Liturgia della Festa – Ventiquattresima e Ultima Domenica dopo la Pentecoste

Il compimento dell’anno Liturgico

Il numero delle Domeniche dopo la Pentecoste può superare le 24 e arrivare a 28 e ciò dipende dalla maggiore o minore vicinanza della Pasqua all’equinozio di Primavera. La Messa che segue però è sempre riservata all’ultima Domenica e l’intervallo che vi può essere viene occupato dalle Messe delle Domeniche dopo l’Epifania, che hanno dovuto essere omesse, ma come abbiamo detto, Introito, Graduale, Offertorio e Communio restano fino alla fine dell’anno liturgico quelli della domenica ventitreesima.

La Messa della Domenica XXIII

I nostri vecchi consideravano questa Messa l’ultima del Ciclo liturgico e l’Abate Ruperto ci ha rivelato il senso profondo delle varie parti di essa. Abbiamo veduto che termine delle intenzioni divine nel tempo è la riconciliazione del Giudaismo e abbiamo udito confondersi insieme le ultime note della santa Liturgia e le ultime parole di Dio a riguardo della storia del mondo. Ormai è raggiunto il fine cercato dalla Sapienza eterna nella creazione e perseguito misericordiosamente, dopo la caduta, con la redenzione e questo fine era l’unione divina con l’umanità riportata alla unità di un solo corpo (Ef 2,16) e ora essendosi i due popoli nemici, gentile e giudaico, riuniti in un solo uomo nuovo in Cristo loro capo (ivi, 15), i due Testamenti, che nel corso dei secoli segnarono così profondamente la distinzione tra tempi vecchi e nuovi, si cancellano da sé, per far posto allo splendore dell’alleanza eterna.

La Messa di oggi

Una volta la Liturgia Sii fermava qui. La Chiesa era contenta di aver portato i suoi figli non solo a conoscere lo sviluppo del pensiero divino, ma ad unirsi veramente al Signore in una comunione reale di vedute, di interessi e di amore. Essa non tornava sull’annunzio della seconda venuta dell’Uomo-Dio e del finale giudizio, che aveva proposto di meditare nell’avvento, all’inizio della via purgativa e solo dopo parecchi secoli, volendo dare al Ciclo Liturgico una conclusione più precisa e più chiara, per i cristiani di oggi, cominciò a terminare l’anno col racconto profetico della tremenda venuta del Signore che chiuderà i tempi per iniziare l’eternità. San Luca che da tempo immemorabile lanciava questo annunzio nell’Avvento, lascia il posto a san Matteo con l’incarico di ripeterlo ancora e più lungamente nell’ultima Domenica dopo la Pentecoste.

MESSA

EPISTOLA (Col 1,9-14)

Fratelli: Non cessiamo di pregare per voi e di chiedere che siate ripieni della conoscenza della volontà di Dio, con ogni sorta di sapienza e di intelligenza spirituale, affinché vi riportiate in maniera degna di Dio, da piacere a lui in tutte le azioni, producendo frutti in ogni opera, e crescendo nella conoscenza di Dio, corroborati in ogni virtù, mediante la gloriosa potenza di lui, nella perfetta pazienza, nella longanimità piena di gioia; ringraziando Dio Padre, il quale ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce, e, liberandoci dall’impero delle tenebre, ci ha trasportati nel regno del suo diletto Figliolo, nel quale, mediante redenzione, avremo la remissione.

Azione di grazie

Il ringraziamento e la preghiera che sono riassunti dall’Epistola, sono anche degna conclusione degli insegnamenti dell’Apostolo e di tutto il Ciclo della Santa Liturgia.

Il Dottore delle Genti ha svolto il compito affidatogli dalla Madre comune e, se le anime prese a guidare dopo la discesa dello Spirito d’amore non hanno tutte raggiunto la perfezione, che per tutte egli desiderava, non dipende da lui. I cristiani, che camminarono fedelmente nella via loro aperta dalla Chiesa un anno fa, ora sanno per felice esperienza che tale via sbocca sicuramente nella vita di unione in cui regna sovrana la divina carità. Chi del resto, per poco non abbia impegnato l’intelligenza e il cuore allo sviluppo delle stagioni liturgiche, non ha veduto crescere in sé la luce? E la luce è l’elemento necessario che ci strappa al dominio delle tenebre e, con l’aiuto di Dio, ci porta nel regno del suo Figlio diletto. La Redenzione che il Figlio dell’amore di Dio venne a compiere quaggiù è progredita in tutti quelli, che in qualche modo si sono uniti al pensiero della Chiesa dalle settimane dell’Avvento a questo ultimo giorno del Ciclo liturgico e tutti dobbiamo ringraziare il Padre della luce (Gc 1,17) che ci ha resi degni di avere una parte, sia pure piccola, dell’eredità dei santi.

Preghiera

Tutti però dobbiamo pregare perché il dono eccellente (ibidem) deposto in varia misura nei nostri cuori si sviluppi nel nuovo anno liturgico che sta per cominciare. Il giusto quaggiù non sta fermo: o torna indietro o progredisce e, qualsiasi altezza abbia con la grazia raggiunto, deve continuare a salire (Sal 83,6).

L’Apostolo si rivolgeva ai Colossesi, che avevano ricevuto il Vangelo e nei quali il seme della verità fruttificava in modo meraviglioso nella fede, nella speranza e nell’amore (Col 1,4-6), ma non rallenta la sua sollecitudine e il loro progresso è motivo (ivi 9) per lui, che già pregava, di non cessare più nella preghiera. Preghiamo noi pure e chiediamo che Dio ci riempia ancora e sempre della sua divina Sapienza e dello Spirito di intelletto, perché ne abbiamo bisogno per potere rispondere alle sue misericordiose intenzioni. L’anno che comincia prepara alla nostra fedeltà ascensioni nuove forse laboriose, ma premiate con vedute migliori nel giardino dello Sposo e con frutti più copiosi e soavi. Camminiamo in modo degno di Dio, gioiosi e forti, sotto lo sguardo suo amorevole, per la via che sale e conduce al riposo senza fine della visione beatifica.

VANGELO (Mt 24,15-34)

In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli: Quando vedrete l’abominazione della desolazione predetta dal profeta Daniele, posta nel luogo santo – chi legge vi ponga mente – allora chi sarà in Giudea fugga ai monti, chi sulla terrazza non discenda a prendere qualche cosa in casa sua, e chi è nel campo non torni a prendersi la veste. E guai alle donne gravide e allattanti in quei giorni. Pregate che la vostra fuga non debba venir d’inverno o di sabato; perché allora la tribolazione sarà grande, quale non fu dal principio del mondo fino ad ora, ne mai sarà. E se non fossero abbreviati quei giorni, non scamperebbe anima viva; ma saranno accorciati in grazia degli eletti. Allora se uno vi dirà: ecco qui, ecco là il Cristo, non date retta: perché sorgeranno dei falsi Cristi e dei falsi profeti che faranno miracoli grandi e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l’ho predetto. Se adunque vi diranno: Ecco, è nel deserto, non v’andate: ecco, è dentro in casa, non date retta; perché come il lampo esce da levante e guizza fino a ponente, così pure sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Dovunque sarà il corpo, quivi si raduneranno le aquile. Or subito dopo la tribolazione di quei giorni, s’oscurerà il sole, la luna non darà più la sua luce, e cadranno le stelle dal cielo, e le potenze dei cieli tremeranno. Allora comparirà nel cielo il segno del Figliolo dell’uomo, e piangeranno tutte le nazioni della terra; e vedranno il Figlio dell’uomo venir sulle nubi del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi Angeli che a gran voce di tromba raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da una estremità all’altra dei cieli. Dal fico imparate la similitudine. Quando il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, sapete vicina l’estate. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto ciò avvenga. Il cielo e la terra passeranno; ma le mie parole non passeranno.

Il Giudizio

Molte volte nel corso dell’Avvento meditiamo le circostanze dell’ultima venuta del Signore e fra poco quegli insegnamenti torneranno ad incuterci un salutare timore. Volgiamoci ancora verso il Capo, del quale l’ora solenne del Giudizio compirà l’opera e segnerà il trionfo, per amarlo e lodarlo.

O Gesù che verrai a liberare la tua Chiesa e a vendicare gli insulti fatti a Dio per tanto tempo, come sarà terribile per il peccatore l’ora della tua venuta!

Egli comprenderà che il Signore fece tutto per sé, che fece per sé anche l’empio, destinato a glorificare la sua giustizia nel giorno cattivo (Pr 16,4).

L’universo congiurato per la rovina dei cattivi (Sap 5,21) si rammaricherà finalmente del peccato che gli fu imposto (Rm 8,21). Gli insensati grideranno invano alle montagne di schiacciarli, per sfuggire lo sguardo di colui che sederà sul trono (Ap 6,16); l’abisso rifiuterà di inghiottirli, obbedendo a colui, che tiene le chiavi della morte e dell’inferno (ivi 1,18) e vomiterà ai piedi del terribile tribunale tutti i suoi tristi abitanti, senza eccezione.

La gioia degli eletti

O Gesù, Figlio dell’uomo, circondato dalle falangi celesti (ivi 19,14) che sono la tua splendida corte, in mezzo agli eletti convenuti dai quattro angoli della terra, come apparirà grande la tua potenza! Anche noi, tuoi redenti, tuoi membri, perché membri della tua Chiesa diletta, saremo là quel giorno e il nostro posto sarà quello che lo Sposo riserva alla Sposa, sarà il tuo trono (ivi 3, 21) dal quale con te giudicheremo anche gli angeli (1Cor 6,3). O mistero ineffabile! Tutti i benedetti del Padre (Mt 25,3), gli eletti, la giovinezza dei quali si è tante volte rinnovata come quella delle aquile al contatto del tuo sangue prezioso (Sal 102,5), sono preparati a fissare il Sole di giustizia quando splenderà nei cieli. Chi potrà impedire il loro volo, se la fame si è accresciuta nel lungo esilio? Quale forza potrà frenare l’impeto dell’amore (Ct 8,6), che li radunerà al banchetto della Pasqua eterna? La tromba dell’angelo proclamerà sulla tomba dei giusti il passaggio definitivo alla vera terra promessa, la Pasqua reale per tutti senza fine, perché distrutta la morte, distrutto l’eterno nemico (1Cor 15,28), la redenzione si è estesa ai corpi (Rm 8,23). Quelli che vissero per la fede in Cristo, che lo amarono senza vederlo (1Pt 2,8), quanta allegrezza proveranno quel giorno, che sarà veramente giorno del Signore (Sal 117,24)! Facendosi una sola cosa con te, o Gesù, nonostante la miseria della loro fragile carne, hanno continuato quaggiù la tua vita di sofferenza e di umiliazione, ma quale sarà il loro trionfo quando, liberati per sempre dal peccato, rivestiti del loro corpo diventato immortale, saranno portati davanti a te, per restare sempre con te (1Ts 4,6)!

Il trionfo del Cristo

L’assistere in quel grande giorno alla glorificazione del loro diletto Capo, che manifesterà la potenza avuta su tutti gli uomini (Gv 17,2), sarà la loro gioia più grande. Allora, o Emmanuele, frantumando la testa dei re e riducendo i nemici sgabello ai tuoi piedi (Sal 109) apparirai solo principe delle nazioni (Sal 2) ed allora cielo, terra, inferno riuniti piegheranno il ginocchio (Fil 2,10) davanti al Figlio dell’Uomo venuto prima in forma di schiavo, giudicato, condannato, messo a morte tra due scellerati, allora tu giudicherai, o Gesù, i giudici iniqui ai quali annunziasti dal profondo della tua umiliazione questa venuta sulle nubi del cielo (Mt 26,64). E quando la terribile sentenza sarà pronunciata i reprobi andranno al supplizio eterno e gli eletti alla vita senza fine (ivi 25,46) e tu, come ci insegna il tuo Apostolo, pienamente vincitore dei tuoi nemici, re senza contestazioni, consegnerai al Padre il regno conquistato sulla morte quale omaggio perfetto del capo e dei membri (1Cor. 15,24-28). Dio allora sarà tutto in tutti, si compirà la preghiera sublime che insegnasti agli uomini (Mt 6,9) e che si eleva ogni giorno più fervorosa dal cuore dei tuoi fedeli quando, rivolgendosi al Padre, che è nei cieli, gli chiedono senza stancarsi, in mezzo alla defezione di tutti, che il suo nome sia santificato, che venga il suo regno, che si compia la sua volontà sulla terra come in cielo. Incomparabile la serenità di quel giorno in cui cesserà la bestemmia e la terra sarà un nuovo paradiso, perché purificata nel fuoco dal fango del peccato! Come potrà non esultare di gioia il cristiano nell’attesa di questo giorno che aprirà l’eternità? Le angosce delle ultime ore sono poca cosa se pensiamo che le sofferenze, come dice il Vangelo, dicono una cosa sola: Che il Figlio dell’uomo è vicino, è alla porta?

Vieni, o Signore Gesù

Gesù, distaccaci sempre più da questo mondo che passa (1Cor 7,31) con le sue vane tribolazioni, le sue false glorie, i suoi apparenti piaceri. Come ce lo hai annunciato, come ai tempi di Noè e come a Sodoma, gli uomini continuano a mangiare, a bere, a immergersi nel traffico e nel godimento, senza pensare alla prossimità della tua venuta, come i loro antenati non pensarono al fuoco del cielo e al diluvio fino a quando perirono tutti (Lc 17,26-30). Lasciamo che godano e si burlino degli altri, pensando come dice l’Apocalisse che per Cristo e per la Chiesa è finita (Ap 11,11). Mentre essi opprimono in mille modi la tua santa città e le impongono prove mai conosciute non pensano che le nozze dell’eternità avanzano, che alla Sposa non mancano che le gemme di queste prove e la porpora fulgente di cui la orneranno gli ultimi martiri. Prestando orecchio agli echi della patria, sentiamo noi pure uscire dal trono la voce che grida: Lodate Dio voi tutti che siete suoi servi, voi tutti che lo temete, piccoli e grandi. Alleluia! Perché il nostro Signore onnipotente regna. Godiamo ed esultiamo e rendiamogli gloria perché il tempo delle nozze dell’Agnello è giunto e la sua Sposa è preparata (ivi 19,5-7). Un poco di tempo ancora, perché si completi il numero dei fratelli (ivi 6,11) e nell’ardore delle nostre anime troppo a lungo assetate ti diremo con lo Spirito e con la Sposa: Vieni, o Gesù (ivi 22,17)! vieni a consumarci nell’amore dell’unione eterna a gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nei secoli senza fine!

PREGHIAMO

Risveglia, o Signore, la volontà dei tuoi fedeli, affinché, facendo fruttificare in se stessi le tue grazie con più ardore ricevano da te aiuti sempre più abbondanti.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 536-541

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