Per un certo tipo di economia anche morire è una perdita di tempo

Ciò che colpisce in questi giorni in cui si sta parlando di Marchionne e della sua sostituzione ai vertici della multinazionale FCA è il fatto che si sta comunicando e agendo come se il manager italo-canadese fosse già morto, ben sapendo (almeno per quello che ci dicono i media) che morto non è… anche se sarebbe in condizioni gravissime.

Le parole e le frasi, per non parlare dei servizi televisivi, sono tutte all’insegna dell’irreversibilità dell’evento nefasto. Sara certamente così (non abbiamo alcun motivo per dubitarne) ma bon ton esigerebbe che si agisca, si pensi e si parli come se così ancora non fosse.

Tutto questo ci spinge ad una riflessione e soprattutto ad un paragone.

Quando in passato era in procinto di morire un re (nei tempi in cui i re valevano ancora) non trapelava nulla o, se trapelava qualcosa, si cercava di far capire che anche se il re fosse impedito comunque era lì, “presente”, perché la “presenza” era ciò che contava… e per un motivo molto semplice: perché tutto si misurava sulla dimensione ontologica. Laddove permaneva la sostanza della persona del Re, lì permaneva anche la sua potestas e la sua autorità.

Oggi non è più così. Ma soprattutto non è più così per l’economia contemporanea. A questa serve poco (meglio: nulla!) la dimensione ontologica. Serve quella pratica. Se un manager non può fare più il manager, il manager non c’è più. E’ inutile discutere.

I mercati non possono attendere. La morte di Marchionne data all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, forse avrebbe causato tracolli di borsa molto più consistenti di quelli che stanno comunque avvenendo in queste ore.

Insomma, per la finanza anche morire è una perdita di tempo!

Dio è Verità, Bontà e bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri

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