Perché le “sardine” parlano di “mare aperto”?

Cosa c’è dietro il movimento delle sardine? Romano prodi? Il PD? La Sinistra che non vuole continuare a perdere?

Forse c’è tutto questo, ma sicuramente c’è dell’altro. Cosa? Niente, non c’è niente. Sembrerebbe, questa, una non-risposta e invece è una risposta soda, a tutto tondo.

Dietro le sardine c’è il Nulla. Attenzione: Nulla con la N maiuscola, che non è affatto il nulla-nulla, cioè il nulla in quanto nulla, tutt’altro!

Cos’è questo Nulla? E’ la concretizzazione politica di ciò che culturalmente è dominante oggi, ovvero la liquidità totale, il nichilismo avaloriale, che a sua volta pretende imporsi come valore.

Il nichilimo avaloriale non afferma che sia necessario credere in nulla. Sarebbe troppo ingenuo e anche inevitabilmente perdente. Afferma piuttosto che l’unico valore e l’avalorietà, e che per l’avalorietà vada spesa la propria vita. Ma cos’è questa avalorietà? Il rifiuto di ciò che abbia la pretesa di presentarsi come stabile e perenne.

Il termine valore viene da valeo che significa ciò che permane, cioè tutto ciò che si presenti come stabile, e quindi come ciò che non sia scalfibile né solubile dal divenire, come ciò che sia capace di giudicare il tempo e non come effetto del susseguirsi degli accadimenti.

Nel movimento delle sardine è tutto post. Non c’è il marxismo, ma il post-marxismo. Non c’è il liberalismo, ma il post-liberalismo. L’unico collante è il sentirsi investiti di un ruolo ritenuto assolutamente fondamentale, ovvero quello di arginare un processo, che con tutte le contraddizioni che porta in sé (e di contraddizioni ce ne sono), si pone comunque in una prospettiva di conservazione di valori intoccabili, da quelli identitari a quelli cosiddetti non-negoziabili (anche se su questo campo qualche cedimento si registra).

Molti commentatori hanno detto che il manifesto delle sardine è fatto fondamentalmente di “no”, piuttosto che di proposte politiche. Ma -riteniamo noi- ciò non è un caso, anzi è tutto perfettamente logico. Le sardine non vogliono rinnovare o costruire, piuttosto difendere uno stato di cose che deve permanere tale, meglio che deve far sì che il processo di dissoluzione globalista e relativista (nel senso di avalorialità) continui ad imporsi senza ostacoli di sorta.

Il movimento delle sardine è la difesa della fluidità. Una fluidità contro le identità difese invece dai sovranismi e contro il senso comune popolare difeso dai populismi.

Una fluidità dell’informe come l’acqua del mare. Da qui il loro motto che campeggia sul manifesto. Un motto che è chiarissimo: “Noi siamo le sardine, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto”.

Il mare aperto. Appunto: il regno dell’informe!

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