Quali modelli per i nostri ragazzi? Forse la Federazione Russa potrebbe insegnarci qualcosa

Cari pellegrini, abbiamo selezionato una parte dell’interessante articolo Elogio dei 300mila adolescenti russi che occupano il tempo libero così, di Maurizio Blondet (maurizioblondet.it).

Nella  Russia di Putin, esiste da due anni l’organizzazione militare giovanile YunArmiya. Aperta ai ragazzini dai 10 anni di età, li addestra alle armi.  Non possiamo definirla una “premilitare”, perché  (contrariamente a quella fascista, “obbligatoria” e perciò  pressappochista)  questa è su base volontaria. Nata due anni fa con 2 mila aspiranti, adesso conta 300 mila volontari: quelli più attratti da tale esperienza sono, tipicamente, sedicenni.  E’ la pupilla dell’occhio del generale Shoigu, il ministro della Difesa di origine asiatica e buddhista (ma lo abbiamo visto farsi il segno della croce prima di una sfilata della vittoria),  che ha voluto creare reparti della  YunArmiya   in tutte  le 85 regioni della Russia,  sostenuto fortemente da Vladimir Putin.

“Stiamo ampliando il programma nell’ambito delle scuole –ha fatto sapere il ministero della Difesa russo– “credo infatti che tra i membri del movimento ci sono ottimi leader.  La vostra guida è l’esercito russo, e insieme a voi si terranno attività interessanti, utili e costruttive a beneficio della Russia”.

(…)

Una volta ventilata ed evacuata l’indignazione politicamente corretta per questa ennesima dimostrazione del “putinismo  nazionalista e aggressivo”,  vi inviterei a considerare quali “attività interessanti, utili e costruttive”  per il tempo libero  propone agli adolescenti la nostra civiltà:  l’avviamento al porno su smartphone e  l’introduzione alla “masturbazione consapevole”,  l’intruppamento a decine di migliaia  al concerto del cantante pop o rap, la  discoteca come unico  luogo per incontrare  l’altro sesso, e svezzarsi alla canna per poi passare alla coca o all’ero o altra dipendenza suicida. Se ritenete pericoloso l’insegnare ai sedicenni russi volontari a smontare e rimontare al buio un kalashnikov, non dimenticate però che da noi giovani muoiono a decine agglutinandosi di notte, fin dagli 11 anni, per il bisogno estremo di ascoltare, vedere e  toccare “Sfera Ebbasta”. Che muoiono in auto di ritorno dalle discoteche alle  quattro del mattino, sfatti e rifatti di droga, stanchezza e ripugnanti esperienze nei cessi. Che l’educazione alla violenza fratricida è affidata liberamente alle tifoserie calcistiche e ai caporioni delle curve sud, e a noi  sembra “normale” ed effetto collaterale sopportabile, non  qualcosa da reprimere in modo totale ed assoluto.  Se non volete che i vostri figli si preparino alla guerra, dovete  però ricordare che poco tempo fa, e già l’avete dimenticato, Desiré,  a 16 anni, s’è messa in mano di bestiali nemici non già in qualche incivile frontiera, ma a Roma  nel popoloso quartiere San Lorenzo, a cui chiedeva la droga,  che era ancora vergine (come è risultato dall’autopsia) e l’hanno violentata fino alla morte.  E succederà ancora, eccome se succederà.

Ci siete? Piano piano, senza fretta, cominciate a porvi la domanda se lo  Stato chiamato Federazione Russa non dimostri più rispetto per i suoi bambini e adolescenti, per la loro dignità e salute morale e fisica, del nostro.  Cominciate a domandarvi se uno stato come il nostro, o altro occidentale, nel lasciare gli adolescenti  “liberi” di organizzarsi il tempo libero secondo l’iniziativa privata loro –e i privati interessi degli spacciatori e discotecari, nonché  dei nigeriani violentatori – non manifesti,  in realtà, che dei suoi figli e  del loro futuro non gli frega nulla, non se ne sente in nessun modo responsabile: che si rovinino, che si fottano, mica riguarda le istituzioni. C’è qui un fatale circolo vizioso: lo Stato irresponsabile verso la gioventù, rende a sua volta la gioventù irresponsabile del bene comune, nichilista.

A questo punto avete diritto all’inevitabile citazione del mio pedagogo consigliato, Ortega y Gasset, che  già quasi un secolo fa metteva in guardia contro “l’orribile situazione intima in cui viene ormai a trovarsi la gioventù “ europea: “Nel sentirsi puramente libera, esente da impegni, si sente vuota. Una vita senza impegni è più negativa della morte. Perché vivere equivale a fare qualcosa di preciso – a compiere un incarico”.

Questa è la  condizione dei nostri adolescenti da discoteca e da curva Sud, delle sedicenni che incappano nei nemici bestiali stupratori per una dose: il vuoto di senso, la mancanza di uno scopo collettivo che  per cui vale la pena vivere ed imparare. Un vuoto che si manifesta come noia, una noia divorante da  far tacere con ogni mezzo, la droga, l’alcol, le “emozioni intese” e stupide,  le prove iniziatiche fino al brivido della morte – perché appunto “una vita senza impegni è più negativa della morte”.

Ma – salvo eccezioni –  da soli, i nostri adolescenti, non sanno darselo, un impegno. Non è qualcosa a cui li prepari nulla  nelle scuole e nella famiglia, nell’educazione permissiva e nell’invito pressante all’edonismo immediato, irresponsabile. Questa  non è cosa da lasciare alle private risorse mentali, di fortuna e di carattere di ciascuno. Piaccia o no, è qualcosa che spetta allo Stato.  Riguarda infatti la dote del “comando”, ed eccovi  la citazione:

“Comandare vuol dire assegnare un compito alle persone, metterle sulla via del loro destino, sul loro cardine: impedire la loro dissipazione, che suol diventare carenza, vita vana, desolazione”.

Giudicate voi se questo non descriva la massima parte dei nostri giovani da stadio o discoteca,  i milioni che “né studiano né lavorano”,  quelli che si drogano e mantengono gli spacciatori coi soldi che non guadagnano.

Il governo russo ha almeno capito il problema e  si assume la responsabilità: di  mettere sul cardine le vite dei suoi figli.

(…)

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