LA TAPPA – La bellezza della Sacra Famiglia

La bellezza della Sacra Famiglia

(19 passaggi)

La famiglia nella dimensione naturale

  1. Secondo la Legge naturale, la famiglia, come unione stabile di un uomo e di una donna, è al centro della realtà sociale. Questo è tanto vero che si afferma che la famiglia è la cellula fondamentale della società. Può esistere una cellula al di fuori dell’organismo, ma non può esistere un organismo senza cellule. Dunque, può esistere la famiglia senza la società (non sarebbe certamente una situazione ideale), ma non può esistere una società senza la famiglia.
  2. Ci sono dei compiti più specificamente familiari (per esempio: l’educazione dei bambini) che non possono e non debbono essere svolti dalla società in genere o dallo Stato in particolare. Ogni qual volta sono stati fatti degli esperimenti di eliminazione della famiglia, sono sempre inevitabilmente falliti.

La famiglia nella dimensione soprannaturale

  1. Fin qui il discorso di ordine “naturale”, che comunque nella prospettiva cristiana è insostituibile: la natura è perfezionabile ma non annullabile (Gratia perficit naturam).
  2. Ma l’importanza della famiglia nel Cristianesimo va ben oltre: la famiglia è al centro della dimensione salvifica. Per almeno tre motivi:

Primo Motivo: Nel Cristianesimo la Redenzione si realizza anche all’interno di una dimensione familiare.

Secondo Motivo: E’ nella dimensione familiare che il Verbo incarnato trova dimora e protezione.

Terzo Motivo: E’ nella dimensione familiare che si esprime la prima affezione da parte del Verbo incarnato.

Primo motivo: nel Cristianesimo la Redenzione si realizza anche all’interno di una dimensione familiare

  1. L’Incarnazione è l’unione di due nature (umana e divina) nell’unico soggetto che è divino. Ciò che conferisce valore ad un’azione è proprio la dignità del soggetto. Se il soggetto ha un valore finito, l’azione compiuta ha un valore finito; se il soggetto è infinito, l’azione compiuta ha un valore infinito. Dunque tutte le azioni del Verbo incarnato hanno avuto un valore infinito, anche quelle più apparentemente banali. Un valore infinito che le rendeva “capaci” di realizzare la Redenzione, che invece, per libera scelta di Dio, è avvenuta con il gesto più espressivo dell’amore: dare la vita.
  2. Tutti i gesti compiuti da Gesù nella sua famiglia (anche quelli più banali) hanno avuto un valore infinito, portando l’Infinito della natura di Dio nella limitatezza e soprattutto nell’ordinarietà di una vita familiare.

Secondo motivo: è nella dimensione familiare che il Verbo incarnato trova dimora  e protezione

  1. L’Incarnazione non è l’apparizione di Dio come uomo, ma il suo farsi veramente uomo. Dunque Dio, incarnandosi, ha preso davvero la natura umana, l’ha presa tutta intera, tranne due cose: il peccato e la possibilità di peccare.
  2. Quando pensiamo a Dio ci viene naturale pensare alla sua assolutezza, alla sua onnipotenza, alla sua infinità…eppure Dio, nella sua assolutezza, nella sua onnipotenza e nella sua infinità, ha sperimentato il bisogno della protezione.
  3. Il Verbo incarnato oltre ad un intelletto umano possiede un intelletto divino che non ha bisogno (in quanto divino) della maturità del corpo per esprimersi. Quindi, Gesù Bambino, pur possedendo la consapevolezza di essere Dio e possedeva questa consapevolezza sin dal concepimento, ha vissuto veramente tutti gli stati d’animo tipici di ogni bambino. Ha vissuto veramente il bisogno di protezione: la serenità di adagiarsi sul seno della Mamma o poggiare il capo sulle spalle del Papà.

Terzo motivo: è nella dimensione familiare che si esprime la prima affezione da parte del Verbo incarnato

  1. Gesù ha avuto bisogno dell’affetto. Dio per natura non può soffrire, né può vedere accrescere la sua felicità essendo nel suo essere sempre somma felicità; ma -come sembra dire la Scuola Francescana- Dio si è incarnato anche per poter soffrire e -si può aggiungere- per poter sperimentare il bisogno di sentirsi più contento per il fatto di essere amato.
  2. Dio per natura vuole essere amato, ma l’aumento di gioia per il fatto di essere amato è un’esperienza che ha vissuto incarnandosi. Ed è indubbio che il primo luogo dove il Verbo incarnato ha potuto fare esperienza del bisogno di amore e della gioia di essere amato sia stato proprio la Sua Famiglia.

La Santa Famiglia: riflesso della Trinità

 

  1. L’amore che Gesù (in quanto uomo ma anche in quanto Dio) ha espresso nella e verso la Santa Famiglia, l’ha posta in un certo senso in una dimensione non più solo umana, ma anche divina. La presenza di Dio, come suo naturale componente, ha fatto sì che la Santa Famiglia quasi si divinizzasse.
  2. La famiglia è tale con tutti i suoi naturali componenti e, anche se qualcuno di questi morisse, rimane tale nella completezza di tutti i componenti che in natura ha ricevuto e l’hanno formata. La Santa Famiglia (caso unico ed irripetibile) ha avuto il privilegio di avere come suo componente non solo un Vero Uomo ma anche un Vero Dio.
  3. Insomma, questa così grande importanza della Santa Famiglia nell’economia della Salvezza e la perfetta divinità di un suo componente la pone addirittura come un riflesso della Trinità divina. San Francesco di Sales scrive: (Giuseppe, Gesù e Maria) rappresentano il Mistero della Santissima e adorabile Trinità. Giuseppe, Gesù e Maria: Trinità meravigliosa e degna di tutti gli onori.”

Tutto si riconduce alla dimensione familiare e comunitaria

  1. Il cristiano nel suo rapporto con Dio si sente dentro una dimensione familiare, a cui poter affidare tutte le sue preoccupazioni, così anche il suo ineliminabile desiderio di affezione. Il beato Luigi Scrosoppi scriveva che la sua aspirazione fosse quella di sentirsi dentro la Santa Famiglia, di trovarsi dento i cuori di Gesù, di Maria e di Giuseppe, di trovarsi nel caldo della loro affezione e nella dimora (appunto la Santa Famiglia) in cui si è espressa quell’affezione: “Voglio essere un vero figlio di Maria Vergine e di san Giuseppe e quale figlio dipendere in tutto da loro, e operare tutto con la loro santa benedizione. Stare nei Sacri Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe, stare dentro tali Cuori.”
  2. Un membro della famiglia, quando è amato dalla famiglia e non vuole rinunciare alla famiglia, non può sentirsi abbandonato (sarebbe un controsenso), ugualmente –come affermano alcuni santi- ogni vero devoto della Santa Famiglia si salverà. “Le nostre suppliche –scrive san Leonardo da Porto Maurizio- salgono al Cielo per tre gradini: Gesù, Maria e Giuseppe. Nessun devoto della Sacra Famiglia può dannarsi.”

La devozione alla Santa Famiglia per salvare i nostri tempi, le nostre famiglie e le nostre anime

 

  1. Nell’apparizione finale di Fatima, il 13 ottobre del 1917, dopo la Vergine, i pastorelli videro in Cielo la Santa Famiglia. Racconta suor Lucia: “Allorché la Madonna scomparve nell’immensità del firmamento, scorgemmo accanto al sole San Giuseppe con il Bambino e la Madonna, vestita di bianco e con il manto azzurro. San Giuseppe e il Bambino parevano benedire il mondo con gesti della mano a forma di croce.”
  2. La Vergine apparve a Fatima per ammonire gli uomini perché troppe anime andavano e sarebbero andate all’inferno. Chiediamoci: perché far vedere anche la Santa Famiglia? Crediamo per due motivi: perché sarebbero venuti tempi in cui la famiglia sarebbe stata fortemente minacciata (è inutile fare l’elenco di tutte le offese perpetrate negli ultimi decenni contro questo istituto), ma anche perché molte anime si sarebbero dannate proprio a causa della crisi della famiglia.
  1. Una famiglia santa è via di salvezza e una famiglia santa è l’esito della devozione alla Santa Famiglia. Il beato Pietro Bonilli ammoniva: “La vostra casa abbia nel posto d’onore l’immagine della Sacra Famiglia e dinanzi ad essa recitate ogni sera il Santo Rosario. (…) la protezione di Gesù, Maria e Giuseppe non s’allontanerà mai da voi.”

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

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