Per l’Annunciazione… leggi questa novella

La lacrima di Stefania 

di Dino Focenti


(ANSA) – ROMA, 4 GENNAIO 2012 – Alla 32/ma settimana di gravidanza ha scoperto che il figlio che portava in grembo sarebbe nato affetto da nanismo. Così ha deciso di sottoporsi a un parto programmato alla 38/ma settimana, lo ha fatto nascere, non lo ha nemmeno guardato e se ne è andata. E’ successo ieri a Roma, alla clinica “Nuova Città di Roma”. Il piccolo ha avuto oggi una grave crisi respiratoria ed è stato trasportato a Villa San Pietro.


 Era il 25 marzo, festa dell’Annunciazione. Fuori pioveva, faceva ancora freddo. La primavera tardava ad arrivare. Nuvoloni scuri impedivano al sole di illuminare. Stefania guardava fuori … cercava di intravedere la speranza di uno spiraglio in quel cielo scuro. Ormai da giorni (troppi giorni) frequentava il reparto di pediatria di quell’Ospedale. Il suo piccolo Marco era lì, ricoverato, da tanto tempo. Aveva solo cinque anni. Stefania pensava alla tenera età di suo figlio e stringeva nervosamente le mani. Non piangeva, perché Stefania nella sua vita non era mai riuscita a piangere. E se ne era sempre vantata.

Ce l’avrebbe fatta il suo Marco? Chissà. A giorni si sarebbe dovuto sottoporre ad un delicatissimo intervento chirurgico con la speranza di togliere nel suo piccolo cervello ciò che era necessario togliere. Ci sarebbe stato anche un rischio (e questo la donna lo sapeva molto bene) che Marco sarebbe rimasto menomato a vita: troppo sensibile e delicato era il posto dove il chirurgo doveva intervenire.

Stefania continuava a guardare fuori, a fissare il cielo scuro. Il giorno era arrivato. Tra pochi minuti le infermiere sarebbero venute a prendere il piccolo per portarlo in sala operatoria. Stefania non aveva fede, non l’aveva mai avuta … certo quand’era bambina in chiesa entrava, ma poi con l’adolescenza aveva abbandonato tutto. Eppure, malgrado non avesse fede, quella mattina aveva chiesto alla suora del reparto che santo si ricordasse in quel giorno. E la suora le aveva risposto che si trattava dell’Annunciazione, quando la Madonna disse sì alla vita. In più la religiosa le aveva anche regalato una piccola medaglia raffigurante la Vergine da mettere nella tasca del pigiamino del bambino. Stefania lo aveva fatto.

La donna continuava a guardare fuori la finestra, quando ad un tratto sentì il bambino rivolgergli: Mamma, quand’è che mi regali un fratellino? Stefania sentì un fremito dentro di sé. Un lungo respiro le servì per controllare un tremore che la prendeva fin dallo stomaco. Stefania non pensava al suo matrimonio fallito, no, non pensava a questo; piuttosto pensava che in realtà il suo Marco un fratellino già lo aveva, ma chissà dov’era.

Era stata proprio lei a rifiutarlo dieci anni prima, per evitare di avere dinanzi al suo sguardo un difetto, un difetto che – era possibile – anche il suo Marco da adesso in poi avrebbe potuto avere. Un difetto diverso, ma pur sempre un difetto.

Stefania riguardò fuori la finestra, riguardò i nuvoloni neri. Intanto si era alzato anche un forte vento che agitava le fronde degli alberi. Stefania non aveva risposto al bambino, né questi aveva ripetuto la domanda.

Arrivarono le infermiere e trasferirono il bambino sulla brandina mobile. Stefania si avvicinò al piccolo, lo baciò e gli sussurrò: Tra poco passerà tutto. Non ti preoccupare.

Stefania rimase sola. Ripensò a quell’assurda storia. Ripensò all’insensatezza di chi pretende fuggire da ciò che torna a colpirlo, quasi per dirgli che la vita non è nelle sue mani. Stefania chiuse gli occhi disperata. Quando li riaprì, si accorse che una lacrima solcava lentamente la guancia.

Era la lacrima che aveva sempre rifiutato.

Era la lacrima che la riconduceva alla sua piccolezza.

Era la lacrima che l’apriva al suo destino, che da adesso sarebbe stato quello di accogliere, di donarsi e di sacrificarsi.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

      Il Cammino dei Tre Sentieri      


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