Ma guarda un po’… e se adesso il problema fosse la Russia di Putin?

In queste ore tra le prime notizie dei media viene dato ciò che starebbe accadendo in Russia. Utilizziamo il condizionale (starebbe) non per mettere in dubbio che ciò che si riferisce non stia accadendo davvero, ma solo per mostrare un certo scetticismo sulla reale consistenza delle proteste anti-governative. Non dimentichiamo che in Russia il consenso dei confronti del governo è altissimo.

Ma -si sa- in Occidente qualcuno (in realtà molti) vuole che si parli in un certo modo di Putin e della Russia. E, facendo riferimento a questi, si vuole criticare un sistema che, con tutti i limiti del caso, si sta opponendo ad un planetario dominio liberale tutto votato alla realizzazione di una sorta di mondialismo massificante.

Ma proprio in queste ore in cui c’è chi spera che anche in Russia possa essere “costruita” dall’alto una nuova Greta nella persona della giovane Olga Misik; proprio in queste ore -dicevamo- veniamo a conoscenza che giovani tra i 19 e i 22 anni, abitanti nel Modenese, si sono resi protagonisti di diverse rapine in locali pubblici utilizzando spray urticanti. E, cosa ancora più drammatica, dopo aver causato la tragedia di Corinaldo, dove morirono sei persone, hanno non solo continuato a delinquere, ma anche commentato l’accaduto con sorprendente cinismo.

Vi chiederete: perché questo passaggio tra ciò che sta avvenendo in Russia e la notizia della scoperta di questa banda di giovanissimi criminali? Il motivo c’è e non è neanche difficile individuarlo. Riguarda la questione della condizione giovanile. Fermo restando che dappertutto una tale condizione non mostra rassicurante salute, resta però il fatto che c’è una differenza tra ciò che sta accadendo nei Paesi a lunga tradizione liberal-democratica e Paesi invece che hanno avuto un’altra storia. Storia -si badi bene- che nessuno ha intenzione di non condannare o addirittura rivalutare.

Non si può negare che, per ragioni che forse possono anche sfuggire, nei Paesi che sottostarono al giogo del socialismo reale si riscontra una maggiore reattività nei confronti della dissoluzione totalizzante di tipo relativista e nichilista che imperversa, invece, nei contesti che hanno finora vissuto tutt’altra storia. Non lo si può negare. Ovviamente senza cadere  -lo ribadiamo- nell’ingenuità di credere che da quelle parti sia tutto rosa e fiori.

La libertà -c’è poco da fare!- gioca brutti scherzi. Ovviamente non la libertà vera, che è un valore pregiudiziale, ma che è sempre esito del riconoscimento della verità. Ma quando la libertà si auto-giudica, cioè che trova in se stessa la sua ragion d’essere, non solo impazzisce,  diviene perfino la costrizione più assurda. Non a caso la triste,opprimente, e perfino ridicola, gabbia del “politicamente corretto” è nata nei contesti culturali della grande tradizione liberale. In una sua nota canzone , intitolata l’America (del 1976), Giorgio Gaber così dice: …la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra, ognuno suona come vuole… e tutti suonano come vuole la libertà!

E, per rimanere nel campo del cantautorato italiano, il meno noto (ma non ignoto) Alberto Radius, agli inizi degli anni ’80, in un pezzo dal titolo L’Eredità, alludendo a ciò che era avvenuto dopo gli anni ’40 in Italia, dice: ….C’era un re che non era più re di nessuno, un mattino così si annegò nel profumo, ci lasciò una birra, un giubotto, l’enalotto, porno film, superman, due brioches nel cappotto. L’eredità è questa qua!

Siamo all’impazzimento della modernità, dove saltano tutte le categorie. Dove saltano tutti gli schemi. Dove l’unica bussola rimane la verità, che va colta e difesa, al di là di ciò che ci sembra giusto e politicamente simpatico, per storia personale e per scelte già fatte.

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