Leggi questo straordinario episodio della vita di San Giuseppe da Copertino e capirai due cose…

Il 18 settembre ricorre la Festa di San Giuseppe da Copertino (1603-1663), meglio conosciuto come il “Santo dei Voli”.

Dal libro San Giuseppe da Copertino di Alfio Giaccaglia riportiamo un celebre episodio che ci fa capire due cose: gli straordinari carismi che possedette questo Santo e il desiderio di Dio che i Protestanti si convertano. Cosa -questa- che negli ultimi tempi è sempre più urgente ricordare. A chiunque!

Il fatto più strepitoso che accrebbe la fama del Santo per tutta l’Europa fu senza dubbio la conversione al Cattolicesimo del protestante Giovanni Federico, Principe di Brunswick. Giovane di venticinque anni, ardito, intelligente, passava l’anno 1649 da una Corte all’altra dell’Europa per ammirare ed essere ammirato, finché giunse a Roma, e da Roma non poté trattenersi dall’andare in Assisi per veder Giuseppe, del quale aveva già tanto sentito parlare in Germania. Si presento al convento con una lettera credenziale del cardinale Rapaccioli. Il giovane principe, ch’era accompagnato da due nobili, un cattolico e un luterano, espresse subito il desiderio di voler parlare con padre Giuseppe. Si decise però di attendere il mattino seguente, quando il Santo avrebbe terminato la Messa. L’ospite, però, ansioso ed impaziente, fu introdotto per una scala segreta fin sulla porta della Cappella proprio durante la celebrazione della Messa. La sua presenza era sconosciuta al Santo; ma questi se ne accorse subito e un prodigio sconvolgerà l’anima del Principe. Giuseppe, infatti, presa l’Ostia fra le dita, la trovò durissima: incapace di spezzarla, la ripose sull’Altare, fissandola amorosamente come per scoprire la causa di tanta durezza. Improvvisamente proruppe in grande pianto; di lì a poco, con un grande grido, piegò i ginocchi, salì in aria e volo all’indietro per cinque passi; poi, con un altro acutissimo grido, ritornò presso l’Altare, si fermò in estasi sull’Ostia la riprese fra le dita e con gran fatica riuscì finalmente a spezzarla. Il Principe,che aveva osservato tutto fra le meraviglia e lo spavento, restò fortemente colpito da quel pianto singolare e ne volle domandare la ragione al Padre Custode. Questi gli fece intendere che Giuseppe di solito era molto restio a dare spiegazione dei fatti suoi straordinari, ma che tuttavia, in considerazione della sua persona, glielo avrebbe chiesto. “Quelli che mi hai mandato stamattina -disse padre Giuseppe al Padre Custode che gli pose la domanda- hanno il cuore duro, perché non credono ciò che crede la Santa Chiesa Cattolica e per questo l’Ostia si è indurita nelle mie mani e non potevo spezzarla.” Quando il Principe seppe delle parole di padre Giuseppe, fu suo desiderio incontrarlo. Non prese però alcuna risoluzione. Anzi: quasi sfacciatamente palesò un provocatorio sarcasmo. Ma il mattino seguente decise di presenziare nuovamente alla Messa di padre Giuseppe. E avvenne un nuovo prodigio. Al momento dell’Elevazione, padre Giuseppe si sollevò da tera per un buon palmo. E nell’Ostia grande fu vista da tutti una croce nera. Il Principe non poté che sciogliersi in pianto. Il luterano che lo accompagnava pensò tra sé che sarebbe stato molto meglio che non avessero fatto quel viaggio, un viaggio che stava cambiando loro la vita.  Il Principe si trattenne con padre Giuseppe in più di una conversazione e alla fine non poté che convertirsi. 

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