Lo shopping della nostra società… non c’è da stare allegri!

Cari pellegrini, c’è un vecchio detto che dice: Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Potremmo facilmente parafrasare: Dimmi cosa compri e ti dirò chi sei. 

I dati ISTAT fotografano dati economici legati all’illegalità, al commercio di droga, alla prostituzione… che fanno inorridire e che la dicono tutta sulla società in cui viviamo. D’altronde non c’è da meravigliarsi più di tanto, sono i frutti del relativismo e del nichilismo valoriale, sarebbe sorprendente il contrario.

Leggiamo questo articolo di Raffaello Binelli, pubblicato su il giornale.it:

Si parla spesso di criminalità e attività illegali. Ma a quanto amonta l’economia sommersa legata a questo mondo? Molto denato.

Secondo l’Istat si parla di circa 208 miliardi di euro, pari al 12,6% del Pil. I dati si riferiscono al 2015. Il traffico di droga aumenta sempre di più nel nostro Paese. Il denaro movimentato dagli stupefacenti sale dagli 11,6 miliardi del 2014 ai 11,8 miliardi dell’anno successivo, pare a tre quarti del volume complessivo frutto di attività illegali (15,8 miliardi di euro).

La prostituzione produce invece crea un volume d’affari annuo da circa 4 miliardi. A tanto infatti ammonta la spesa per i consumi, secondo l’indagine dell’ Istat sull’economia non osservata. Il dato evidenzia come i servizi di prostituzione realizzino un valore aggiunto pari a 3,6 miliardi di euro (poco meno del 25% dell’insieme delle attività illegali). L’Istat spiega che in Italia c’è una “significativa produzione interna del servizio, che si ipotizza essere offerto da residenti (indipendentemente dalla nazionalità) e che quindi risulti non significativa la quota di importazione ed esportazione del servizio”. Escludendo quindi tale voce, l’ammontare dei consumi definisce il volume d’affari mentre “il valore aggiunto viene determinato sottraendo alla produzione una quota di costi intermedi”.

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