LA SOSTA – Ibernazione: la Speranza nel congelatore.

 

Tra qualche giorno si parlerà nuovamente dell’ibernazione, perché il prossimo 12 gennaio si compiranno 50 anni dal primo caso.

In quel 12 gennaio del 1967, James Bedford, psicologo americano, decise di farsi ibernare. Aveva 73 anni ed era ammalato di tumore. Attualmente il suo corpo è conservato  in un laboratorio di Scottsdale, in Arizona.

E’ interessante notare, cari pellegrini, alcune cose.

La prima: anche in queste forma, assolutamente inaccettabile e delirante, si manifesta in maniera prepotente il desiderio di non finire, che è costitutivo di ogni essere umano e che è, anche questo, un elemento che fa capire quanto l’uomo abbia un’anima immortale.

La seconda: il desiderio di immortalità lo si può ricondurre verso due prospettive. Uno ragionevole (cioè secondo ragione) e un altro irragionevole. Quello ragionevole è invocare l’immortalità fuori la propria natura, dunque a Colui che l’ha in sé, cioè a Dio. L’altro, irragionevole, è pretendere di darsi ciò che non si ha, di trovare nella propria natura ciò che la propria natura non possiede. Ebbene, la speranza riposta nella tecnica crioconservativa (l’ibernazione) è pienamente in questo delirio irragionevole.

Ma c’è anche una terza terza da fare. Questo delirio da parte dell’uomo di rendersi immortale si è, in passato, esplicato attraverso tecniche di trasmutazione dell’essere, per l’esempio l’alchimia. Adesso la patetica conservazione dell’essere.

Insomma, l’ibernazione non è solo il congelamento del corpo, ma anche il congelamento del delirio di trasformare l’uomo da mortale a immortale: dalla trasmutazione alla conservazione.

Noi aggiungiamo: è il congelamento della vera Speranza, che solo in Dio può trovare la giusta aspirazione a non finire mai.

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