LA SOSTA – Solo nel Cristianesimo la sofferenza può divenire “armonia” per l’universo

Cari pellegrini,

Maria Cristina Mocellin morì nel 1995 ad appena ventisei anni. Era già mamma di tre bambini. Ella, nella prova a causa di una brutta malattia che la portò alla morte, compose una sorta di “credo” della sofferenza che dice così:

Credo che un giorno comprenderò il significato della mia sofferenza e ne ringrazierò Dio.

Credo che senza il mio dolore sopportato con serenità e dignità mancherebbe qualcosa all’armonia dell’universo. Credo che è veramente saggio chi sa soffrire senza perdere la serenità e la fiducia in Dio.

Credo che come tutti i fiumi vanno al mare, così tutte le nostre lacrime si versano nel cuore di Dio.

Soffermiamoci sulle parole centrali di questa citazione, allorquando la giovane donna dice di aver capito che la sua sofferenza servirà per l’armonia dell’universo. Parole, queste, che sembrano significare due cose che quasi sfiorano l’assurdo. Da una parte una convinzione che potrebbe sembrare un po’ presuntuosa (può qualcosa di sé servire per l’universo intero?); dall’altra il ritenere che qualcosa di negativo, com’è appunto la sofferenza, possa produrre armonia.

E invece è proprio qui il paradosso straordinariamente affascinante del Cristianesimo. L’amore con cui si vivono le proprie esperienze non solo non passa invano, ma addirittura regge e in un certo qual modo dà fondamento a tutto. Ovviamente, l’Amore con la “A” maiuscola, ovvero l’amore che è tutto indirizzato a Dio.

Ma perché questo amore arriva a reggere e ad armonizzare tutto? Perché Dio ha inscritto nella sua creazione il valore della libera corrispondenza. Se l’uomo ama Dio, questo amore muove, armonizza e fonda, perché solo questo è nel desiderio di Dio, cioè di Colui che muove, armonizza e fonda tutto.

Corrispondere vuol dire adempiere a qualcosa che è stato pensato, voluto e progettato. Nel Cristianesimo si arriva ad affermare che tutto ciò che Dio permette nella vita, se accettato per suo amore e vissuto nella sua volontà (cioè nel rispetto della sua Legge), corrisponde a ciò che Dio stesso ha pensato, voluto e progettato.

Dunque, nella libera corrispondenza di amore della creatura al Creatore vi è la condivisione della Croce, cioè della sofferenza. E nell’accettazione della volontà di Dio, sempre e comunque, si realizza la risposta che Dio stesso attende, ed in un certo qual modo “mendica”.

Ed ecco spiegate le parole di Maria Cristina Mocellin: se non si soffre con dignità e serenità mancherebbe qualcosa all’universo. Ella si serve di un’immagine che più precisa non avrebbe potuto trovare: come tutti i fiumi vanno al mare, così tutte le lacrime si versano nel cuore di Dio. Nella libera corrispondenza di amore, ogni dolore, il più atroce, il più insopportabile, quello che sembra più assurdo, trova il suo sbocco naturale: il cuore di Dio; cioè la sua (di Dio) tenera accoglienza, il suo abbraccio, il suo conforto, il Significato vero e definitivo.

Dunque, nel Cristianesimo (solo nel Cristianesimo!) la sofferenza può divenire armonia. Solo nel Cristianesimo la lacrima di colui che soffre per amore di Dio, diventa la stilla che ancora manca al tutto.

Nell’eternità i grandi paesaggi della natura, che adesso riempiono di meraviglia i nostri occhi, non ci saranno più, spariranno definitivamente. Rimarrà piuttosto la meraviglia di quei gesti di amore, compiuti, nel dolore e nell’accettazione della Croce, da anime eroiche. Ciò rimarrà imperituro. Ciò rimarrà scolpito nell’eternità. Ed ecco perché Maria Cristina Mocellin può dire: Credo che un giorno comprenderò il significato della mia sofferenza e ne ringrazierò Dio.

Sì, nell’eternità tutto sarà più chiaro. Tutto acquisterà senso.

E anche quei bambini che avevano dovuto rinunciare alla propria mamma, per la sua prematura morte, ringrazieranno e gioiranno nell’armonia suprema, esito della perfettissima volontà di Dio.

Diciamocelo francamente: questo è il vero e unico conforto dinanzi al dolore!

Le parole che non si innalzano e non portano a Dio (al vero Dio, che è quello cattolico) non solo non possono offrire nessuna consolazione, ma conducono ad un impietoso fallimento: quello di cercare una risposta nella bassezza della terra e non nell’altezza del Cielo.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

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