L’ora è quasi giunta. Prepariamoci ad accompagnare Gesù al Calvario.

di Maria Bigazzi

Siamo ormai entrati nel vivo del nostro cammino Quaresimale. Dopo la domenica Laetare, giungiamo al tempo di Passione, in particolare alla prima Domenica di Passione, dove con la Chiesa riviviamo le circostanze che hanno accompagnato e preparato la morte di Gesù.

L’ora è quasi giunta, e Gesù attendeva quel momento con angoscia per portare a termine la nostra Redenzione. Egli, infatti, aveva detto: “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!”.

L’amore di Gesù Cristo nei nostri confronti è così grande, da fargli desiderare l’ora della morte per dimostrarci tutto l’affetto che nutre per noi.

L’evangelista Giovanni, descrivendo la notte in cui ebbe inizio la Passione di Gesù e in cui istituì la santa Eucaristia, apice del Suo Amore per gli uomini, scrive: “Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1).

Sant’Alfonso Maria de Liguori fa notare che «il Redentore chiamava quell’ora “la sua ora” perché il tempo della sua morte era il tempo desiderato: in quell’ora voleva dare agli uomini l’ultima prova del suo Amore, morendo per essi sopra una croce, consumato dai dolori».

Egli morì anche per quegli uomini ingrati che aveva richiamato tante volte, e che non Lo vollero riconoscere come il Figlio di Dio, ma che addirittura Lo accusarono di essere indemoniato.

La passione e l’odio accecano i Giudei che meditano nel loro cuore perverso di uccidere Gesù che essendo Lui stesso la Verità, turba i loro cuori già tutti del demonio. Essi non credono a Gesù, perché solo «Chi è da Dio ascolta le parole di Dio» mentre, chi non è da Dio, non le può ascoltare e rimane nel buio del peccato.

Il Signore insegna loro richiamandoli duramente, perché possano ancora convertirsi, ma la perseveranza nell’errore e la rabbia che nutrono verso Lui, li rende sordi ai richiami divini, destinandoli alla pena eterna, dove si trovano coloro che non sono da Dio.

 Gesù è nel Padre e il Padre è in Lui (Gv 14,11) e dal Padre è glorificato, perché Egli lo conosce e ne osserva la sua parola, contrariamente ai Giudei che sostengono di conoscere Dio, ma in realtà non ne osservano nemmeno i comandamenti. Il loro cuore, non sincero, è indurito dal peccato di cui è schiavo e soggetto alle proprie passioni, non permettendo in questo modo l’apertura alla grazia.

Valutiamo lo stato del nostro cuore ora che ci addentriamo nelle settimane più importanti che precedono la Pasqua. Per accompagnare Gesù in questo cammino doloroso è necessario prima esaminarsi e domandare a Dio un sincero perdono di tutti i nostri peccati, con il proponimento di non offenderlo mai più, desiderando la morte piuttosto che ferirlo nuovamente.

La grazia dei Sacramenti ci farà da sostegno nella via del Calvario, nutrendo l’anima di frutti speciali e preziosi.

Mentre l’odio per il Signore accresce sempre più tra coloro che vogliono ucciderlo, noi ricambiamo in amore, offrendo le nostre vite a Colui che ci ha donato la vera Vita.

Afferma Giacomo da Milano che «le piaghe del Redentore contagiano anche i cuori insensibili e infiammano le anime anche gelide». È dunque necessario accostarsi a Cristo per attingere da quelle fiamme d’amore che ardono nel Suo Cuore, abbandonandosi a Lui con piena e cieca fiducia, lasciando che sia Gesù a guidare la barca della nostra vita.

Manca ormai poco al Suo arresto e all’inizio della Sua dolorosissima Passione. Egli è costantemente esposto all’odio dei suoi nemici, che lo vogliono morto e tentano più volte di ucciderlo. Ancora oggi Nostro Signore viene continuamente ingiuriato e percosso dagli empi, che tentano di allontanarlo da loro per vivere immersi nei piaceri del mondo, che portano soltanto alla rovina eterna.

Ma l’ora di Gesù non era ancora venuta, ed egli si prepara ad andarle incontro, come padrone degli eventi, dominatore dei suoi avversari, sicuro dell’ora della Redenzione che dovrà compiersi in obbedienza al Padre e con lo spargimento del suo preziosissimo Sangue, che ci aprirà le porte della salvezza eterna.

Ecco che il grande ritiro della Quaresima termina nella contemplazione del combattimento che Cristo ha dovuto sostenere per riscattarci, per liberarci dal peccato e meritarci la salvezza. Passo dopo passo seguiamo Gesù, ricordandogli tutto il nostro amore, per ripagarlo, seppur in minima parte, di ciò che Egli ha  fatto e fa per noi.

Il nostro pensiero non sia rivolto ad altro che a Cristo e alla Sua Passione, da dove viene tutta la nostra salvezza. Da essa, infatti, abbiamo la speranza del perdono, la fortezza contro le tentazioni, la fiducia di andare in Paradiso, ma anche i tanti lumi di verità, le tante chiamate amorose, le tante spinte a cambiare vita, i tanti desideri di darci a Dio.

La meditazione della Sua Passione, è il mezzo per ottenere il perfetto amore a Gesù Cristo, e per assimilarci maggiormente a Lui, aspirando ad una piena conformazione in Cristo, perché non siamo più noi a vivere ma Lui in noi.

Accostiamoci alla Vittima innocente e immacolata, all’Agnello senza macchia che si prepara per il grande Sacrificio. Egli è il grande vincitore della morte e il principe della vita, perché come insegna san Paolo, Cristo è morto per impadronirsi dei vivi e dei morti mediante l’Amore, e per essersene il Signore.

Prepariamo dunque il nostro cuore e la nostra anima a rivivere la Passione di Cristo, seguendolo lungo tutta la via dolorosa che precede la Sua morte, per giungere ai piedi della croce e raccogliere il Sangue versato dalle Sue ferite, fonte di grazia senza fine.

A Maria Santissima, l’Addolorata ci affidiamo, chiedendole di tenerci con Lei e di guidarci al suo e nostro unico Bene.

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