La vera natura del “Manifesto di Ventotene”. L’Europa non nacque allora.

di Michele Biancardi

le istituzioni europee non nascono con il Manifesto di Ventotene di Alterio Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colosini. Infatti, il contributo maggiore lo dettero Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman. Questi presero come riferimento simbolico il Sacro Romano Impero.

Il filone “laico” ebbe i suoi antesignani in Jean Monnet e in Paul-Henri Spaack.

Scrive Riccardo Pedrizzi su Il Settimanale di Padre Pio (n.31, anno 2021): “In effetti l’Europa di Spinelli e compagni è oligarchica e mondialista, vuole superare le differenze nazionali e non è pensata come il coronamento di un’unità di popoli europei, basata sui loro caratteri comuni (etnici, culturali, religiosi), ma come l’embrione di una futura aggregazione di livello mondiale che elimini definitivamente da tutta la faccia della terra ogni confine, ogni differenza culturale e che riunisca tutti i popoli del mondo. Insomma, l’Europa del manifesto è solo un primo passo di una struttura che dovrebbe preludere ad un internazionalismo indifferenziato ed uniforme con un governo globale mondialista.” 

A proposito dell’odio internazionale, nel Manifesto si afferma che gli Stati nazionali sarebbero stati uno strumento utile per ridurre il potere reazionario della Chiesa, ma poi sono divenuti cause di nazionalismi.

Nel Manifesto non vi è alcun riferimento all’identità religiosa dell’Europa.

Ma nel Manifesto c’è anche dell’altro. Per esempio, Spinelli critica il processo democratico e la sovranità e dice che deve essere una minoranza “veramente rivoluzionaria” a guidare il processo d’integrazione europea.

Dunque elitarismo tecnocrazia.


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