LA SELEZIONE CATTOLICA – L’Islam e le sue superpotenze alla conquista dell’Africa

FONTE: occhidellaguerra.it

TITOLO: Così le superpotenze islamiche vogliono accaparrarsi l’Africa

AUTORE: Mauro Indelicato

Il confronto tra Iran ed Arabia Saudita, ben presto potrebbe non riguardare soltanto il medio oriente: le due potenze regionali, una sciita e l’altra sunnita contrapposte non soltanto per motivi religiosi ma soprattutto per vicissitudini economiche e legate in particolar modo alle esportazioni del greggio e del gas, si trovano impegnate attualmente in diversi conflitti in cui anche se non vi è uno scontro diretto ed aperto tra i due eserciti, vi sono però attriti ben evidenti che segnano il braccio di ferro tra Teheran e Riyad. Da un lato, l’Iran sostiene il presidente siriano Bashar Al Assad nel conflitto civile che dal 2011 insanguina il paese, mentre i Saud finanziano i gruppi islamisti e salafiti per rovesciare l’attuale governo di Damasco; allo stesso modo, se Teheran sostiene il gruppo sciita degli Houti nello Yemen, Riyad è invece impegnata nel supporto al governo in esilio allontanato da San’a nel 2013. Ma adesso, il confronto tra i due paesi è pronto a spostarsi anche nel Corno d’Africa.

Una base militare saudita a Gibuti

E’ proprio la questione yemenita che accentua la rincorsa di sauditi ed iraniani verso alleanza strategiche con i paesi che si affacciano sul Mar Rosso e le cui acque sono vicine anche a quelle dell’Oceano Indiano; sono due in particolare i paesi più importanti da questo punto di vista: Gibuti ed Eritrea. Entrambe queste nazioni, posseggono i porti principali per gran parte del corno d’Africa, visto che l’Etiopia non ha sbocchi a mare e la Somalia si ritrova di fatto incontrollabile; le strutture portuali di Massaua ed Assab in Eritrea e di Gibuti City a Gibuti, si trovano a pochi chilometri dalle coste yemenite e dallo stretto di Bab el-Mandeb (più impropriamente noto come ‘stretto di Aden’), lì dove per l’appunto Mar Rosso ed Oceano Indiano si incrociano in uno dei punti più importanti e delicati per le rotte commerciali.

Non è quindi un caso se il governo dell’Arabia Saudita, dopo aver assunto la guida della coalizione dei paesi del Golfo contro gli Houti nello Yemen, ha da subito puntato sulla piccola ex colonia francese di Gibuti per poter impiantare una base militare; le prime indiscrezioni in tal senso, sono uscite sul finire del 2016 ma è in un articolo del 17 gennaio 2017 apparso sul Financial Times che sono stati rivelati i dettagli di questo progetto. Nelle settimane successive poi, le indiscrezioni hanno trovato definitiva conferma anche grazie alle parole di Ziauddin Bamakhrama, ambasciatore di Gibuti in Arabia Saudita: “Il nostro governo non vede l’ora di stabilire un accordo con l’esecutivo saudita per rinsaldare i legami militari tra i due paesiha affermato al quotidiano saudita (ma con sede a Londra) Asharq Al – AwsatIn questo accordo confermo anche l’eventualità di una collaborazione a tutto campo”, con riferimento proprio alla base militare.

Non sono stati indicati tempi di costruzione, ma il progetto c’è ed è andato avanti; lo scorso 27 aprile, il principe saudita Mohamed Bin Salaman, Ministro della Difesa, ha incontrato il suo omologo di Gibuti, Ali Hasan Bahdon, sottoscrivendo definitivamente l’accordo di collaborazione tra i due paesi, primo passo ufficiale quindi verso il via libera ai lavori. Lo scorso 5 dicembre, come riportato da Gulf News, quotidiano con sede a Manama, anche il ministro degli Esteri di Gibuti ha parlato esplicitamente di base militare saudita nel proprio territorio: “C’è un ritardo nel progetto, ma è solo puramente tecnico – ha infatti dichiarato Mahamoud Ali Youssouf – la base di farà al più presto”.

I rapporti tra Iran ed Eritrea

La mossa saudita, appare dettata soprattutto dalla necessità di mantenere contatti nella regione del corno d’Africa, visto che l’Eritrea appare da anni molto più vicino all’Iran: tra Asmara e Teheran, la collaborazione nasce già all’interno del gruppo dei cosiddetti ‘paesi non allineati’ e si è intensificata durante la presidenza di Ahmadinejad tra il 2005 ed il 2013; retto da Afewerki a partire dall’anno della sua indipedenza ottenuta nel 1993, il paese africano viene spesso soprannominato ‘la Corea del Nord’ del continente nero, per via dell’isolamento nella regione e del contrasto molto marcato con gli USA, acuito poi il mese scorso dopo l’inasprimento delle sanzioni deciso da Washington a seguito di sospetti contatti tra Asmara e Pyongyang. In questo contesto, l’Iran in Eritrea trova quindi terreno fertile tanto a livello diplomatico, quanto commerciale ed economico, con la Repubblica Islamica pronta ad usufruire anche dei porti che si affacciano sul mar Rosso.

Una situazione particolare si era sviluppata nel 2015, quando all’interno della coalizione a guida saudita si erano fatti molto forti i sospetti di una collaborazione diretta tra Eritrea ed Iran a favore degli Houti nello Yemen; in particolare, Riyad sosteneva che alcune incursioni attuate a favore degli sciiti yemeniti sarebbero partite dalle isole Dahalak, arcipelago nel mar Rosso appartenente politicamente all’Eritrea. Tale circostanza è stata smentita sia dall’Iran che dal governo di Asmara, con i sauditi che a quel punto hanno provato a portare Afewerki dalla propria parte: nel maggio del 2015, il presidente eritreo ha visitato Riyad e da più parti si è parlato due anni fa di un possibile cambio di rotta del paese africano. Pur tuttavia, l’Eritrea è poi rimasta molto vicina alle posizioni iraniane ed è questo che ha spinto la famiglia Saud a cercare di spostare l’attenzione su Gibuti, portando quindi definitivamente il confronto con Teheran sulle sponde opposte del Mar Rosso.

Gibuti ‘caserma d’Africa’

La costruzione della base militare saudita, oramai prossima, confermerebbe Gibuti nel suo ruolo di ‘caserma d’Africa’: grande poco meno della Sicilia e con pochi veri centri urbani al suo interno, il piccolo stato africano nonostante le sue dimensioni ospita già diverse basi militari straniere. Sono presenti strutture americane, da cui partono i droni che bombardano lo Yemen, così come anche basi francesi che risalgono al periodo coloniale e che ancora oggi ospitano soldati d’oltralpe; è in fase di costruzione la base militare cinese, la prima di Pechino al di fuori dei propri confini, mentre da anni vi sono anche militari giapponesi; inoltre, dal 2013 è attiva una base militare italiana presso la struttura, posta nella regione di Arta, dedicata al tenente Amedeo Gullet. La ragione di così tanti paesi che hanno installato basi a Gibuti, risiede sia nella posizione strategica del paese che si affaccia sullo stretto di Bab el-Mandeb e sia, soprattutto, nel supporto richiesto alle tante missioni anti pirateria in corso dinnanzi le coste somale.

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