E’ di moda la “Teologia del dubbio”, ma è un grosso errore e non ha nulla di cattolico!

Negli ultimi tempi spesso si parla del dubbio nell’ambito della fede.

S’insiste sulla sua sua positività e non solo sulla sua inevitabilità.

Ci spieghiamo.

Che il dubbio sia in un certo qual modo inevitabile è un fatto. Un fatto legato a tutta una serie di condizioni, fra cui principalmente quella post-peccatum dell’uomo.

Ma ciò non significa che il dubbio possa assurgere a valore. Certo, esso può essere permesso da Dio per “provarci”, ma non può essere un bene in sé.

La fede infatti di per sé non ha bisogno del dubbio. Meglio: bisogna distinguere due tipi di dubbio.

C’è il dubbio che riguarda l’esistenza di Dio e questo è impossibile, perché la ragione infallibilmente coglie l’esistenza del Creatore. C’è però anche il dubbio di credere che Dio non stia dicendo il vero, questo è sì possibile, ma non è mai legittimo, né tanto meno ragionevole perché se Dio è Dio, Dio non può ingannare.

E’ questo il dubbio che fece peccare i nostri progenitori.

Quando si dice che il peccato originale fu un peccato di fede, non si sbaglia. Ma quale fede? La fede nell’esistenza di Dio? No, perché Adamo ed Eva avevano la familiarità con Dio. Piuttosto la fede di credere che ciò che Dio aveva detto loro fosse vero. E infatti essi preferirono seguire il serpente piuttosto che Dio, perché seguire il serpente era più comodo e allettante.

Insomma, bisogna stare molto attenti. Oggi si tende a sminuire l’evidenza della Fede, in una prospettiva di sentimentalizzazione e di emozionalizzazione della Fede stessa. La Fede cattolica è assenso dell’intelletto alle verità rivelate. L’intelligenza è sempre chiamata in causa; per dimostrare laddove può dimostrare, per fondare la credibilità laddove si deve operare in tal senso.

Ma torniamo all’esistenza di Dio.

Il Concilio Vaticano Primo afferma in maniera chiara che l’esistenza di Dio è una verità di ragione. Nella costituzione dogmatica Dei Filius è esplicitamente scritto:  “(…) la Santa Madre Chiesa tiene e insegna che Dio, principio di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza col lume naturale della ragione umana attraverso le cose create.” Ribadisce il Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione Dei Verbum:“Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza col lume naturale dell’umana ragione dalle cose create.” Importante è anche ciò che dice il Catechismo della Chiesa Cattolica al n.31: “Creato ad immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, l’uomo che cerca Dio scopre alcune ‘vie’ per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate ‘prove dell’esistenza di dio’, non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di ‘argomenti convergenti e convincenti’ che permettono di raggiungere vere certezze.”  E ancora al n.286: “Indubbiamente, l’intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti è possibile conoscere con certezza l’esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana.”

Altro che “Teologia del Dubbio”!

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