Negare la dannazione eterna dei cattivi, non significa rendere Dio più buono… ma più cattivo

Cari pellegrini, facciamo qualche riflessione in merito alla notizia dei giorni scorsi, ovvero che il Papa avrebbe detto a Scalfari che l’inferno non esiste e che per coloro che non si pentono toccherebbe una sorta di distruzione.

Non entriamo nel merito se il Papa abbia effettivamente detto questo. Prendiamo atto della smentita dell’Ufficio Stampa della Santa Sede, ovviamente con tutte le perplessità che ci riserviamo e che, selezionando l’articolo di Riccardo Cascioli da lanuovabq.it (clicca qui) facciamo nostre.

Resta però il fatto che una simile affermazione è oggettivamente grave andando negare non una, ma due verità di fede: la dannazione eterna e l’immortalità dell’anima.

Inoltre -ci duole dirlo- tale affermazione sembra verosimile che il Papa l’abbia potuta dire. Non solo perché nella sostanza un’affermazione come questa Scalfari già la riferì dopo un precedente colloquio avuto con il Papa e nessuno la smentì; ma anche perché il Papa stesso non è nuovo ad affermazioni che pongono consistenti problemi sul piano dell’ortodossia. Tra le tante, ciò che disse in merito al proselitismo nei confronti di altri cristiani, proselitismo che non solo costituirebbe peccato, ma addirittura peccato grave (cfr. intervista su Avvenire a Stefania Falasca del 17 novembre bel 1916).

Ovviamente (e qui scorgiamo molta approssimazione) da questo diventa difficile arrivare a conclusioni canoniche (che spesso rilevano incompetenza) di illegittimità di questo pontificato e quant’altro. E perfino atteggiamenti irriguardosi nei confronti dell’autorità suprema della Chiesa, che invece, proprio per questi motivi, avrebbe bisogno non di interessate adulazioni, bensì di sostegno e preghiere.

Detto questo, veniamo alle riflessioni.

Perché dire che alle anime impenitenti toccherebbe una sorta di distruzione?

Al di là della completa eterodossia di una simile affermazione, è evidente che la questione è sempre la stessa. Ovvero che per la mentalità neomodernista è inconcepibile la logica della compensazione della giustizia.

Perché dire che i cattivi vengono distrutti? Perché non si vuole ammettere che Dio, pur essendo sommo amore e somma misericordia, sia anche logicamente somma giustizia. 

 E’ inutile che ci giriamo intorno. La questione è questa.

E’ il Dio Logos ciò che non si vuole accettare. E’ il Dio Verità in cui tutte le virtù sono al grado massimo. E al grado massimo l’amore, è al grado massimo la misericordia, ma è al grado massimo anche la giustizia.

E la giustizia ha i suoi diritti. Dinanzi all’infinito valore del peccato mortale (infinito, perché, pur commesso dall’uomo, ha Dio come soggetto offeso), solo l’eternità delle pene può “compensare”.

Ma allora -si potrebbe obiettare- ci troviamo dinanzi ad un Dio “freddo”, “calcolatore”, un po’ “ragioniere”?

No. Prima di tutto perché Dio è disposto fino alla fine ad accogliere il pentimento e a perdonare. La giustizia del Dio cristiano non è “complessiva”, ma è “puntuale”. Ovvero l’anima non viene giudicata stando alla complessità degli atti compiuti in vita, ma in conseguenza di come viene trovata in punto di morte, fermo restando le pene che si devono scontare in purgatorio. Inoltre, un atto di sincero amore nei confronti di Dio può compensare anni e anni di vita di peccato (si pensi a ciò che è avvenuto al buon ladrone: “Oggi sarai con me in Paradiso” Luca 23). Ma anche perché in questo modo (solo in questo modo!) si può davvero capire il senso della sofferenza degli innocenti.

Se la sofferenza non fosse necessaria per espiare, non solo non si capirebbe il perché dell’Incarnazione, Passione e Morte di Gesù; ma non si capirebbe perché Dio permetta alle volte che muoiano bambini innocenti e che invece vivano indisturbati persone senza scrupoli.

Il Dio che ci offre il neomodernismo è un Dio da cui si vuole estromettere la logica. Una logica che diventa indispensabile non tanto per capire i singoli fatti umani (sarebbe impossibile!), bensì il senso che ingloba tutto, che rende possibile capire la permissione del dolore per chi non ha nessuna colpa.

Alla fine dire che non esiste la dannazione eterna per i cattivi, paradossalmente vuol dire che Dio “goda” per la sofferenza dei buoni…

Insomma, per costruirsi un Dio secondo il proprio pensiero, per adattare Dio allo spirito del volontarismo moderno, se ne fa una sorta di “mostro” che impone non la logica, ma l’irrazionalità al creato.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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3 Comments on "Negare la dannazione eterna dei cattivi, non significa rendere Dio più buono… ma più cattivo"

  1. Dio è amore, amore che opera secondo i parametri della misericordia e giustizia. SIA LODATO GESÙ CRISTO!

  2. Gaetano Fasulo | 1 aprile 2018 at 20:20 | Rispondi

    L’amore VERO è formato da Misericordia e Giustizia. Laddove vi è solo Misericordia o solo Giustizia non c’è l’amore VERO ma FARISEISMO. Perché i farisei uccisero Gesù? Perché LORO erano Giustizia senza Misericordia. Perché i laicisti, come Scalfari, sono MISERICORDIOSI? Perché, in pratica, sono liberi di fare ciò che vogliono: tanto sono SEMPRE perdonati da un Gesù morto inutilmente!

  3. purtroppo questa neo Chiesa fà passare il peccato…senza che ci sia colpa!

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