Non può esserci vero apostolato senza unione con Dio

di Padre Gabriele di Maria Maddalena (Intimità Divina)
Mi metto alla presenza di Gesù per imparare da lui, primo ed unico Apostolo, quali requisiti deve avere la mia azione perchè possa realmente giovare alle anime. 
 
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Nei tre anni della sua vita pubblica Gesù ha esercitato su larga scala l’apostolato esterno, ma la sua attività non è stata mai disgiunta dalla sua intima unione col Padre, anzi è sbocciata da essa: unione non limitata solo alle ore di preghiera, ma unione permanente, indissolubile di ogni istante della sua vita. Se una simile, sostanziale unione con Dio può esistere solo in Cristo a motivo dell’unione ipostatica e della visione beatifica di cui Egli godeva, noi dobbiamo però, per quanto è possibile a semplici creature, sforzarci d’imitare questo atteggiamento di Gesù: vivere continuamente uniti a Dio, pur lavorando per i fratelli. In questo senso la vita interiore è l’anima dell’apostolato; un’azione realmente efficace, e perciò portatrice di grazia alle anime, può procedere solo da chi vive intimamente unito a Dio. […] 
 
L’unione con Dio, l’unione con Gesù è la condizione preliminare e indispensabile per l’efficacia di qualsiasi attività apostolica. Quest’unione si effettua per mezzo della grazia santificante, cresce con l’uso fervoroso dei sacramenti, con la pratica generosa delle virtù, si stabilisce più direttamente e si rinfranca nella preghiera, si consolida e si conserva attraverso il raccoglimento ed il distacco. Più l’unione con Dio aumenta, più l’azione che ne sgorga porterà frutto per le anime. Un’attività apostolica puramente esterna, che cioè pretendesse – sia pure a motivo dell’urgenza delle opere – di trascurare gli esercizi della vita interiore, la preghiera e la ricerca dell’unione con Dio, si condannerebbe a rimanere, per se stessa, infeconda. 
 
2
L’opera apostolica di Gesù, tutta permeata di sacrificio, culminò nel Sacrificio supremo della Croce; così la nostra attività apostolica, per essere feconda, deve immergere le sue radici nel fertile terreno dell’immolazione. Di per sè l’azione apostolica richiede sacrificio, sia per la vita faticosa che impone, sia per i continui contatti con persone di mentalità, di gusti, di abitudini diverse, sia perchè può esporre a derisioni, insuccessi, ecc. L’apostolo deve andare incontro a tutto ciò con cuore generoso, convinto che proprio dal sacrificio, abbracciato in unione a Gesù crocifisso, scaturirà la forza fecondatrice delle sue opere. Inoltre l’apostolato esterno, per essere veramente soprannaturale, esige rettitudine d’intenzione: vale a dire che le opere devono essere intraprese solo per la gloria di Dio, in modo conforme alla volontà di Dio […]. Per arrivare a tale purezza d’intenzione l’apostolo deve, giorno per giorno, morire al suo amor proprio, alla vanagloria, alla tendenza ad attirarsi le lodi altrui o a compiacersi nei successi; morire alle sue vedute ed iniziative personali, ai suoi interessi. Si tratta quindi di una vera immolazione dell’io che darà frutti di apostolato in proporzione della sua profondità. […].
 
Colloquio
O Gesù, fammi ben comprendere che le più belle opere di apostolato sono un vano agitarsi, se non derivano da una profonda vita interiore. Tu solo sei la vite vera in cui circola la linfa divina della grazia, e soltanto il tralcio innestato in te può comunicare questa linfa alle anime producendo per esse frutti di grazia. Quale illusione è la mia se, lasciandomi prendere dall’urgenza delle opere, mi butto in esse trascurando di alimentare, di consolidare la mia unione con te! Eppure Tu non cessi di richiamarmi col dolce monito che hai impresso profondamente nell’anima mia: « senza di me non potete far nulla… [solo] chi rimane in me porta frutti abbondanti ». O vano agitarsi, o inutile movimento di tante mie opere intraprese come attività puramente umane, quasi che il loro frutto dipendesse solo dalla mia industria e capacità! O mio Dio, preservami da tanta stoltezza; no, non voglio sciupare così le mie energie, perdere così il mio tempo. Non valeva la pena che mi consacrassi a te, che mi dedicassi ad una vita di apostolato per ridurmi poi ad un’attività puramente umana, quale può essere svolta da un qualsiasi professionista o lavoratore. Anche quelli che non credono in te si dedicano ad opere sociali: aprono scuole, ospedali, stampano libri e giornali, fanno propaganda…; ciò che deve distinguere la mia attività dalla loro deve essere appunto lo spirito interiore da cui proviene: spirito di unione con te, spirito di preghiera, di sacrificio. Solo questo ha il grande potere di trasformare la povera azione umana, in azione soprannaturale, in apostolato. Fa’, o Signore, che la mia azione sgorghi dal vigoroso tralcio fortemente innestato in te, fa’ che sia imbevuta di preghiera, permeata di sacrificio. 
 
Fammi comprendere, o Gesù mio, quanto mi è necessario morire a me stesso per giungere a quella totale purezza d’intenzione che deve animare ogni vero apostolato! Quante volte credo di essere mosso dallo zelo per la tua gloria e per il bene delle anime e forse, al contrario, sono mosso, almeno in gran parte, dal mio orgoglio che vuole quell’iniziativa, quelle opere, perchè in esse trova uno sfogo alla sua naturale tendenza all’attività, alla sua nascosta brama di farsi vedere, di farsi valere, al desiderio di applausi, di successi. […] O Signore, tutte queste possibili deviazioni del mio io, viste così, alla tua luce, quanto mi appaiono brutte, meschine, detestabili e profondamente indegne di un’anima a te consacrata! Ma anche se esse destano in me un senso di orrore, non ti chiedo, o mio Dio, di diminuire la tua luce, anzi ti supplico di renderla sempre più penetrante, affinchè io possa veder chiaro nell’anima mia e, con l’aiuto della tua grazia onnipotente, combattere con energia contro queste basse tendenze dell’io che, simili a tarli roditori, minacciano di rovinare, di distruggere il mio apostolato. Dammi la purità d’intenzione, dammi l’umiltà del cuore, dammi la verità dell’amore! Attirami a te, mio Dio, e non cercherò che te! 

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