni destinate al consumo della comunità e complessi residenziali omogenei, uscendo di rado dai quartieri in cui abitano.

Una fonte citata dal quotidiano, che ha avuto modo di leggere il rapporto, sostiene che sarà una brutta gatta da pelare per il governo. L’ex ispettore capo all’istruzione, Michael Wilshaw, è chiaro su un fatto: almeno 500 scuole britanniche sono o tutte “bianche” o tutte composte da studenti di minoranze etniche. Il rischio di mutua esclusione è reale.


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