Guardando… un fiore (rubrica settimanale)

La posizione dello sguardo, il privilegio dell’osservazione, il partire dal vedere e dal constatare è non solo la posizione più ragionevole, ma anche quella più intelligente. La parola “intelligenza” viene dal latino “intus-legit” che significa “leggere dentro”. L’intelligenza, pertanto, implica non una conoscenza superficiale ma una conoscenza dentro la realtà. Appunto: la realtà! L’intelligenza ha bisogno della realtà, non ne può fare a meno. Se la realtà non esistesse, non ci sarebbe modo di poter esercitare l’intelligenza, non ci sarebbe modo di essere intelligenti.

Cari pellegrini, la bellezza del fiore ha due caratteristiche di fondo.

Da una parte la magnificenza nel particolare dello spazio; dall’altra la magnificenza nel particolare del tempo.

Infatti, la bellezza di un fiore è circoscritta nello spazio. Cosa è un fiore rispetto alla grandezza di una montagna, del cielo, dell’intero universo?

Ma la bellezza di un fiore è anche circoscritta nel tempo: dura il tempo che dura …poi appassisce.

Il fiore, pertanto, richiama la sorpresa ma anche la speranza.

La sorpresa, perché fa capire come anche in ciò che è passeggero si può manifestare la bellezza e come questa (la bellezza) si esprima in tutto, se però questo tutto è stato pensato e progettato. Infatti, guardando un fiore con la sua perfetta architettura, il suo colore, la sua perfezione, si capisce che non può essere opera del caso. Lo si osserva e quella bellezza rimanda ad un artista.

Ma –dicevamo- il fiore rimanda anche alla speranza, perché non ci può essere bellezza se non in un significato più grande. Infatti, se il fiore appassisce dopo un po’, allora perché questa bellezza? I suoi colori ben amalgamati pieni di sfumature, la sua corona che sembra essere fatta per abbellire chissà quale testa regale, la sua dignità nel figurare anche in mezzo alla terra e alle erbacce, fanno del fiore un’unicità, la quale, pur breve, rimanda all’eternità, rimanda cioè ad una Bellezza che trascende il tempo e mai si dissolverà.

Ma c’è ancora, cari pellegrini, una considerazione che va fatta. Il fiore è delicato. Non ci vuole nulla per spezzarlo o distruggerlo. Così come la Bellezza che ci è data. Basta un solo peccato per far sparire la Grazia, cioè la Presenza dell’Eternamente Bello in noi: la Presenza di Dio.

Il Fiore è come la Grazia, riempie gli occhi di meraviglia, ma va curato e conservato, perché non muoia privandoci definitivamente dell’unico oggetto dello stupore: Dio!

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

 

 

 

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