Ratzinger e la piaga della pedofilia… diagnosi, terapia… ma l’eziologia?

Abbiamo letto lo scritto del cardinale Ratzinger pubblicato su un periodico tedesco. Una premessa: chiediamo scusa se parliamo di “cardinale Ratzinger” e non “Benedetto XVI”, ma canonicamente non troviamo giustificazione al titolo “papa emerito”.

Al di là del merito dell’analisi, sintetica per ovvi motivi, viene da porsi una domanda: perché il cardinale Ratzinger ha deciso di pubblicare un documento del genere?

La risposta ci sembra semplice. Ratzinger non se l’è sentita di lasciare isolata la denuncia di monsignor Viganò.

Al di là delle conferme di alcune disposizioni (per esempio il fatto che non possono accedere al sacerdozio coloro che hanno delle chiare inclinazioni omosessuali, recentemente ribadito), non si può negare che nell’ultimo sinodo la questione della pedofilia sia stata trattata separatamente dalla questione omosessualità. Sottolineando a riguardo presunti elementi di “abuso di potere” e di “clericalismo” alla base di simili nefandezze. Quando invece i dati parlano chiaro, e cioè che la stragrande maggioranza di casi registrati di pedofilia negli ambienti ecclesiastici sono piuttosto casi di efebofilia, tra maschi e maschi.

Il documento di Ratzinger è interessante perché individua un inestricabile legame tra omosessualità, pedofilia e situazionismo cattolico.

Infatti, proprio in quest’ultimo (il situazionismo cattolico) vi è la chiave di tutto.

Conseguenza di una certa (e non solo) rahnerizzazione della teologia morale, esso ha smontato gli assoluti morali e i principi non negoziabili legittimando una sorta di relativismo morale, aprendo in tal modo la strada al riconoscimento di qualsiasi desiderio individuale e facilitando la penetrazione nella morale di assunti della psicanalisi freudiana.

Dunque, analisi e denuncia giuste. Rimane però ancora aperta e irrisolta una grande questione: perché è accaduto tutto questo? Cosa l’ha permesso?

Quando c’è una malattia, occorre la diagnosi, ma perché la terapia sia più efficace, occorre individuarne anche l’eziologia, cioè le cause. Quando c’è il raffreddore, occorre curarsi, ma se non si chiudono le finestre per evitare che il gelo invada l’ambiente in cui si vive, è difficile che il raffreddore passi, anzi può aggravarsi e trasformarsi in polmonite.

Chiediamoci: Quando le finestre del mondo si sono aperte? Quando la Chiesa invece di evangelizzare il Mondo, ha deciso di mettersi alla sua “scuola”?

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2 Comments on "Ratzinger e la piaga della pedofilia… diagnosi, terapia… ma l’eziologia?"

  1. Leggo: “La risposta ci sembra semplice. Ratzinger non se l’è sentita di lasciare isolata la denuncia di monsignor Viganò…”
    MA NOOOOO!!!!!!😭 Non s’è mosso per difendere i cardinali (amici suoi) per i Dubia e si muove per Viganò?? suvvia!…. il cuore per capire la motivazione sta nella crisi della Chiesa DI OGGI CHE NON PARLA PIU’ DI DIO… lo ha detto spiegando anche il vero significato della frase di Gesù “a chi scandalizza uno solo di questi piccoli…” che non è “solo” la questione associabile alla pedofilia, ma significa soprattutto DIFESA DELLA FEDE e tuona sul termine MARTIRI che significa appunto difensori della FEDE che è la dottrina. Ratzinger è partito senza dubbio dalla questione morale (citando per altro e non a caso il teologo gesuita modernista), ma sta dicendo molto di più è andato molto oltre. La piaga della pedofilia e dell’omosessualismo entrato di prepotenza nella Chiesa, ha certamente delle cause che lui riepiloga nelle ultime due parti, il cuore della Lectio.. E’ alle cause che dobbiamo andare: LA MANCANZA DI FEDE e la devastazione liturgica…. e ben capire che Ratzinger dice tra le righe che questa crisi è in corso, ma chi deve parlare e difendere la dottrina, tace… forse per questo ha voluto parlare, incoraggiando la RESISTENZA DEI MARTIRI.

  2. Maurizio Lombardi | 15 aprile 2019 at 9:34 | Rispondi

    La causa primaria di questo scadimento della teologia morale, quella che non viene detto, è il Concilio Vaticano II. Se non abbiamo il coraggio di dire che quella è la radice di tanti mali nella chiesa, allora stiamo perdendo tempo.

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