Lo sapevi che nelle carceri dell’Inquisizione si pensava anche alla qualità della birra?

Luigi Firpo (1915-1989) è stato uno dei più famosi storici italiani dell’Età Moderna. Faceva parte di quel gruppo di intellettuali torinesi di cultura post-gobettiana che ha caratterizzato la vita culturale del capoluogo piemontese. I suoi amici erano Norberto Bobbio, Galante Garrone, ecc… Tutti studiosi a forte connotazione laica, anzi: laicista. Insomma, gente che era stata formata a mal sopportare la cultura cattolica e l’incidenza della Chiesa Cattolica nella storia.

Ma Firpo era uno studioso intellettualmente onesto e quello che studiava, respirando come si suol dire la polvere delle biblioteche, lo scriveva senza censure. Fu lui che studiando il processo a Giordano Bruno mise in evidenza come i giudici dell’Inquisizione Romana fecero di tutto per salvare la vita al filosofo nolano.

Ebbene, Luigi Firpo ha studiato l’Inquisizione. C’è una sua interessante scoperta che abbiamo selezionato. Eccola:

Nelle celle dell’Inquisizione la vita era ritmata da regolamenti severi ma non disumani. Era, per esempio, prescritto che lenzuola e federe si cambiassero due volte alla settimana: roba da grande albergo… […] Una volta al mese, i cardinali responsabili dovevano ricevere uno a uno i prigionieri per sapere di che avessero bisogno. Mi sono imbattuto in un recluso friulano che chiese di avere birra al posto del vino. Il cardinale ordinò che si provvedesse ma, non riuscendo a trovare birra a Roma, ci si scusò con il prigioniero, offrendogli in cambio una somma di denaro perché si facesse venire la bevanda preferita dalla sua patria.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

Share on:

Be the first to comment on "Lo sapevi che nelle carceri dell’Inquisizione si pensava anche alla qualità della birra?"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*