La Borraccia n.102

Tra gli strumenti di un cammino vi è la borraccia con cui portarsi dietro dell’acqua per idratarsi. Fuor di metafora, ne Il Cammino dei Tre Sentieri la “Borraccia” è la meditazione. I vari punti sono i “sorsi” della meditazione.

L’ACQUA

Quando è illuminata dalla Fede, l’anima abbraccia i limiti dell’universo.
(San Cirillo di Alessandria – Catechesi battesimale, 5)

I SORSI

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Cari pellegrini, chissà quante volte, da bambini, vedendo la luce del sole filtrare intensissima tra le tapparelle, abbiamo scorto il pulviscolo. E poi ci siamo messi a soffiare per ammirare tutti quei puntini luminosi roteare dinanzi a noi…

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Nelle parole di san Cirillo di Alessandria (370-440) che abbiamo scelto come “acqua” di questa borraccia” c’è un concetto che è umanamente inimmaginabile e, per questo, straordinariamente affascinante: con la Fede l’anima dell’uomo ha la capacità di allargarsi talmente da abbracciare (cioè contenere) l’universo intero.

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La chiave per capire ciò che dice san Cirillo è il rapporto tra Fede e Luce. Egli parla della Fede che illumina l’anima.

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La luce allarga la vista. Al buio non si può vedere nulla, e se la luce è fievole si può vedere poco; ma con la luce intensa si scorgono anche i particolari. Anzi, con la luce intensissima si scorgono realtà che non sono visibili ad occhio nudo. Come per l’esempio da cui siamo partiti: la luce del sole che filtra attraverso le tapparelle di una stanza e che fa vedere ciò che solitamente non si può vedere.

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E allora, cari pellegrini, domandiamoci: perché l’anima illuminata dalla fede fa abbracciare i limiti dell’universo? Risposta: perché diventa “capace” di Dio.

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“Capace” sul piano della conoscenza, acquisendo quei Misteri della Fede, di cui non si può venir a conoscenza con la sola ragione.

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Ma “capace” anche sul piano dell’amore, perché con la Grazia si unisce a Dio vivendo, di fatto, della Sua stessa Vita. E pertanto, come Dio abbraccia l’universo, così anche l’anima (ovviamente in senso analogico e per partecipazione) abbraccia anch’essa l’universo.

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“Universo” in questo caso significa toccare e percepire il mistero profondo dell’esistere: ciò che avvolge tutto. Infatti, Dio è il Significato di tutto …e, vivendo con Dio, l’uomo partecipa di questo dominio sul tutto.

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Ma, cari pellegrini, nelle parole di san Cirillo ci sembra “leggere” anche un’altra cosa. Prima abbiamo detto che questo famoso dottore della Chiesa si impegnò molto nel combattere l’eresia nestoriana, la quale, affermando il duplice soggetto umano e divino in Cristo, negava la divina maternità di Maria. Secondo questa eresia, Maria doveva essere considerata solo la madre del Gesù-Uomo e non del Gesù-Dio. San Cirillo combatté perché la verità su Maria potesse essere salvaguardata e ci riuscì. Ebbene, cari pellegrini, la divina maternità di Maria è proprio l’esaltazione di un bellissimo paradosso: una creatura umana diventa madre di Colui di cui è figlia!

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Se questo è avvenuto -ed è avvenuto!- allora perché meravigliarsi che anche l’anima umana, illuminata dalla Fede, possa in un certo qual modo abbracciare i limiti dell’universo intero?

Al Signore Gesù

Signore, cosa sarebbe la mia vita senza la tua luce? Brancolerei nel buio.
Invece, quando io sono con Te, Signore, la mia vita si apre.
Io sono nella vita, Signore, ma, se non ci fossi Tu, non riuscirei a vivere davvero la vita perché solo Tu puoi riconciliarmi con tutto.

Alla Madre Celeste e dello Splendore

Madre, Tu sei la Madre di Dio.
Il Poeta dice di Te nel Canto XXXIII del Paradiso: “Tu se’ colei che l’umana natura/Nobilitasti sì, che il suo Fattore/Non disdegnò di farsi sua fattura”
Ebbene, Madre, conducimi ad abbracciare il tuo Divin Figlio, perché solo così potrò abbracciare l’intera mia vita.
Madre, accompagnami nel cammino di questo giorno.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri

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