Quando la morte degli innocenti smentisce la teologia neomodernista

Il recente tifone in Monzambico avrebbe causato migliaia e migliaia di morti. A riguardo offriamo una breve riflessione.

Una delle affermazioni tipiche del neomodernismo è quello di affermare che l’Incarnazione avrebbe automaticamente salvato tutti. Da qui anche il cosiddetto “cristianesimo anonimo” di Karl Rahner.

Ma se Dio ha già salvato tutti, perché permette la sofferenza? Perché permette l’ingiustizia? Perché soffre un bimbo? Perché avvengono catastrofi in cui a morire sono migliaia e migliaia di innocenti? A cosa serve questa sofferenza? A cosa l’ingiustizia?

E’ mai possibile che un Dio a cui non serve la nostra libertà, possa poi permettere la sofferenza per provare la nostra libertà?

Se a Dio non serve compensare il peccato, perché poi permette la sofferenza degli innocenti se questa non compenserebbe nulla?

C’è una grave contraddizione in questo errato modo di pensare. Da una parte, ci si concentra sul mondo per rendere Dio troppo amico del mondo; dall’altra, è proprio ciò che accade nel mondo a dimostrare la “spietatezza” di Dio. Infatti, che senso avrebbe la salvezza ultraterrena di tutti se poi su questa terra permanesse la più grande ingiustizia: il dolore ripartito in parti non uguali, l’innocente che può soccombere e il malvagio che può prosperare?

Dio è Verità, Bontà e Bellezza 

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