La Via Pulchritudinis n.4 (rubrica settimanale)

Giacomo Leopardi scrive nello Zibaldone (1817/32): Anche l’amore della meraviglia par che si debba ridurre all’amore dello straordinario e all’odio della noia ch’è prodotta dall’uniformità.

La meraviglia è legata, infatti, allo straordinario, a ciò che sorprende per la sua originalità e la sua unicità. Ma la meraviglia è legata anche ad un desiderio, che è quello che il poeta recanatese indica come noia, come cioè “scontatezza” del quotidiano e dell’ordinario. Una noia che nasce dalla monotonia dell’uniformità.

Cari pellegrini, il dipinto su cui vogliamo meditare questa settimana è di un artista contemporaneo, ma anche non-contemporaneo. Contemporaneo nel senso cronologico, è nato nel 1983, per cui ha solo 34 anni ed è ovviamente in piena attività. Ma è un non-contemporaneo nello stile. Il critico Vittorio Sgarbi lo definisce l’ultimo “caravaggesco” italiano. Si tratta di Giovanni Gasparro e l’opera che offriamo alla vostra attenzione è una tela che raffigura san Giovanni Apostolo che dà l’Eucaristia alla Vergine Maria.

Il centro del dipinto è l’ennesimo paradosso che sostanzia la bellezza della Verità Cattolica. Dopo il paradosso (che non è contraddizione) del Dio che è nello stesso tempo Uno e Trino, dopo il paradosso (che non è contraddizione) di un Dio che si fa veramente uomo, dopo il paradosso (che non è contraddizione) di una Donna che, pur essendo creatura, diventa veramente Madre di Dio, il paradosso (che ancora non è contraddizione) di un Madre che mangia Suo Figlio e mangia anche in un certo qual modo la sua carne.

La sua carne? Sì, lo esige la logica dell’unione ipostatica, laddove la Vergine Maria è vera Madre di Cristo e quindi la carne di Cristo è maternamente carne di Maria e il sangue di Cristo è maternamente Sangue di Maria.

Ma ciò che colpisce in questo dipinto e cattura subito lo sguardo non è tanto il gesto di san Giovanni che amministra l’Eucaristia alla Vergine, quanto quello dell’Angelo che tiene il piattino. Se lo sguardo dell’Immacolata è di contemplazione, se quello di san Giovanni è abbassato in segno di umiltà, quasi a sentirsi indegno di amministrare ciò che sta amministrando e a chi lo sta amministrando, quello dell’angelo è di uno stupore particolare.

Lo sguardo della creatura angelica, che la Provvidenza ha chiamato in quel solenne momento, non esprime un classico stupore di chi sta osservando qualcosa che pensava non potesse mai avvenire. No, quell’angelo sapeva bene che ciò che stava avvenendo sotto i suoi occhi fosse perfettamente nella logica di ciò che Dio aveva progettato e voluto per l’universo intero. E’ piuttosto uno stupore di chi ancora una volta riflette sulla meraviglia che Dio ha preparato. Di come Dio, malgrado la catastrofe del peccato, abbia da quella tragedia “costruito” qualcosa di altamente sublime: l’Immacolata non solo ha generato il Signore dell’universo, ma si ciba di Costui che è carne della sua carne e sangue del suo sangue.

E’ lo stupore di chi osserva ancora una volta la ripetizione di una meraviglia e si preoccupa che di quella meraviglia nulla vada perduto. Lo attesta lo sguardo tutto orientato verso la Madre e la mano ferma che regge con attenzione il piattino.

E’ lo sguardo -quello dell’angelo- in cui potremmo e dovremmo ritrovarci tutti.

E’ lo sguardo che ha capito quanto non siamo destinati alla condanna dell’uniformità, della noia e del non-senso -come direbbe Leopardi- bensì alla gioia, alla meraviglia che nasce dalla sorpresa del paradosso che salva la storia!

Un’opera come questa ci fa capire quanto solo nella Verità Cattolica si trovi una bellezza che sia pienamente appagante la mente, il cuore e lo sguardo.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

Be the first to comment on "La Via Pulchritudinis n.4 (rubrica settimanale)"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*