LA SELEZIONE CATTOLICA – La mappa dello sterminio dei cristiani da parte della jihad

FONTE: occhidellaguerra.it

TITOLO: Una minoranza perseguitata

AUTORE: Alberto Bellotto 

La vita dei cristiani nella piana di Ninive è tornata a scorrere. L’avanzata delle truppe regolari irachene verso Mosul ha liberato tutta la zona settentrionale dell’Iraq, a ridosso della regione autonoma del Kurdistan ridando un po’ di speranza alle comunità della croce nel nord del Paese. Quando nel giugno del 2014 Mosul cadeva nelle mani della bandiere nere iniziava uno dei periodi più bui per chi non credeva in Allah.

In particolare le città più colpite dalla furia islamista sono state Bartalla, Qaraqosh e Karemlesh. Tre centri dalla tradizione millenaria. Nell’agosto di quasi tre anni fa oltre 80 mila persone vennero costrette alla fuga per non finire nella mani degli uomini di al-Baghdadi. Adesso che la marea nera si è ritirata, hanno potuto far ritorno a casa trovando solo i resti della loro tradizione.

Chiese e luoghi di culto usati come depositi, o poligoni di tiro, cimiteri profanati per cercare oro o altri cimeli preziosi. Ma anche libri bruciati, insegne sacre usate come bersagli ed effigi sacre orrendamente sfigurate. Oggi quei luoghi tentano di tornare alla vita, non solo in Iraq.

Il 15 dicembre 2016 le forze di Damasco hanno completato la riconquista della città di Aleppo, sei mesi dopo la comunità cristiana ha deciso di fare ritorno, nonostante l’immensa distruzione di tre anni di conflitto. Come ha raccontato a Gli occhi della guerra monsignor Antoine Audo, il vescovo caldeo della città, molte famiglie cristiane hanno deciso di lasciare i campi profughi del Libano e le altre città della Siria per tornare alle proprie abitazioni. Ma per chi ritorna alla vite, e alle proprie case, c’è chi è costretto a fuggire. Si tratta della comunità cristiano-copta che vive in Egitto e più precisamente nel Sinai, dalla città di El Arish. All’inizio di marzo centinaia di famiglie sono scappate verso Ismailia, sulla riva occidentale del Canale di Suez per salvarsi dagli attacchi dello Stato islamico. Nell’area infatti opera da tempo un braccio armato del Califfato che ha aumentato i suoi attacchi contro la comunità cristiana, come successo il 9 aprile a due chiese durante la Domenica delle Palme.

I numeri della persecuzione

Il patrimonio storico e culturale delle comunità cristiane in Medio Oriente è stato quasi estirpato dalla furia jihadista dello Stato islamico. A certificarlo non sono solo le testimonianze, ma soprattutto i numeri. Stando al rapporto “World Watch List 2016” dell’organizzazione Open Doors Usa lo scorso anno le persecuzioni contro le comunità cristiane sono cresciute per il terzo anno consecutivo.

Il sito The Religion of Peace che monitora tutti gli attacchi alle comunità cristiane dall’11 settembre ad oggi, ha calcolato che dagli attentati al World trade center in poi ci sono stati oltre 30 mila episodi di violenza perpetrati dal terrorismo islamico. Solo nel mese di aprile del 2017 ci sono stati 165 attacchi che hanno causato la morte di oltre 1300 persone, in almeno 25 Paesi diversi. Nella settimana che va del 6 al 12 maggio gli attentati sono stati 35 per un totale di 275 morti e 172 feriti.

Storia di un culto millenario: il cristianesimo in Medio Oriente

Ma quanti sono i cristiani in Medio Oriente e dove vivono? Secondo una stima della Scuola di affari internazionali della Columbia university, tra il 2008 e 2009 nei Paesi che vanno dal Libano all’Iran passando per i Paesi del Golfo, c’erano circa 13 milioni di cristiani, pari al 3,8% della popolazione. Fra questi quelli che ne ospitano la maggior parte sono il Libano (40%) e l’Egitto (10%).

Le comunità perseguitate e assediate dagli jihadisti hanno un origine antichissima, precedente all’Islam. Per meglio capire l’attuale situazione bisogna fare un salto indietro di diversi secoli. Nella tarda antichità, a ridosso della caduta dell’Impero romano, il Vicino oriente era il cuore della cristianità. Basti pensare che i concili ecumenici che hanno fondato posto le basti per la nascita del cristianesimo sono stati tenuti a Nicea e Costantinopoli, entrambe in Turchia.

La prima rottura avviene nel 428 quando si scontrarono il Patriarca egiziano Cirillo di Alessandria e quello di Costantinopoli Nestorio. Quelle che sembrano beghe sepolte nella storia antica sono in realtà molto utili per capire chi sono i perseguitati nelle terre d’Iraq e Siria. Quello scontro, che si basava su disaccordi teologici e politici, portò a una progressiva rottura tra il culto latino e quello orientale. Cirillo di Alessandria attraverso il sinodo di Efeso riallineò la dottrina ma senza che vi fosse la rappresentanza della chiesa persiana che invece adottò le posizioni di Nestorio. Da questo caos nacque la Chiesa Caldea. Nel corso di tutto il medioevo questa chiesta si diffuse ovunque, fino in Cina. Salvo poi essere ricacciata dall’invasione dei Mongoli. Dopo secoli di divisione le comunità si sono riavvicinate a Roma verso la fine dell’800. Oggi gli eredi di quella tradizione risiedono prevalentemente in Iraq e sono quelli più duramente colpiti dalla furia dell’Isis.

Qualche decennio dopo la Chiesa fu scossa da una nuova rottura. Nel 449 il Patriarca di Alessandria Dioscoro sostenne la linea di un monaco, Eutiche, membro della corte dell’imperatore d’Oriente Teodosio II. Papa Leone a Roma, condannò questa deriva e indisse un nuovo Concilio a Calcedonia, nell’attuale Turchia, con lo scopo di evitare nuove scissioni. Ma la discesa degli Unni in Italia lo costrinse a mandare un suo rappresentate facendo così perdere forza alle posizioni della Chiesa di Roma. Questo porto la chiesa locale egiziana a non accettare le posizioni calcedonesi. Facendo nascere di fatto la comunità copta. Nei secoli successivi le comunità si divisero ulteriormente. Oggi sono legate a quell’esperienza la Chiesa copto-ortodossa in Egitto, quella colpita dalle bombe dell’aprile scorso, la Chiesa siro-ortodossa che fa riferimento alle comunità cristiane in Siria e che adesso stanno tornado ad Aleppo. E infine la Chiesa apostolica armena.

A questo punto verrebbe da pensare che anche i cristiani in Libano siano da ricondurre a chi si opponeva al Concilio a Calcedonia. In realtà anche nei Paesi che si opponevano alla visione romana ci furono delle confessioni che scelsero la comunione con le posizioni di Papa Leone, come nel caso della Chiesa maronita, un culto in siriaco vicino alle posizioni di Roma che è rimasto in Libano è che nel mondo può contare 6 milioni di fedeli. Oltre a Iraq, Siria e Libano, ci sono piccole comunità cristiane anche in Iran per un totale di 22 mila fedeli. Anche qui la Chiesa più rappresentata è quella Caldea ma ci sono anche dicocesi che praticano il rito armeno e quello latino.

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