3 Marzo – Mese di San Giuseppe: Terzo Giorno

II Giusto

Pater noster – San Giuseppe, prega per noi!

Più si conosce San Giuseppe e più si è portati ad amarlo.

Meditiamone la vita e le virtù.

Il Vangelo spesso ha delle frasi sintetiche che, studiate a fondo, sono dei poemi. Ad esempio, San Luca, volendo tramandare la storia di Gesù dai dodici ai trent’anni, dice semplicemente: “Cresceva in sapienza, in età ed in grazia dinnanzi a Dio ed agli uomini.” (Luca: II-VII).

Il Vangelo dice poco della Madonna, ma in quel poco risplende tutta la grandezza della Madre di Dio.

San Matteo dice di San Giuseppe una parola che rivela tutta la sua bellezza e la sua perfezione. Lo chiama: «uomo giusto». Nel linguaggio della Sacra Scrittura «Giusto» significa: ornato di tutte le virtù, grandemente perfetto, Santo.

San Giuseppe non poteva non essere virtuosissimo, dovendo convivere con la Regina degli Angeli e trattare intimamente con il Figlio di Dio. Destinato sin dall’eternità ad una missione eccezionale, ebbe da Dio tutti i doni e le virtù inerenti al suo stato.

Il Sommo Pontefice Leone XIII afferma che, come la Madre di Dio eccelle su tutti per la sua altissima dignità, così nessuno meglio di San Giuseppe si avvicinò alla eccellenza della Madonna.

Dice la Sacra Scrittura: “La via dei giusti è simile alla luce del sole, che comincia a risplendere e poi si avanza e cresce sino al giorno perfetto.” (Proverbi IV-18). Questa immagine conviene a San Giuseppe, gigante della santità, modello sublime di perfezione e di giustizia.

Non si può affermare quale virtù sia stata più eminente in San Giuseppe, poiché in questo astro luminoso tutti i raggi brillano con la stessa intensità. Come in un concerto tutte le voci si fondono in un delizioso «assieme», così nella fisionomia del gran Patriarca tutte le virtù si fondono in un «assieme» di bellezza spirituale.

Tale bellezza di virtù si addice a colui, col quale l’Eterno Padre volle condividere il privilegio della sua Paternità.

Esempio

A Torino c’è la «Piccola Casa della Provvidenza», dove sono raccolgono sofferenti, ciechi, sordo-muti, paralitici, minorati… Essi sono mantenuti gratuitamente. Non ci sono fondi, né registri di contabilità. Ogni giorno si dispensano circa trenta quintali di pane. E poi: quante spese! Da più di cent’anni mai è mancato il necessario ai ricoverati. Nel 1917 ci fu in Italia la penuria del pane, essendo un periodo critico di guerra. Scarseggiava il pane anche tra i benestanti e tra i militari; ma nella «Piccola Casa della Provvidenza» ogni giorno entravano i carri carichi di pane.

La «Gazzetta del Popolo», di Torino, commentò: “Da dove venivano quei carri? Chi li mandava? Nessuno, neppure i conducenti, hanno mai potuto conoscere e disvelare il nome del munifico donatore.”

Nei momenti difficili, davanti ad impegni gravissimi, quando pareva che ai ricoverati dovesse mancare il necessario, si presentava alla «Piccola Casa» un signore sconosciuto, che lasciava quanto era necessario e poi scompariva, senza lasciare tracce di sé. Nessuno ha mai saputo chi fosse questo signore.

Ecco il segreto della Provvidenza nella «Piccola Casa»!

Il fondatore di questa opera è stato il Santo Cottolengo. Questi portava il nome di Giuseppe e sin dal principio costituì San Giuseppe Procuratore Generale della «Piccola Casa», affinché puntualmente provvedesse ai ricoverati, come in terra provvedeva il necessario alla Sacra Famiglia; e San Giuseppe ha continuato e continua a fare il suo ufficio di Procuratore Generale.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza
Il Cammino dei Tre Sentieri
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