“Non si dovrebbe mai commettere un peccato veniale deliberato, anche se con esso fosse possibile liberare tutte le anime del purgatorio o estinguere tutte le fiamme dell’inferno”

da Teologia della perfezione cristiana, di Antonio Royo Marin, n.156


Un abisso separa il peccato veniale dal mortale. La Chiesa ha condannato la seguente proposizione di Baio (1519-1589): “Non esiste un peccato che sia per natura sua veniale, ma tutti i peccati meritano la pena eterna.” Tuttavia, il peccato veniale costituisce una vera offesa di Dio, una disobbedienza volontaria alle sue leggi e una ingratitudine ai suoi benefici.

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A ragione scrive santa Teresa: “Ma per piccoli che siano, dai peccati veniali avvertitamente voluti si degni Iddio di preservarci. Che vi può essere di piccolo che nell’offesa di una Maestà così grande, i cui sguardi  sono sempre fissi di noi? Con questa considerazione il peccato è già troppo premeditato. E’ come se dicessi: ‘Signore, io so che questo vi dispiace, capisco che mi vedete, so che non lo volete, ne sono pienamente convinto, ma lo voglio fare ugualmente: amo meglio seguire il mio capriccio che il mio appetito che la vostra volontà’. E un peccato di tal fatta sarà piccolo? Io per me non lo credo. Per leggero che possa essere come colpa, io lo trovo grave assai.” 

E’ tanto grave la malizia di un peccato veniale per l’offesa che arreca a Dio, che non lo si dovrebbe mai commettere, anche se con esso fosse possibile liberare tutte le anime del purgatorio o estinguere per sempre le fiamme dell’inferno.

Tuttavia occorre distinguere tra peccati veniali di pura fragilità e quelli che si commettono con piena avvertenza. I primi non li potremo mai evitare mai del tutto (sarebbe necessario per questo questo un privilegio speciale di Dio, come quello che ricevette la Santissima Vergine, come definisce il Concilio di Trento); e Dio, che conosce il fango di cui siamo impastati, facilmente ce li compatirà. L’unica cosa che conviene fare è cercare di diminuirne il numero ed evitare lo scoraggiamento, che suppone sempre un fondo di amor proprio.

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Reagendo prontamente, con un pentimento vivo ma pieno di mansuetudine, di umiltà e di fiducia nella misericordia del Signore, queste mancanze di fragilità lasciano appena una traccia nell’anima e non costituiscono un serio ostacolo per la nostra santificazione.

Quando, invece, i peccati veniali sono frutto di una piena avvertenza e di un deliberato consenso, rappresentano un grave impedimento al perfezionamento dell’anima. E’ impossibile progredire nella via della santità.

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I peccati veniali, opponendosi al fervore della carità, impediscono l’operazione dei doni dello Spirito Santo.


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