Londra capitale del “politicamente corretto” e degli omicidi. C’è un nesso? Noi crediamo di sì.

A Londra nel solo 2018 ci sono stati ben 131 omicidi. Adesso, a poco più di metà del 2019, già siamo a 109. Ma non solo: l’età media degli assassinati è al di sotto dei trent’anni, con molti adolescenti. E -particolare non di poco- la maggioranza di questi omicidi è rimasta senza colpevole; il che, per la famosissima Scotland Yard, non è questione da poco. Infine, molti di questi omicidi sono avvenuti con armi da taglio, che fa ben capire che non si tratta tanto di omicidi premeditati quanto piuttosto di crimini causati da motivi contestuali e difficilmente prevedibili.

Per tornare alle cifre, va detto che siamo ben al di sotto degli omicidi che avvengono ogni anno in città italiane come Napoli o Palermo, che pure portano con sé una fama tutt’altro che rasserenante.

Ma torniamo a Londra. Che dire di ciò che accade? Come spiegarlo? La risposta coinvolge necessariamente la condizione giovanile del Regno Unito, che patisce una marcata latitanza della famiglia. Possiamo dirlo a chiare lettere: ormai nel Regno Unito la famiglia è sparita… e queste sono le conseguenze.

Il grande Vico, di cui abbiamo più volte sottolineato la grandezza del suo pensiero, spesso parlava di eterogenesi dei fini per indicare una legge che è pressoché incontrovertibile, ovvero che quando si commette un errore per giungere ad un determinato obiettivo, non solo non si raggiunge quello obiettivo, ma si finisce con il raggiungere l’obiettivo completamente opposto. Ebbene, è ciò che sta avvenendo in particolare nel Regno Unito, ma generalmente un po’ in tutto il mondo occidentale, anche da noi.

Il Regno Unito è il contesto forse più “avanzato” dell’applicazione del cosiddetto “politicamente corretto. Spesso si leggono notizie che fanno inorridire, per esempio penalizzare coloro i quali non accettano i dettami LGBT.

Ebbene, cos’è il “politicamente corretto” se non il relativismo trasformato in idolo da “adorare”? Talmente da “adorare” da tradursi in una spietata “dittatura”, quella di soffocare qualsiasi libertà in nome di una astratta e ideologica Libertà con “L” maiuscola.

Ma il “politicamente corretto” non è solo questo. E’ anche la negazione del più naturale spirito educativo. Anzi: è la promozione dell’Educazione della non-educazione. La natura, il buon senso, le tradizioni con le loro regole devono essere opportunamente calpestate in nome di regole costruite contestualmente da un opportunismo ideologico.

La Bibbia lo dice chiaramente: quando si semina vento, si raccoglie tempesta (Osea 8). Educare alla non-educazione ha fatto esplodere la più urgente e dolorosa emergenza educativa.

Ragazzi che commettono violenze gratuite, che non sanno più governare se stessi, è il segno concreto, plastico, del più grave dei fallimenti. Un fallimento di cui la nostra civiltà dovrà rendere conto a Dio!

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