L’ipocrisia di servire la Nazione giocando ad inventare le regole elettorali

Foto Roberto Monaldo / LaPresse12-01-2015 RomaPoliticaCamera dei Deputati - ddl Riforme costituzionaliNella foto Ettore Rosato, Emanuele Fiano Photo Roberto Monaldo / LaPresse12-01-2015 Rome (Italy) Chamber of Deputies - Constitutional reformsIn the photo Ettore Rosato, Emanuele Fiano

La Rivoluzione francese è iniziata di fatto con la questione del cosa fosse il Terzo Stato e quale dovesse essere il suo ruolo. Agli Stati Generali si discusse se far votare per testa o per stato. Insomma, tutto sommato una questione di “legge elettorale”.

Si può senz’altro affermare che l’evento che segna il momento centrale del processo della modernità sia legato a questa discussione. Ovviamente si trattò di una causa prossima di ciò che accadde, che non annulla, anzi, tutte le altre, molteplici, cause remote.

La riflessione, dunque, che dobbiamo fare è questa. Ci sono due modi di concepire il corpo sociale. C’è un modo tradizionale, che, con tutte le difficoltà e le differenziazioni del caso, si è imposto nel mondo premoderno; e c’è invece un altro modo di concepire la società che è tipica della modernità.

Il primo modo è legato al riconoscimento del dato oggettivo che si desume dalla realtà delle cose. Non a caso nella società cristiana medioevale il corpo sociale veniva visto come corpo umano; e il corpo umano non s’inventa né funziona attraverso teorie personali, meccanismi progettati, bensì per forza e strutturazione propria, a seconda delle leggi che si esplicano nella natura e che sono date dal Creatore.

Il secondo modo di concepire il corpo sociale (quello moderno) prescinde volutamente dal dato naturale. Il corpo sociale non è da concepire come un corpo umano, un organismo, bensì diventa una sorta di “teorema” precostituito nelle menti di qualche ideologo. Ovviamente il tutto ha una spiegazione, in quanto viene fuori dalla svolta razionalista nella storia del pensiero.

Da qui la differenza delle “regole” della politica. Nella società tradizionale “regole” non ve ne sono. Nella società moderna le “regole” sono necessarie, anzi indispensabili. E un po’ come avviene giocando. Se i bambini giocano a fare la corsa, la regola è naturale, non va inventata: vince chi arriva primo. Ma se i bambini volessero inventare un nuovo gioco, un gioco che non hanno mai fatto prima, allora diventerebbe indispensabile inventare anche delle regole, mettersi d’accordo su ciò che arbitrariamente si decide. Se il gioco c’è sempre stato, le regole si ereditano naturalmente. Se è inventato, devono essere inventate anche le regole.

Dov’è però la questione? E’ che nell’uno e nell’altro caso la sopraffazione del potere non vien meno, anzi; per cui è un falso la convinzione moderna secondo la quale una certa svolta nel pensiero politico sia stata a servizio della libertà. Nella concezione moderna del corpo sociale vi e sì l’illusione di aver eliminato dati oggettivi discriminanti (gerarchia sociale, trasmissione della potestas all’interno della generazione familiare), ma poi queste discriminazioni sono comunque venute fuori anche e soprattutto con l’invenzione delle regole, dove a decidere è solo chi ha il potere di decidere, dove stabilisce solo chi può stabilire, dove inventa solo chi può inventare.

Nella società tradizionale “inventa” Dio, nel società moderna inventa l’uomo. Attenzione: non tutti gli uomini, un gruppo di uomini, una parte di uomini (i partiti si chiamano così per questo motivo) con una decisione finalizzata alla conservazione del proprio potere e dei propri particolari interessi.

A proposito di legge elettorale, lo spettacolo che si rinnova ogni tanto è chiaro. E’ il trionfo dell’ipocrisia. Tutti a dire che i propri voti favorevoli e contrari sarebbero per l’interesse della Nazione, quando si sa che tutto è all’insegna di altri interessi a seconda se una determinata legge elettorale favorisca o meno la propria “parte” politica.

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