Perché Gesù ha compiuto alcuni miracoli utilizzando la sua saliva?

Perché Gesù per compiere dei miracoli ha utilizzato la sua saliva? Celebri sono a tal proposito la guarigione del sordomuto (Marco 7) e quella del cieco (Giovanni 9). Nel primo caso con la sua saliva Gesù bagna la lingua del muto; nel secondo, sempre con la sua saliva, il Signore fa una sorta d’impiastro utilizzando anche del terriccio e lo pone sugli occhi del cieco ottenendone un risanamento totale. In quest’ultimo miracolo vi è addirittura una palese violazione delle più elementari norme igieniche: mischiare saliva con terriccio vuol dire mettere insieme una quantità inimmaginabile di batteri. Eppure il Signore ha fatto questo.

Non sarebbe bastato per Lui comandare al sordomuto: “Torna ad udire e a parlare!“? Oppure comandare al cieco: “Torna a rivedere!“? D’altronde Dio è Dio …e Dio può tutto, non certo ha bisogno di queste cose, non certo ha bisogno di “tecniche” strane che, prese così, potrebbero sembrare anche un po’ “magiche”.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma perché dobbiamo interessarci di questo? Se Gesù ha fatto così, va bene così. Non dobbiamo certo noi “sindacare” a tal proposito. Certamente. E chi si permette di “sindacare”. E’ pur vero però che Dio è Logos e ogni cosa che fa ha un senso. Potrebbe al limite sfuggire alla comprensione umana questo senso, ma che ci sia è indubitabile, non lo si può negare.

E allora è più che legittima la nostra domanda: perché Gesù per alcuni miracoli utilizza solo la forza della sua parola, per altri -come quelli precedentemente indicati- compie anche dei gesti strani? 

La risposta non è difficile. Nei miracoli citati Gesù utilizza la saliva, cioè una parte del suo corpo, meglio: una secrezione del suo corpo. Un qualcosa cioè che non solo è il suo corpo, ma che non esisterebbe senza il suo corpo, essendo -appunto- una secrezione di esso. Dunque, il significato sta proprio nel valore del corpo di Cristo.

Il corpo di Cristo non è un’apparenza (così come dicevano gli eretici del docetismo), è qualcosa di reale, è parte integrante della sua personalità divina. Ricordiamo che l’Incarnazione è: un unico soggetto (divino) in una duplice natura: veramente divina e veramente umana. Dunque, “veramente” umana. Non malgrado, ma grazie anche alla sua carnalità che Gesù ci ha redenti, ci ha salvati, ci ha guariti, ci ha nobilitato.

Ciò comporta da un punto di vista apologetico due importanti conseguenze.

La prima riguarda la nostra vita spirituale. Essa deve tradursi, proprio perché siamo uomini e non angeli, in una santificazione di tutta la nostra persona, che è anima ma anche corpo. Da qui l’importanza che il nostro essere di Cristo si traduca anche in una santità del nostro corpo. Cosa che oggi è completamente passata in second’ordine. La dimenticanza, per esempio, del valore della purezza (lo abbiamo anche scritto in altre occasioni) è la conseguenza non solo di un materialismo imperante, ma anche di uno spiritualismo altrettanto imperante. E -badate bene- questi due errori (materialismo e spiritualismo) vanno spesso a braccetto.

La seconda conseguenza è sul piano più teologico. L’eresia neomodernista riduce inevitabilmente Cristo ad una sorta di “ecumenico” principio spirituale che in un certo qual modo sottostarebbe a tutte le tradizioni religiose. Una sorta di neoesoterismo religioso. Un Cristo, cioè, buono per tutte le stagioni e per tutte le tradizioni. Un Cristo “buddista”, “induista”, “islamico”, “ebreo”, “rivoluzionario”, “sessantottino”, “gay friendly”, “globalista”, “anarchico”, “tribalista”… e chi più ne ha, più ne metta. Meditare, invece, sul fatto che Cristo abbia salvato non solamente con la sua anima, ma anche con la concretezza del suo corpo, cioè con l’unitarietà della sua persona, obbliga ad un riconoscimento: che Cristo è unico, ed è quello storico che più di duemila anni fa veramente s’incarnò, facendosi zigote, poi embrione e poi feto nel grembo della Vergine Maria. E che per l’eternità sarà sempre con il suo corpo reale in Paradiso. Un Cristo storico, cioè fissato nella storia, che è quello e basta e mai potrà cambiare.

Dio è Verità, Bontà e Bellezza

Il Cammino dei Tre Sentieri 


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