L’Eucaristia e le epidemie: La peste a Roma e san Gregorio Magno

di Maria Bigazzi

Gregorio Magno era subentrato nel settembre del 590 a papa Pelagio II, morto a causa della tremenda pestilenza arrivata dall’Egitto nell’anno precedente, la cosiddetta lues inguinaria che mieteva sempre più morti e sembrava non voler cessare.

Il nuovo Papa decise di organizzare una processione che attraversasse le vie della città, per portare a San Pietro l’immagine di Maria “Salus populi Romani”, conservata in Santa Maria Maggiore.

Per comprendere la gravità di quell’epidemia è opportuno riferire che durante la processione, in un ora soltanto, morirono ben ottanta persone. Ma papa Gregorio continuò ad incoraggiare i presenti, invitando a proseguire con fede.

 Alla processione parteciparono tutto il clero e l’intera popolazione.

Gregorio di Tours, nell’Historiae Francorum (liber X, 1) e Iacopo di Varazze, nella Legenda Aurea, riportano nei particolari i fatti e il miracolo avvenuto.

Man mano che il corteo si avvicinava a San Pietro, l’aria diventava più leggera e salubre.

Giunti al ponte che collegava la città al Mausoleo di Adriano, d’improvviso dal cielo si udì un canto di voci angeliche e schiere di angeli scesero intonando le parole del Regina Coeli, l’antifona che in tempo pasquale sostituisce l’Angelus.

San Gregorio rispose: “Ora pro nobis rogamus, Alleluja!”.

Gli angeli scesero accanto ai presenti e circondarono il dipinto di Maria.

San Gregorio alzò lo sguardo e vide sulla cima del castello la grande figura armata dell’Arcangelo Michele mentre asciugava la spada dal sangue e la riponeva nel fodero. La peste era finita.

Questo miracolo testimonia la fede di migliaia e migliaia di persone che sotto la guida del Papa si affidarono completamente alla materna protezione di Maria Santissima e per mezzo di Lei a Dio, vincendo ogni paura e rispetto umano.

È necessario un pieno e completo abbandono in Dio. Non bastano le semplici, e a volte doverose, norme sanitarie, occorre soprattutto affidarsi e abbandonarsi e dire che non deve con coraggio il proprio “fiat” a Dio, aprendo gli occhi della Fede con la certezza che “Nulla è impossibile a Dio”.

 Ma vi è anche uno stretto legame tra San Gregorio Magno e la Santa Eucaristia. Il Santo, infatti, sapeva che Gesù Eucarestia è l’unico e vero Medico dell’anima, l’unico che può portare la pace nei cuori delle persone e sanare ogni malattia, sia fisica che spirituale.

Sull’esempio dei santi, anche noi che ci troviamo ad affrontare situazioni di sconforto, paura e inquietudine, dobbiamo affidarci completamente a Dio, ascoltando il richiamo della Vergine Maria che a Fatima ha chiesto digiuno e preghiera, e in particolare la recita del Santo Rosario.

Ritorniamo a Dio con cuore sincero, unendoci a Lui nella celebrazione della santa Messa, sorgente di ogni favore e grazia che nessuna lingua umana potrebbe enumerare.

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1 Comment on "L’Eucaristia e le epidemie: La peste a Roma e san Gregorio Magno"

  1. Carla D'Agostino Ungaretti | 8 aprile 2021 at 9:50 | Rispondi

    Ma chi si affida più a Dio nel momento del dolore? Il corriere della sera ha commemorato più volte le vittime del Covid, riportando le parole dei loro familiari, ma ho notato che NESSUNO di essi ha invocato l’aiuto di Dio e della Madonna nel momento del dolore o ha detto di pregare per le anime dei loro cari. Adesso è di moda dire “Ciao” al funerale del defunto e “Mi mancherai”. E’ la scristianizzazione che dilaga.

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