La Tappa: La bellezza di affidarsi a san Giuseppe

Le Tappe sono scritti più lunghi che vengono offerti periodicamente a seconda di un tema che si lega al tempo liturgico o ad altre occasioni. Ogni tappa è formata da passaggi numerati.  

La bellezza della Quaresima

(112 passaggi)

Il più grande santo

1

San Giuseppe, dopo Gesù e la Madonna, è la creatura più importante in tutta l’economia del Cristianesimo.

2

E’ vero che Gesù disse che l’uomo più grande nato da una donna sia stato Giovanni Battista (Matteo 11); ma è pur vero che con tale affermazione Gesù esclude il suo padre putativo dando per scontato il fatto che fosse superiore a tutti. E’ un po’ come dire: …questo amico è la persona a cui tengo di più. E’ evidente che con una frase del genere che si escludano i propri genitori, i propri fratelli…

3

Chiediamoci: perché san Giuseppe, dopo Gesù e Maria, è il più grande?

4

Per la sua straordinaria missione, che fu quella di padre putativo di Gesù e di sposo della Vergine Maria.

5

Ed è per questo che san Giuseppe sta al di sopra di tutti: dei Patriarchi, dei profeti, di san Giovanni Battista, degli Apostoli, dei Martiri e dei Dottori della Chiesa.

Uomo giusto

6

Tutti gli elogi, anche i più eccelsi, si possono sintetizzare nel titolo con cui nelle Sacre Scritture è designato san Giuseppe: “uomo giusto” (Matteo 1,19).

7

San Girolamo (347-420), grande Padre della Chiesa, afferma che san Giuseppe meritò di essere chiamato “giusto”, perché possedeva tutte le virtù eroiche dei santi.

8

In tal modo (ecco la vera giustizia) ha dato in maniera piena ciò che a Dio è dovuto

9

Ed è per questo che san Tommaso d’Aquino (1225-1274) afferma che il vero “giusto” è colui che possiede in sé “la somma e l’equilibrio di tutte le virtù”.

La bellezza della vita di san Giuseppe

Il paradosso

10

Nella vita di san Giuseppe c’è un paradosso che è bellissimo.

11

Egli è il capo della Sacra Famiglia, pur essendo il più piccolo componente di questa Famiglia.

12

Insomma, in lui si realizzano le parole di Gesù: “Chi è minore fra voi, questo è il maggiore” (Luca 9,48).

13

D’altronde i paradossi sono tipici del Cristianesimo.

14

Spesso il più importante non è il più grande.

15

Succede nei sacramenti, dove il Battesimo è il sacramento più importante, ma non il più grande, perché il più grande è l’Eucaristia.

16

Succede anche nelle virtù: l’umiltà è la più importante, ma non la più grande; la più grande è la carità.

Vero padre, anche se non biologico

17

San Giuseppe era considerato da tutti il padre di Gesù.

18

Il Vangelo in diversi passi lo presenta come vero padre di Gesù.

19

Quando ormai adulto Gesù predica nella sinagoga di Nazareth, si legge: “Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: ‘Non è il figlio di Giuseppe?’.” (Luca 4,22).

20

La Madonna stessa dice a Gesù quando lo ritrovano al Tempio: “Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo.” (Luca 2,48).

21

Ovviamente Giuseppe non era il padre biologico di Gesù, ma era padre vero sotto tutti gli altri profili.

22

Sotto il profilo giuridico: era il capo della famiglia.

23

Sotto il profilo del sostentamento: ha mantenuto la Famiglia con i proventi del suo lavoro.

24

Sotto il profilo educativo: ha protetto ed educato Gesù. E inoltre gli ha insegnato il mestiere.

25

Gesù lo chiamava padre e gli stava sottomesso (Luca 2,51).

Un amore enorme per Gesù

26

L’episodio del ritrovamento al Tempio ci mostra quanto san Giuseppe amasse Gesù con vero amore di padre. Tant’è che la Madonna dice: “Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo…” (Luca 2,48)

La contemplazione

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San Giuseppe fu uomo di nascondimento a cui però tocco il meglio.

28

Visse nell’ordinario, ma anche nello straordinario.

29

Nell’ordinario, perché svolse costantemente il suo lavoro e custodì la Famiglia.

30

Nello straordinario, perché visse della continua contemplazione di Gesù e di Maria.

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Le bellezze del Dio incarnato e dell’Immacolata non disparvero mai dal suo sguardo.

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Pensiamo alla Notte di Natale. I suoi occhi erano fissi al tesoro che Egli già custodiva con immenso amore. Così san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) descrive lo stupore che invase il cuore di san Giuseppe: “Lingua umana non vale a descrivere i sensi di San Giuseppe presso il Bambino Gesù e neppure un angelo saprebbe ridire la felicità del Santo Patriarca, quando Maria Santissima, volendo rendere meno duro il giaciglio al pargoletto divino, lo pose fra le braccia di san Giuseppe. Egli lo ricevette con le ginocchia a terra dalle mani dell’Augusta Vergine, se lo strinse al seno con inesprimibile amore e rispetto, lo bagnò di lacrime, lo coprì di baci, l’offrì all’Eterno Padre come il riscatto del suo popolo, la speranza e la gioia di Israele. Oh, quanto si stimò fortunato l’umile figlio di Davide! Più ricco dei suoi antenati, in mezzo a tanta povertà egli possedeva il più prezioso tesoro del cielo; la sua gloria eclissava tutta quella della sua stirpe. Egli poteva contemplare con i suoi occhi, stringere al suo cuore quell’Emmanuele, che Davide salutava da lontano, con gli accenti profetici, come suo Signore e suo Dio”.

Il silenzio

33

Spesso la natura manifesta tutta la sua grandezza e la sua bellezza nel silenzio.

34

Pensiamo al sorgere del sole: non c’è rumore.

35

Pensiamo al crescere di un albero o di un fiore: non c’è rumore.

36

Pensiamo alla nascita della vita del grembo materno: non c’è rumore.

37

Nei Vangeli san Giuseppe non dice una parola: è l’uomo del silenzio.

38

Da questo punto di vista è il vero capo. Infatti, l’uomo autorevole solitamente non grida, basta la sua presenza per imporre la sua autorità.

39

Il silenzio di san Giuseppe è dato dai suoi privilegi.

40

Il privilegio di essere capo di una Famiglia perfetta e il privilegio di essere capo dell’infinita perfezione del Dio incarnato e della più grande perfezione creaturale: l’Immacolata.

41

Da qui il silenzio, ma anche l’azione.

42

Il silenzio, perché san Giuseppe doveva solo custodire, non rimproverare.

43

L’azione, perché la sua custodia esigeva atti e decisioni.

44

Infatti, tutta la vita della Sacra Famiglia, per all’incirca per trent’anni, poggia sul lavoro e sulle decisioni di san Giuseppe.

45

Si tratta di un silenzio e di un’azione che si realizzano nel sostegno.

46

Il sostegno è silenzioso. Le fondamenta reggono il fabbricato e, se dovessero far rumore, vorrebbe dire che stanno per cedere.

47

Gesù è l’autore della Redenzione, l’Immacolata è la madre della Redenzione, san Giuseppe ne è il

48

Insomma, l’Immacolata dà l’assenso e collabora alla Redenzione (corredenzione), san Giuseppe è colui che costituisce il sostegno affinché questi misteri si fossero potuti realizzare nella Storia.

L’attualità di san Giuseppe

49

San Giuseppe è tra i Santi più dimenticati. Eppure -lo abbiamo detto- dopo Gesù e Maria non vi è che lui.

L’importanza del culto agli albori della modernità

50

Quando iniziò a sorgere la concezione moderna dell’autorità e della politica, s’iniziarono a produrre dipinti su san Giuseppe.[1]

51

Soprattutto dipinti che descrivevano san Giuseppe in tenero atteggiamento nei confronti del Divino Bambino.

52

Per esempio, san Giuseppe che gioca con il Bambino o che lo fa giocare con la sua barba.

53

Ciò per un motivo ben preciso, perché si voleva sottolineare quanto fosse anticristiana una politica decisionista, ovvero tutto basata sulla convinzione che sarebbe l’autorità a fare la verità.

54

Una politica inoltre (si pensi a Machiavelli) completamente svincolata dalla morale.

55

San Giuseppe esprime invece i tratti dell’autorità cristiana:

Il servizio

L’obbedienza al vero

Il nascondimento

Il coraggio

Il sacrificio totale di sé 

La necessità del padre

56

In un libro di Claudio Risé, dal titolo Il padre, l’assente inaccettabile[2] si parla di un dato attualmente inequivocabile: l’assenza della figura paterna.

57

Certamente i nostri tempi di grande dissoluzione mostrano segni di assenza di varie figure autorevoli, ma l’assenza del padre è quella più incisiva ed anche quella che causa conseguenze più gravi.

58

Risé dimostra che l’impoverimento dell’autorità paterna si originò già con il Protestantesimo e la conseguente secolarizzazione della famiglia.

59

Ovviamente tutto si è poi aggravato con l’introduzione del divorzio.

60

E così oggi abbiamo molti bambini che sono ormai “orfani” di questo riferimento.[3]

61

Tra i ragazzi provenienti da famiglie senza padre si conta il 63% dei suicidi giovanili. [4]

62

Il 71% delle adolescenti incinte. [5]

63

L’85% dei bambini che mostrano disordini del comportamento. [6]

64

Il 75% dei pazienti adolescenti presso i centri per abuso di droghe. [7

65

L’85% della gioventù che è nelle carceri.[8]

La santificazione nell’ordinario

66

Viviamo in un mondo che ha reso l’uomo ossessionato dello “straordinario” (ma non quello buono!), uno “straordinario” da intendersi come gigantismo folle.

67

C’è sempre bisogno di fare cose grandi, assolutamente visibili.

68

Se non si fanno cose che possano essere viste e lodate da altri, ci si convince che è inutile farle.

69

San Giuseppe è invece l’uomo del nascondimento ed è l’uomo dell’ordinario.

70

A livello lavorativo svolse il suo mestiere nella costanza quotidiana.

71

E non poteva che svolgerlo con la massima esattezza, proprio perché in lui -come dice san Tommaso che abbiamo già citato- tutte le virtù erano al massimo dell’equilibrio.

72

Interessante è fare questa considerazione. San Giuseppe sapeva chi fosse Gesù, ma sapeva anche che avrebbe iniziato la sua missione solo ad una certa età. E così decise d’insegnargli il mestiere.

73

E Gesù, che l’Onnipotente e l’Onnisciente, si fece umilmente insegnare il mestiere da san Giuseppe.

74

Qual era il mestiere di san Giuseppe? Si dice: il falegname. Forse non è esattamente così. Il termine greco con cui viene indicato il mestiere di Giuseppe è “téktón”, che stava ad indicare colui che lavorava nel campo dell’edilizia, con materiali pesanti quali legno e pietra. Dunque, più che un falegname, era un carpentiere.

Il primato della vita interiore

75

San Giuseppe era un uomo di preghiera, ed era un uomo di vita interiore.

76

La vita interiore è una peculiarità cristiana.

77

E’ ciò che davvero conta nella vita. Infatti, ciò che conta è solo la vita di grazia: vivere in Dio e di Dio.

78

San Giuseppe, contemplando Gesù e Maria, riempiva le sue giornate di questo.

79

Lavoro e contemplazione, contemplazione e lavoro.

80

Una grande attualità, la sua, in un tempo come il nostro “ubriaco” di efficientismo esteriore.

Sposo casto e fedele

81

I nostri tempi sono tempi di trionfo di pansessualismo.

82

San Giuseppe è lo sposo casto e fedele.

83

Ha fatto della castità e della fedeltà i suoi tratti distintivi.

Testimone di giustizia e di obbedienza

84

I nostri tempi sono tempi manifestamente ingiusti, perché tempi in cui non si dà a Dio ciò che è di Dio.

85

Sono consequenzialmente anche tempi di disobbedienza, perché l’autorità pretende farsi obbedire senza riconoscere nessuna autorità fuori di sé.

86

A Giuseppe appare continuamente in sogno un angelo che gli trasmette un compito. Giuseppe si alza e fa ciò che gli è stato ordinato. Egli non indugia, non dubita e non discute; fa semplicemente ciò che è giusto.

Il giusto senso della morte

87

La Tradizione racconta che san Giuseppe sia morto tra le braccia o alla presenza di Gesù e Maria.

88

Quindi, ha fatto la morte migliore possibile.

89

Ed è per questo che è stato proclamato dalla Chiesa Patrono della buona morte.

90

La mistica venerabile madre Maria di Agreda (1602-1665) vide questa scena. Il racconto è presente nella sua opera La Mistica Città di Dio: Poi quest’uomo di Dio, rivolgendosi a Cristo, nostro Signore, nella più profonda reverenza, volle inginocchiarsi davanti a Lui. Ma il dolcissimo Gesù, venendogli vicino, lo accolse tra le sue braccia, e chinando il capo tra queste Giuseppe disse: “Mio altissimo Signore e Dio, Figlio del Padre eterno, Creatore e Redentore del Mondo, dona la tua benedizione al tuo servo e all’opera delle tue mani; perdona, Re pieno di misericordia, le colpe che ho commesso al tuo servizio. Ti esalto e ti lodo, e ti rendo grazie con tutto il cuore perché nella tua ineffabile condiscendenza mi hai scelto per essere lo sposo della tua vera Madre; fa’ che la tua grandezza e la tua gloria siano il mio ringraziamento per tutta l’eternità”. Il Redentore del mondo gli diede la sua benedizione dicendo: “Padre mio, riposa in pace e nella grazia del mio Padre eterno e mia, e ai profeti e ai santi, che ti attendono nel limbo, porta la lieta notizia della prossimità della loro redenzione”. A queste parole di Gesù, reclinandosi tra le sue braccia, il beatissimo san Giuseppe spirò, e il Signore stesso gli chiuse gli occhi.

91

Nei nostri tempi la morte è diventata un tabù, perché ad essa la cultura contemporanea non può dare una risposta.

92

Ma una caratteristica tipica dei gravi errori è causare una sorta di schizofrenia.

93

E così oggi, da una parte, si ha spavento della morte. Si pensi all’ossessione salutistica, dall’altra, si ricerca. Si pensi alla domanda eutanasica.

94

Ovviamente la causa è la stessa: l’impossibilità di dare un significato alla sofferenza.

95

Nell’ossessione salutistica si cerca di fuggire quanto più possibile dalla malattia.

96

Nella domanda eutanasica si cerca di fuggire ugualmente dalla malattia perché la si ritiene insopportabile.

97

La vita di san Giuseppe a riguardo è una vera alternativa.

Terrore dei demoni

98

San Giuseppe con la sua vita interiore e con la sua obbedienza non ha lasciato spazio all’azione del demonio.

99

Invocarlo nelle tentazioni risulta efficacissimo per superare ogni più duro momento.

La protezione della verità

100

Se la Madonna ha generato e cullato la Verità, san Giuseppe l’ha custodita.

101

Nei nostri tempi di errori, a Lui dobbiamo affidare l’apologetica, che è appunto la difesa della Verità Cattolica.

102

La famosa preghiera scritta da Leone XIII così dice in un passaggio: Allontana da noi, o padre amatissimo, questa peste di errori e di vizi che ammorba il mondo….[9]

La protezione della Chiesa

103

Perché la Vergine è Madre della Chiesa? Perché l’ha generata, avendo generato Cristo che è già tutta la Chiesa.

104

Ma se Maria è Madre della Chiesa, san Giuseppe ne è il suo Protettore, perché è Lui che ha dovuto proteggere Gesù.[10]

105

Fu Pio IX a dichiarare san Giuseppe “Patrono della Chiesa”[11]

La custodia della bellezza

106

Abbiamo detto che san Giuseppe visse di lavoro e soprattutto di contemplazione.

107

Ebbe l’incommensurabile privilegio di essere sempre dinanzi a Gesù e all’Immacolata.

108

Gesù e Maria costituiscono la massima bellezza.

109

Gesù la massima bellezza in assoluto, in quanto Dio.

110

L’Immacolata, la massima bellezza creaturale, in quanto piena di grazia.

111

A san Giuseppe si deve pertanto non solo la custodia della Verità, ma anche la custodia della Bellezza.

La potenza di san Giuseppe

Gesù nulla può rifiutare

112

Per capire quale ricca fonte di ogni sorta di grazie sia la devozione al glorioso Patriarca San Giuseppe, basteranno le seguenti parole di S. Teresa e con queste concludiamo: «Io non mi ricordo di aver sino ad oggi domandato una grazia a S. Giuseppe, che non me l’abbia accordata. Che bel quadro io metterei sotto gli occhi, se mi fosse dato di esporre le grazie segnalate, colle quali sono stata ricolma da Dio, e i pericoli di anima e di corpo, da cui sono stata liberata, mediante l’intercessione di questo grande Santo! Agli altri Santi Dio concede soltanto la grazia di soccorrerci in questo e tal altro bisogno, ma il glorioso S. Giuseppe, ed io so per esperienza stende il suo potere a tutto. Ed hanno ciò sperimentato al pari di me altre persone, alle quali io avevo consigliato di raccomandarsi a questo incomparabile Protettore … Se io avessi autorità di scrivere, proverei un santo piacere nel raccontare particolarmente le grazie di cui tante persone sono, come me, debitrici a questo grande Santo. Mi contento però di scongiurare per amor di Dio, quelli che forse non mi crederanno, a farne la prova e vedranno per esperienza quanto vantaggio ne venga dal raccomandarsi a questo glorioso Patriarca, ed onorarlo con speciale culto».


[1] Può darsi che la stessa grande devozione che santa Teresa d’Avila ebbe per san Giuseppe si debba a questo.

[2] Edizioni San Paolo, 2003.

[3] Scrive repubblica.it: Un molto presente, aiuta lo sviluppo dei figli. Ragazzini ben seguiti e sicuri, sono più equilibrati e hanno meno probabilità di sviluppare problemi comportamentali. E’ quanto sostiene una ricerca dell’università di Oxford che ha preso in esame un campione di 6.000 bambini. Gli esperti hanno esaminato i marcatori di coinvolgimento emotivo di queste famiglie e hanno evidenziato quanto sia essenziale questa relazione nello sviluppo emotivo. Il fattore qualità. Da tempo diversi studi hanno rivelato quanto l’attaccamento alla figura paterna sia un elemento positivo che aiuta lo sviluppo dei più piccoli. Un ‘buon papà’, attento ai bisogni del figlio, lo farà diventare un adulto sereno. Questa ricerca, in particolare, ricorda quanto sia essenziale la qualità del tempo passato con i bambini, più che la semplice quantità. “L’elemento nuovo e il punto di forza della relazione è come i nuovi padri percepiscono il loro ruolo di genitore. Se sono felici della paternità e se plasmano la loro vita in funzione di questo ruolo, il bambino si sente protetto. (…).

[4] Cfr. G.Guzzo, Alla ricerca dell’educazione perduta, in “Radici Cristiane”, n.66, luglio 2011.

[5] Cfr. G.Guzzo, Alla ricerca dell’educazione perduta, in “Radici Cristiane”, n.66, luglio 2011.

[6] Cfr. G.Guzzo, Alla ricerca dell’educazione perduta, in “Radici Cristiane”, n.66, luglio 2011.

[7] Cfr. G.Guzzo, Alla ricerca dell’educazione perduta, in “Radici Cristiane”, n.66, luglio 2011.

[8] Cfr. G.Guzzo, Alla ricerca dell’educazione perduta, in “Radici Cristiane”, n.66, luglio 2011.

[9] cfr. «Oratio ad Sanctum Iosephum», quae proxime sequitur textum ipsius Epist. Enc. «Quamquam Pluries» die 15 aug. 1889: «Leone XIII P. M. Acta», IX [1890] 183).

[10] Scrive Leone XIII: «Le ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere considerato speciale Patrono della Chiesa, e la Chiesa, a sua volta, ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di lui, nascono principalmente dall’essere egli sposo di Maria e padre putativo di Gesù… Giuseppe fu a suo tempo legittimo e naturale custode, capo e difensore della divina Famiglia… E’ dunque cosa conveniente e sommamente degna del beato Giuseppe, che, a quel modo che egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazareth, così ora copra e difenda col suo celeste patrocinio la Chiesa di Cristo» («Quamquam Pluries», die 15 aug. 1889: «Leonis XIII P. M. Acta», IX [1890] 177-179).

[11] Cfr. S. Rituum Congreg., «Quemadmodum Deus», die 8 dec. 1870: «Pii IX P. M. Acta», pars I, vol. V, 283


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