L’aceto che “compie” la vita

L’apostolo Giovanni era lì, testimone di quello che stava accadendo: il Figlio di Dio, il Verbo fattosi carne, appeso alla Croce in attesa di spirare per la redenzione dei peccati. Il mistero era dolorosissimo ma grande: Colui che aveva creato il mondo, e che anche in quel momento lo reggeva come causa sussistente di tutto, aveva deciso di non far nulla per Lui e di compiere quello strazio enorme per amore della creazione.

Proprio Giovanni, al capitolo 19 del suo vangelo, riporta questa frase: “In quel tempo, quando ebbe preso l’aceto, disse: ‘Tutto è compiuto’.” Sono parole che precedono immediatamente la morte di Gesù e per questo solitamente l’attenzione non si sofferma su di esse. Quando si ascoltano, già si è tutti concentrati nell’attendere quel che avviene immediatamente dopo: “… e, chinato il capo, spirò.” Eppure sono parole che sintetizzano il mistero della vita, mistero che è unicamente compreso, svelato e risolto dalla verità cristiana. E allora vediamo in che senso la frase: “In quel tempo, quando ebbe preso l’aceto, disse: ‘Tutto è compiuto’” sintetizza il mistero della vita.

Soffermiamoci sulla parola “aceto”. Essa è sinonimo di “amaro”. Il vino perde la sua dolcezza e sapore e diventa qualcosa che in piccola quantità può esaltare i sapori dei cibi, ma da sola non può essere bevuta. L’acre dell’aceto è insopportabile. Metaforizziamo: l’aceto può bene indicare la vita svuotata di ogni dolcezza, la vita cioè piena solo di amarezze, angustie, angosce che spinge verso la sua insopportazione. La vita amara. Ebbene, Gesù, dopo aver bevuto l’aceto, disse: “Tutto è compiuto.” Che vuol dire: dopo aver completato l’esperienza della sofferenza, può dire e dice che tutto si è realizzato come doveva realizzarsi. Insomma, il compimento vero e opportuno (“opportuno” perché c’è stato il peccato originale) non poteva esserci se non “bevendo l’aceto”, cioè “bevendo” l’amarezza della vita.

 Se non si passa attraverso la Croce, non c’è vita eterna; se non si “beve l’aceto” non può “compiersi la vita”.

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