Lo sai che un bel quadro può dirci molto sull’esistenza di Dio?

Cari pellegrini, forse vi sarà sfuggito finora, ma ci sono tre metodi per rapportarsi a Dio, e quindi per rapportare la realtà naturale a quella soprannaturale.

Attenzione: adesso pronunceremo delle parole che in sé non sono facilissime, ma che subito spiegheremo. Essi sono tre: univoco, analogico ed equivoco. Tra questi tre, due sono errati e conducono ad errori molto pericolosi; uno invece è corretto e conduce ad una verità sacrosanta.

Per spiegarli ci serviremo di un esempio che ci conduce idealmente in una pinacoteca e c’invita ad immaginare che ci sia una guida che sta illustrando un bel dipinto.

Caso 1

La guida sta illustrando il quadro, si sofferma sull’interpretazione dei particolari, dei contrasti cromatici, dei lineamenti delle figure, poi conclude dicendo: …il dipinto e il pittore sono la stessa realtà! Quale sarebbe la nostra reazione? Forse, in prima battuta, sarebbe di stupore pensando che colui che parla voglia utilizzare un paradossso per far capire chissà qualcosa. Ma poi, notando l’insistenza della guida, sbotteremmo e come minimo concluderemmo che chi sta parlando sia un pazzo da legare. Affermare, infatti, che il quadro e il pittore sono la stessa cosa è una illogicità.

Il metodo univoco è la pretesa di affermare che esiste perfetta identità tra la realtà naturale e quella soprannaturale, tra creato e Dio. Pertanto, è un metodo che conduce al panteismo, che è appunto la convinzione secondo cui Dio è natura sarebbero la stessa cosa.

Caso 2

La guida sta illustrando il quadro. Dopo averlo descritto per bene, afferma: …non si sa se il quadro sia stato dipinto da qualcuno o sia venuto fuori così. Anche qui le prime nostre reazioni, forse, sarebbero di attesa di qualche paradosso, ma poi anche in questo caso, dal momento che la guida insiste, sbotteremmo arrivando alla stessa e medesima conclusione: la guida è un matto da legare! Dire infatti che un dipinto possa venir fuori dal nulla, senza nessuno che l’abbia dipinto, è un andare contro l’ordine naturale delle cose.

In questo caso abbiamo un metodo equivoco. Ovvero, tra realtà naturale e realtà soprannaturale non ci sarebbe alcun rapporto. Un metodo del genere conduce all’agnosticismo: non si può sapere se esiste Dio, perché non ci sarebbe alcun legame tra creato e creatore.

Caso 3

La guida sta illustrando il quadro. Dopo averlo descritto per bene, afferma: …da ciò che stiamo ammirando possiamo capire molto del pittore che l’ha fatto. Possiamo capire quanto sia stato bravo. Possiamo capire come la pensava, quali erano i suoi sentimenti, le sue motivazioni più profonde. Certo, non possiamo capire e sapere proprio tutto di lui, ma molto sì. In questo caso -diciamocelo francamente- non vi verrebbe da sbottare, anzi. Ciò che ha detto la guida è perfettamente logico: il quadro non è il pittore, ma c’è un legame con lui, per cui, osservando l’opera, molto si può capire dell’artista.

In questo caso il metodo è analogico: né perfetta identità tra realtà naturale e soprannaturale, né totale diseguaglianza, bensì analogia, cioè somiglianza. Un metodo del genere conduce alla posizione più corretta: il teismo, ovvero la convinzione dell’esistenza di un Dio come causa prima, che ha creato, ma che non si confonde con il creato.

Tre esempi banali, ma importanti. Tre esempi che ci fanno capire come il credere in un dio personale, creatore e assoluto, sia la posizione più intelligente, cioè più logica e corretta.

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2 Comments on "Lo sai che un bel quadro può dirci molto sull’esistenza di Dio?"

  1. Ma è diverso! È naturale che un quadro non si può dipingere da solo, ci vuole un’intelligenza per farlo! Lo capiscono anche i bambini!
    Ma l’universo, le piante gli animali… è un altro discorso! Quanto ci vuole, suvvia… un po’ di carbonio, di idrogeno, ossigeno, li metti in fila – cioè, per PURO CASO si dispongono nel modo giusto – due tre scarichette CASUALI, qualche miliardo di anni di tentativi andati a male (dove ho quasi la cellula finita, ma manca un pezzo e non può sopravvivere, ma aspetta lo stesso lì che arrivi la scarica giusta al momento giusto) e alla fine ecco che viene fuori la cellula bell’e pronta, con la sua membrana che regola eventuali rapporti con l’esterno, i mitocondri che fanno da centrali energetiche, il DNA che magari ha alcuni segmenti che servono a decodificare altre parti del DNA che sono… zippate (passatemi il termine), l’RNA che duplica la sequenza di DNA necessaria a svolgere la tal funzione quando serve… e con tutte le funzionalità per nutrirsi e moltiplicarsi…
    È facile… puff, bidibi bodibi bù!
    Dopo, certo, uno shuttle è un po’ meno complicato di un organismo monocellulare, ma è LOGICO che una cosa più semplice abbia bisogno di esser progettata da un’intelligenza, mentre una più complicata viene fuori da sola PER PURO CIECO CASO!
    Fine del sarcasmo… ma la tragedia è che i tre punti dell’articolo, spiegati con una semplicità, logicità e… ovvietà disarmanti, poi diventano quasi impossibili da far entrare nella zucca di chi per partito preso deve negare un Dio Creatore (infinitamente perfetto, buono, amorevole ecc…)
    Penso sia una delle dimostrazioni che il vivere fuori della grazia di Dio spesso davvero accechi gli intelletti, anche quelli che per natura sarebbero superiori.
    Giuseppe

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