Ma i nostri ragazzi hanno davvero bisogno di sogni?

Fonte: chiesaepostconcilio.blogspot.com
di Massimo Viglione 
Tutti esaltati e inebriati per una frase come come “Giovani, perseguite i vostri sogni”.
Apparentemente, sembrerebbe che il problema sia la esasperante banalità del concetto, che starebbe molto meglio in bocca a un cantautore anni Settanta o nella scena finale di un film dei fratelli Vanzina (per far finta che il film possa avere una valore almeno alla fine…).
In realtà, questa frase reca di per sé un messaggio peggiore della esasperante banalità.
Diciamoci la verità fino in fondo, con totale onestà: questa frase tanto bella e “populista” (questo sì che è populismo, nessuno se ne accorge?), che di primo impatto piace a tutti, chi la direbbe, veramente, al proprio figlio? Almeno, se prima non abbia ben capito quali siano i sogni del proprio figlio. Chi di noi la consiglierebbe senza ovvero indagare prima e invitare al discernimento?
Inseguire i sogni? La vita non è un sogno, la vita è drammaticamente reale: è combattimento, dolore, sforzo quotidiano, fallimento; è anche soddisfazione e gioia, ma la gioia – che è già rara, al di là delle chiacchiere di questa società corrotta e corrompente – raramente viene dai sogni, che sono poi quasi sempre irrealizzati, alla fine della fiera. E quelli realizzati, erano veramente degni di essere perseguiti?
Non ci accorgiamo che una delle cause fondamentali del cosiddetto “disagio giovanile” odierno risiede proprio nella inevitabile presa di coscienza della impossibilità della realizzazione dei propri sogni? E il “disagio giovanile” non sta forse alla base della distruzione della nostra gioventù, che ripiega nel sesso senza regole e limiti, nella droga, nel tribalismo, nella violenza gratuita, nell’imitazione dei modelli idioti imposti in ogni modo e in ogni campo dai Media?
Quali dovrebbero essere questi sogni da perseguire?
Attenzione: non sto dicendo che non bisogna sognare. Io stesso sono ancora un sognatore, alla mia non più tenera età. Sto dicendo che si dovrebbe insegnare la Verità, non il sogno. Si dovrebbe dare senso alla dura realtà della vita, non insegnare a cadere nel mito della propria realizzazione (perché è ovvio che ognuno questo sogna).
Realizzare i propri sogni, infatti, significa realizzare se stessi. Ma realizzare se stessi è il mito di questa società, ormai cadaverica.
E’ uno dei tanti miti dissolutori della Rivoluzione gnostica ed egualitaria.
E se anche proprio si volesse sospingere a seguire i sogni, almeno occorrerebbe definire i confini precisi di questo invito: questo equivoco invito dovrebbe essere esposto mettendo anzitutto la Verità e il Bene come unico faro e confine, la Carità come condizione ineliminabile, la disposizione al sacrificio, al dolore, al perdono, alla lotta come cibo quotidiano, la consapevolezza della quasi certa disillusione e quindi la forza per accettarla e per accettare se stessi e i propri limiti come condizione finale.
Senza tutto questo, invitare i giovani a seguire i propri sogni, significa invitarli al fallimento. Si fa bella figura, certo: tutti i media celebrano, folle osannanti di giovani inconsapevoli portati dai noti movimenti religiosi odierni a fare festa a Roma prima di ferragosto cantano e ballano nelle notti delle estati romane… Ma noi non possiamo non chiederci se del destino di ogni singolo giovane presente al Circo Massimo (e di tutti quelli non presenti) ci si preoccupi veramente. E se veramente ogni singolo giovane sia tornato a casa accresciuto nella fede, nella carità, illuminato della Verità.
Nella società passata (in tutte, non solo in quella cristiana), ai giovani non venivano offerti sogni. Veniva offerta la ricerca del valore, dell’onore, del sacrificio; venivano dati ideali supremi per cui vivere e morire. Veniva data una Legge in cui incastonare la proprio esistenza.
Poi, all’interno di tutto questo, si poteva – anzi, forse, si doveva – sognare, in quanto il sogno – ma non il miraggio – è realtà voluta da Dio per infondere entusiasmo di vita e capacità d’azione.
La società cristiana passata produceva santi, cavalieri, e anche contadini e lavoratori forti e sereni dentro. Produceva donne d’acciaio, adatte a crescere uomini forti e altre donne d’acciaio, per affrontare la durezza della vita, e anche per saper vivere un sogno legittimo e giusto.
La società del sogno… produce, nel migliore dei casi, una gioventù debole e finta data in pasto ai signori del mondo, nel peggiore, debosciati, drogati o anime perdute.
Non ci piace sentire questo? Non è vero?
Beh… I fatti parlano intorno a noi. In maniera inequivocabile e da troppo tempo ormai. E solo chi si fa colpevolmente cieco può non vedere.
In tutto il Vangelo, anzi, in tutto il Nuovo Testamento, anzi, in tutto l’insegnamento della Chiesa Cattolica dei primi 19 secoli, non v’è un solo invito a sognare. Ma vi è l’insegnamento costante per come affrontare la realtà della vita e meritare la vita eterna.
Ci sarà una ragione, per cui Gesù Cristo Dio e tutti i suoi servi di tutti i tempi non lo hanno fatto.
Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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2 Comments on "Ma i nostri ragazzi hanno davvero bisogno di sogni?"

  1. Fin da giovane la VERITA’ è STATA LA MIA GUIDA, LA MIA VIA, QUASI LA MIA OSSESSIONE.
    La verità prima di tutto su me stessa, e poi su gli altri, sulle situazioni, ecc., cioè non mi sono MAI fatta influenzare né da sogni né da simpatie né da rapporti.
    E ho sempre agito di conseguenza, con frutti non certamente sempre positivi, ho fatto tanti errori soprattutto con me stessa, però la mia coscienza è sempre stata in pace.
    Cioè pochi sogni…

  2. Ma per quale motivo dovrebbe essere sbagliato realizzare se stessi, scusa dove sta scritto? E poi questo presuppone che i sogni e gli ideali dei giovani siano tutti moralmente sbagliati e ciò nn può essere,anzi la maggior parte dei giovani hanno ideali giusti, ed è proprio gente come voi appartenente a questa società che li vuole sopprimere, no credo che l’invito del papa a lottare per i propri sogni sia giusto, altrimenti diventeremo tutti demotivati e spenti e la ns vita nn avrà più senso, si vive se si ha un ideale da perseguire altrimenti perché vivere?

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