Liturgia della Festa – 3 ottobre: Santa Teresina del Bambino Gesù – Vergine

Teresa e l’Anno Liturgico

“Che cosa potrei dire delle veglie invernali ai Buissonnets? Dopo la partita a dama, Maria o Paolina leggevano l’Anno Liturgico … Durante la lettura io prendevo posto sulle ginocchia di Papà, il quale terminata la lettura, cantava con la sua bella voce melodiosi ritornelli, per addormentarmi. lo poggiavo allora la testa sul suo cuore ed egli mi cullava dolcemente … “. Sono passati appena 62 anni dall’entrata in cielo dell’amabile Santa ed eccola prendere il suo posto in questo stesso Anno Liturgico del quale ascoltava con delizia la lettura. È lecito pensare, senza temerarietà, che l’Anno Liturgico le abbia dato il senso profondo delle feste “che tanto amava”, che le abbia fatto conoscere “i beati abitanti della città celeste ai quali chiese il loro amore moltiplicato, per amare il buon Dio”, le abbia comunicato l’amore della Chiesa nel seno della quale “voleva essere l’amore”, e, ancora “la fiducia audace di diventare una grande Santa”.

La missione di Teresa

Ogni giorno, sul Calendario liturgico, i Santi ci portano la loro testimonianza; ogni giorno Dio, per mezzo loro, ci fa ascoltare la sua voce, ci propone l’esempio della loro vita, ci richiama la loro missione. Teresa raccolse la testimonianza, ascoltò la voce e ora, conosciuta nel mondo intero, ci offre l’esempio della sua vita, per insegnarci a essere noi pure santi. La vita di santa Teresa del Bambino Gesù è caratterizzata dai meriti dell’infanzia spirituale. Il senso della sua missione fu precisato dalla santa stessa, poco prima della morte: “Sento che la mia missione incomincia: la mia missione è di fare amare il buon Dio come io l’amo … di offrire la mia piccola vita per le anime, è la via dell’infanzia spirituale, il sentiero dell’abbandono completo. Voglio far conoscere i mezzi che mi servirono così bene e dire che una cosa sola bisogna fare quaggiù: gettare a Gesù i fiori dei piccoli sacrifici, ricevere i sacrifici come carezze … “.

L’infanzia spirituale

Che cosa vuol dire entrare nella via dell’infanzia spirituale? Vuoi dire avere i sentimenti dei bambini, comportarsi verso il Padre, che è nei cieli, come si comportano i bambini verso il loro padre terreno. Il Signore ha insistito tanto nel Vangelo sulla necessità di farsi come piccoli bambini, per entrare nel regno dei cieli. Onde dobbiamo concluderne “che il Maestro divino vuole chiaramente che i suoi discepoli vedano nell’infanzia spirituale la condizione necessaria per ottenere la vita eterna” (Discorso di Benedetto XV per la promulgazione del Decreto sulla eroicità delle virtù, 14 agosto 1921).

Molti forse pensano che ciò sia facilissimo, che sia un andare al cielo senza fatica, ma, in realtà, lo spirito di infanzia implica per l’orgoglio umano il più costoso sacrificio, perché è il rinnegamento totale di se stessi. “Esclude, diceva Benedetto XV, il sentimento superbo di se stessi, la presunzione di pervenire ad un fine soprannaturale con mezzi umani, la fallace pretesa di bastare, nell’ora del pericolo e della tentazione, a se stessi. Suppone una fede viva nell’esistenza di Dio, un omaggio pratico alla sua potenza e alla sua misericordia, un ricorso fiducioso alla Provvidenza di Colui, che ci concede la grazia di evitare ogni male e di operare ogni bene” (ibid.).

Non convinciamoci che tale via sia facoltativa o almeno riservata alle anime che il peccato non ha mai macchiate, perché le parole del Signore sono precise e sono rivolte a tutti, senza eccezione: “Se non vi convertirete e non diventerete come piccoli fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli. Chi deve ridiventare bambino se non colui che bambino non è più? Queste parole includono l’obbligo di impegnarsi per riconquistare i doni dell’infanzia e di tornare alla pratica delle virtù dell’infanzia spirituale” (ibid.).

L’umiltà

Dio e la piccola Santa ci dànno oggi un altro insegnamento. Ci insegnano che se vi è una cosa più grande dell’azione e della potenza del genio, questa è “l’umiltà, la fedeltà al dovere del proprio stato, qualunque esso sia, in qualsiasi campo e grado della gerarchia umana Dio ci abbia posti e chiamati a lavorare, la disposizione a tutti i sacrifici, l’abbandono confidente nelle mani e nel cuore di Dio e, soprattutto, la carità vera, il vero amore di Dio, la vera tenerezza per Gesù Cristo, che ricambi la tenerezza di cui egli ci ha dato prova. È questa una via, che, senza permettere a tutti di raggiungere le altezze alle quali Dio condusse Teresa, è tuttavia possibile e facile per tutti” (Discorso di Pio XI per l’approvazione dei miracoli, 11 febbraio 1923).

La carità

“In un tempo, continuava Pio XI, che ha per caratteristica il movimento, l’azione febbrile e senza risposo, si dimentica troppo quello che è la sostanza intima, il valore vero di qualsiasi azione e di ogni santità: la carità. Teresa è un cuore, un’anima teneramente infantile e, nello stesso tempo apostolica fino all’eroismo. È tutta piena, tutta vibrante di amore per Dio, di un amore tenero c forte, semplice e profondo, che le ispira trasporti di filiale abbandono e meravigliose gesta di Apostola e di Martire” (Discorso per la promulgazione del Decreto “di Tuto”, 19 marzo 1923). La via che conduce all’amore, ci ripete Teresa, “è l’abbandono del piccolo bambino, che si addormenta senza paura in braccio al padre” (Storia di un’anima c. X). E aggiunge: “Oh! se le anime deboli e imperfette come la mia sentissero quello che io sento, non dispererebbero di raggiungere la vetta dell’Amore, perché Gesù non chiede azioni grandi, ma solo l’abbandono e la riconoscenza … Io mi elevo a Dio con la confidenza e con l’amore, non per il fatto di essere stata preservata dal peccato mortale. Oh! io sento che, se anche avessi sulla coscienza tutti i delitti che si possono commettere, non perderei un briciolo della mia confidenza, ma andrei, col cuore spezzato per il pentimento, a gettarmi nelle braccia del mio Salvatore. Lo so che egli ama teneramente il figlio prodigo, ho udite le sue parole a santa Maddalena, alla donna adultera, alla Samaritana e nessuno potrebbe spaventarmi, perché io so quanto confidare nella sua misericordia. Io so che tutta la moltitudine delle offese si consumerebbe in un batter d’occhio, come una goccia d’acqua gettata sopra un braciere ardente” (ibid. c. IX e X).

“In verità, concludeva il Papa, il buon Dio ci dice molte cose per mezzo di lei, che fu la sua parola vivente, e la lezione più bella che ci dà, quella che riassume tutte le altre, è di piacere a Dio, di amare Dio, di piacergli e di amarlo facendo la sua volontà. Ciò può avvenire in mezzo al rumore del mondo, come nel silenzio del chiostro. È cosa indifferente essere ricco, avere molta intelligenza, disporre di grandi risorse di volontà e di spirito. La Santa ci ammonisce che ciò che conta davanti a Dio è ciò che ciascuno gli può offrire e che tutti possono presentarsi a Lui ricchi della pace del cuore, con l’anima piena di sentimenti sinceri, abbandonati alla sua adorabile volontà” (Discorso del 30 aprile 1923).

“Tutto il mondo mi amerà”, diceva Teresa prima di morire. La profezia si è avverata e i pellegrini corrono a Lisieux e l’immagine della piccola carmelitana è dappertutto. La nostra divozione a santa Teresa però non sarà sincera se noi non ci sforzeremo di imitarla. “Dal profondo del chiostro, affascina oggi il mondo con la magica forza del suo esempio di santità che tutti possono e devono seguire, perché tutti devono entrare nella piccola via tutta purezza, semplicità di spirito e di cuore, amore irresistibile della bontà, della verità e della sincerità. Che cosa sarebbero la vita familiare e la vita sociale, se simile lezione fosse compresa da tutti! se tale semplicità di spirito e di cuore fosse alla base dei rapporti tra le nazioni! Come cambierebbe il mondo, se si tornasse a questa evangelica semplicità!” (Pio XI, Discorso ai pellegrini il 18 maggio 1925).

VlTA

Teresa nacque ad Alençon il 3 gennaio 1873. Assistita fin dall’infanzia da grazie specialissime dello Spirito Santo, ebbe il desiderio di nulla rifiutare a Dio e di consacrarsi a Lui nella vita religiosa. A nove anni fu affidata alle Benedettine di Liesieux per la sua istruzione e l’anno seguente una malattia misteriosa la fece molto soffrire, ma fu repentinamente guarita dal sorriso di una statua della Vergine delle Vittorie. Tosto poté fare la prima Comunione, che operò, come lei dice, “la fusione tra lei e Gesù”. Durante un viaggio a Roma, ebbe modo di chiedere a Leone XIII di entrare nel Carmelo a 15 anni e vi fu ammessa il 9 aprile 1888. Al Carmelo si sforzò di realizzare il desiderio del Signore: “Se volete essere perfetti, siate come bambini” e, nel suo desiderio di salvare anime, si offrì vittima di olocausto all’amore misericordioso. Il 30 settembre 1897, morì dicendo: “Mio Dio, io vi amo!”. Una moltitudine di grazie e di miracoli rivelò tosto la sua potenza presso Dio, mentre il suo libro: Storia di un’anima, fu diffuso nel mondo intero. Dietro insistenze di tutto il mondo cristiano, Pio XI beatificò l’umile carmelitana nel 1923, e due anni dopo la canonizzò e la dichiarò Patrona di tutte le Missioni, come san Francesco Saverio. Sua Santità Pio XII la dichiarò Patrona secondaria della Francia.

L’unica ambizione

“Per amarti come tu mi ami, o mio Dio, mi è necessario prendere a prestito il tuo stesso amore e solo allora io trovo riposo”. Anche noi, per amare il Signore e rivolgerei a te, per festeggiarti con la Chiesa, o santa Teresa del Bambino Gesù, sentiamo il bisogno di prendere a prestito le tue espressioni e il tuo amore.

Tu hai sempre desiderato di amare Dio, non hai desiderato altra gloria che questa. Il suo amore ti ha prevenuta fin dalla tua infanzia, è cresciuto con te, è diventato un abisso del quale noi non possiamo conoscere il fondo. Ricordati delle parole che Gesù ti fece un giorno capire dopo la Comunione: “Attirami, correremo insieme nella scia dei tuoi profumi” (Cant. 1, 3). Quando un’anima si è lasciata prendere dall’odore inebriante dei profumi divini, non sa correre sola, e trascina dietro di sé tutte le anime che ama. Tu ami tutte le anime e hai desiderato che le anime che si accosteranno alla tua “corrano spedite nella scia dei profumi del Diletto”.

La vocazione dell’amore

Madre delle anime, per la tua vocazione al Carmelo, hai sentito in te tutte le vocazioni: quella del guerriero, del sacerdote, dell’apostolo, del maestro, del martire. Non potendo seguirle tutte, hai “ricercato con ardore i doni più perfetti, una via più eccellente” (I Cor. 12, 31), quella della Carità. La carità ti fornì la chiave della vocazione e tu hai compreso che l’amore racchiude tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, perché è eterno. Ti sei allora offerta vittima all’amore infinito, hai alleggerito il tuo cuore, rendendo a Gesù amore per amore.

I piccoli sacrifici

Come l’amore si prova con le opere, en petite enfant, hai gettato fiori, tutti i fiori che avevi incontrato li hai sfogliati per il Signore e hai cantato, cantato sempre, e il tuo canto fu tanto più melodioso quanto le spine erano più lunghe e più pungenti. La Chiesa trionfante, raccogliendo le rose sfogliate, le ha riversate sulla Chiesa sofferente, per spegnere le fiamme, e sulla Chiesa militante, per darle la vittoria. Per molto tempo hai tenuto gli occhi fissi sull’Aquila divina, hai voluto essere affascinata dal suo sguardo, divenir preda del suo amore e una sera l’Aquila scese su di te, ti portò al focolare dell’ Amore, per fare di te per sempre la vittima beata dell’Amore.

Ora, dal luogo della gloria e dell’amore, insegna a tutte le piccole anime la condiscendenza ineffabile del Salvatore. Insegna ad abbandonarsi con totale fiducia alla misericordia infinita. Fa’ conoscere a noi i segreti di amore e dà l’amore della Chiesa “alla quale il più piccolo movimento di puro amore è più vantaggioso che tutte le altre opere riunite insieme” (San Giovanni della Croce). Ripeti infine a Gesù senza stancarti la tua ultima e sublime preghiera, che così spesso è già stata esaudita: “Ti supplico, o mio Diletto, di volgere il tuo sguardo divino sopra un grande numero di piccole anime, ti supplico di sceglierti in questo mondo una legione di piccole vittime degne del tuo amore!”.

da: P. GUÉRANGER, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 1133-1138.

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