Non sono poi così risentito dal Natale “rovinato” da questa pandemia…

Conosciamo Lorenzo Roselli e non raramente ci siamo trovati d’accordo con le cose che scrive. Abbiamo voluto selezionare un suo recentissimo post, pubblicato su facebook, che ci trova ampiamente d’accordo. Certo, le restrizioni di questo Natale intristiscono, soprattutto per coloro (pensiamo agli anziani) che lo hanno dovuto trascorrere da soli. Ma è pur vero che tanti cattolici che manifestano così tanta impazienza, finiscono con il difendere un cliché di Natale che ormai di Natale non aveva più nulla. Famiglie che non vedevano l’ora di andare chissà dove (capitali europee, tropici, Sharm-El-Sheik…. facendo comunque rimanere soli i propri anziani), frequentazione di veglioni che definire “divertimenti pagani” è poco… ma leggiamo cosa ha scritto Lorenzo Roselli.

In tutta sincerità, non sono così risentito dal Natale «rovinato» da questa pandemia.
Bisognerebbe anzitutto porsi la domanda quale “Natale” sia stato intaccato dalle norme pandemiche, che “spirito” guastato, che “festa” annullata.
Chiaramente, non la Nascita di Nostro Signore, e non solo perché questa solennità divina non può essere “guastata” o tantomeno annullata, ma perché, a ragion veduta, cosa si celebra oggi?
Si celebra davvero un Dio che si incarna in bambino, nato in un angolo periferico della Palestina, in uno stato di volontaria indigenza (e noi cattolici lo crediamo per Fede, Catechismo Maggiore alla mano)?
Quindi questa santa festa non è delle famigliole felici che guardano “Miracolo sulla 34esima Strada”, non è delle coppie che dopo un bacio sotto al vischio della porta di casa si presentano ai rispettivi genitori, non è una tavola imbandita di libagioni e zii che non si vedono da oltre 350 giorni posta davanti un camino (o un barbecue in spiaggia, se ci si trova in un emisfero diverso).
No, il Santo Natale (e i cristiani medievali ne avevano maggiore coscienza) è di chi è solo, di chi trema e piange, di chi non ha che un tugurio in cui ripararsi dalle intemperie e, soprattutto, di chi non ha nemmeno quello, nel meraviglioso paradosso declamato dal Chesterton per cui a Natale finiamo per «festeggiare in ogni casa cristiana la nascita di un senzatetto».
Buon Natale di Nostro Signore Gesù Cristo, nella Sua autentica, fulgida e ascetica totalità che forse quest’anno ci siamo maggiormente approssimati a conoscere.

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